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Papa Francesco: «Cambiare sistema», non basta il «buon samaritano» di L.Kocci

Sono comparsi stamane a decine in tutta Roma, appesi sui muri della città, manifesti di contestazione a papa Francesco e al suo operato. La foto a tutto campo riporta l’immagine del Pontefice con un’espressione particolarmente rabbuiata e accigliata.

In basso, su fondo violaceo, la scritta con venature romanesche: “A France’, hai commissariato Congregazioni, rimosso sacerdoti, decapitato l’Ordine di Malta e i Francescani dell’Immacolata, ignorato Cardinali… ma n’do sta la tua misericordia?”.

Il poster è anonimo, non riporta sigle né simboli, ma è facilmente riconducibile agli ambienti conservatori che sempre più manifestano la loro opposizione al magistero, ai provvedimenti e alla linea pontificale di papa Bergoglio.

Papa Francesco: «Cambiare sistema», non basta il «buon samaritano»

Luca Kocci

il manifesto, 5 febbraio 2017

Occorre «cambiare le regole del gioco del sistema economico-sociale», non limitarsi ad «imitare il buon samaritano».

Papa Francesco ha incontrato ieri in Vaticano un migliaio di partecipanti all’incontro “Economia di comunione” (movimento nato all’interno dell’esperienza dei Focolari di Chiara Lubich, fondato in Brasile nel 1991) in corso fino ad oggi a Castel Gandolfo e ha colto l’occasione per parlare di nuovo dei mali del capitalismo. Senza suggerirne un suo superamento – del resto tutta la dottrina sociale della Chiesa si muove in un’ottica interna al sistema capitalistico –, ma denunciandone le disfunzioni e proponendo un riformismo radicale, perché «quando il capitalismo fa della ricerca del profitto l’unico suo scopo, rischia di diventare una struttura idolatrica, una forma di culto». «Non a caso – ha ricordato il papa – la prima azione pubblica di Gesù, nel Vangelo di Giovanni, è la cacciata dei mercanti dal tempio».

I «mercanti» di oggi sono più astuti e cinici. «Il capitalismo continua a produrre gli scarti che poi vorrebbe curare, il principale problema etico di questo capitalismo è la creazione di scarti per poi cercare di nasconderli o curarli per non farli più vedere», ha detto Francesco. «Gli aerei inquinano l’atmosfera, ma con una piccola parte dei soldi del biglietto pianteranno alberi, per compensare parte del danno creato. Le società dell’azzardo finanziano campagne per curare i giocatori patologici che esse creano. E il giorno in cui le imprese di armi finanzieranno ospedali per curare i bambini mutilati dalle loro bombe, il sistema avrà raggiunto il suo culmine. Questa è l’ipocrisia!».

Non è uno scenario futuribile quello delineato dal papa, ma già in atto da tempo. Fino a pochi anni, per esempio, Finmeccanica, la principale industria armiera italiana, finanziava il progetto Dream della Comunità di Sant’Egidio, un programma contro la fame e per la prevenzione e cura dell’Aids in Africa, dove finisce una discreta quota di armi italiane. E non c’è nemmeno bisogno di allontanarsi dal colonnato di San Pietro dal momento che Deutsche Bank, al primo posto nella classifica delle “banche armate” che fanno affari con le industrie armiere italiane, è una delle banche di appoggio del Vaticano.

Non si tratta, secondo Francesco, di «curare le vittime», ma di «costruire un sistema dove le vittime siano sempre di meno, dove possibilmente esse non ci siano più». Come? Puntando a «cambiare le regole del gioco del sistema economico-sociale», perché «imitare il buon samaritano del Vangelo non è sufficiente». Certo, ha aggiunto il papa, «quando l’imprenditore o una qualsiasi persona si imbatte in una vittima, è chiamato a prendersene cura, e magari, come il buon samaritano, associare anche il mercato (l’albergatore) alla sua azione», ma «occorre agire soprattutto prima che l’uomo si imbatta nei briganti, combattendo le strutture di peccato che producono briganti e vittime».

Il sistema è riformabile? Qualche dubbio pare averlo lo stesso Francesco: «Il capitalismo conosce la filantropia, non la comunione. È semplice donare una parte dei profitti, senza abbracciare e toccare le persone che ricevono quelle “briciole”», ha detto alla fine del suo discorso, indirizzato più ai singoli credenti che alle istituzioni economiche e politiche: «Il modo migliore e più concreto per non fare del denaro un idolo è condividerlo, condividerlo con altri, soprattutto con i poveri, o per far studiare e lavorare i giovani, vincendo la tentazione idolatrica», ha detto rivolgendosi agli aderenti ad Economia di comunione. Una cosa però si può fare subito, questa anche a livello politico: combattere l’evasione fiscale. La solidarietà, ha affermato il papa, «viene negata dall’evasione ed elusione fiscale, che, prima di essere atti illegali sono atti che negano la legge basilare della vita: il reciproco soccorso».

Poche ore prima dell’udienza, nel centro di Roma erano comparsi decine di manifesti di contestazione a papa Francesco. Un primo piano di Bergoglio particolarmente accigliato, sotto una scritta in romanesco: «A France’, hai commissariato Congregazioni, rimosso sacerdoti, decapitato l’Ordine di Malta e i Francescani dell’Immacolata, ignorato Cardinali… ma n’do sta la tua misericordia?». Anonimi come la pasquinate di antica memoria, ma la firma sembra evidente: settori ecclesiali conservatori e gruppi integralisti critici nei confronti della linea pastorale del papa.

1 comment

Nino Lisi martedì, 7 Febbraio 2017 at 12:12

Dare da mangiare agli affamati e bere agli assetati una volta sola, ogni volta che si può o sempre? Se bisogna farlo sempre non c’è che un modo: eliminare alla fonte la “produzione” di fame e sete. Occorre cioè cambiare il modo di produrre, di distribuire e di consumare, ovvero . O abbiamo il coraggio di riconoscerlo e di attivarci in tal senso o riduciamo il comandamento evangelico a mera beneficenza. Per una volta mi trovo d’accordo con quel che dice il papa, dal momento che non fa che ripetere quel che tanti preti e laici. nonché i teologi della Liberazione, abbiamo detto da anni. E’ ovvio che fatte da lui queste affermazioni hanno più peso e fanno scalpore, anche perché è più difficoltoso accusarlo di filo comunismo, come se fosse un peccato, come invece è capitato a noi. Però non è detto. E come stava accadendo per la comunione ai divorziati può darsi che qualche cardinale ci provi a metterlo sotto accusa, magari per giocare di anticipo in difesa dello IOR, delle “finanze cattoliche” e consimili laiche. Nino

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