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Verso il Seminario CdB 2021

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SEGRETERIA TECNICA NAZIONALE sabato, 1 Agosto 2020 at 20:00

COLLEGAMENTO NAZIONALE CDB – Riunione del 20 giugno 2020 a distanza
(… …)

2- Prossimo seminario nazionale

E’ stata unanime la scelta di rinviarlo al 2021 a causa delle difficoltà derivanti dal Covid-19. Per la data sono state avanzate due proposte: o il weekend del 20 e 21 marzo o quello del 1 e 2 maggio (con, a maggioranza, la preferenza per questa seconda opzione). L’unico ponte, quello dell’8 dicembre, è troppo lontano.

La sede sarà mantenuta quella già decisa a febbraio: Torino o dintorni.

La proposta di programma giunto dalle Cdb di Via Città di Gap e Piossasco è così articolata:
• Venerdì sera: arrivi, ma senza impegni programmati
• Sabato mattina: due testimonianze dalle CdB del Piemonte, poi intervento di Lidia Maggi
• Sabato pomeriggio: interventi di Marinella Perroni e Franco Barbero, seguiti dai laboratori di approfondimento
• Domenica mattina: assemblea finale (eucarestia?) con relazioni dei gruppi.

Il confronto si è poi ampiamente sviluppato intorno alla proposta di programmare (a distanza) alcuni incontri di avvicinamento al seminario:

La proposta della CdB di Piossasco è di fare solo due incontri di due ore (il primo a dicembre 2020) con Ferdinando Sudati (su “cosa lasciare”) ed Ernesto Borghi (su “cosa salvare”)

Un’altra proposta è stata quella di organizzare quattro incontri preparatori sui due temi del prossimo seminario

Infine è stato proposto un incontro al mese a partire dall’autunno sia sui temi del seminario che su diversi argomenti suggeriti e organizzati da singole comunità, comprese presentazione di libri.

A questo punto ci siamo dovuti/e fermare: le proposte si moltiplicavano e si accavallavano. La Segreteria ha quindi suggerito di rinviare la decisione al prossimo incontro e riconvocare il Collegamento nazionale a settembre, per permettere a ogni CdB di riflettere sulle diverse ipotesi e scegliere la propria, da far circolare e confrontare con le altre. La proposta è stata accolta all’unanimità e la data scelta per il prossimo Collegamento è stata sabato 26 settembre prossimo. (… …)

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CESARE M. - COMUNITA' DI BASE DI PIOSSASCO mercoledì, 5 Agosto 2020 at 09:00

CONTRIBUTO PER L’INCONTRO INTERCOMUNITARIO DI SABATO 29 AGOSTO A PINEROLO
VIVERE IL PROPRIO TEMPO

Care sorelle e fratelli
vorrei condividere con voi alcuni pensieri e riflessioni che anticipo con la proposta di lettura di due brani tratti dai Vangeli di Matteo e Luca.

Mt 16,2-3. “Quando si fa sera, voi dite: bel tempo, perché il tempo rosseggia; e al mattino: oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi?”.

Lc 12,54-57. “Diceva ancora alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade. “Ipocriti! Sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? E perché non valutate da voi stessi ciò che è giusto?”.

Nei Vangeli di Matteo e Luca, Gesù esorta a “distinguere i segni dei tempi” a “giudicare il tempo che viviamo” e a “valutare da noi stessi ciò che è giusto”…
Non sono consigli ma un vivo richiamo alla nostra responsabilità di credenti.
Il “richiamo di Gesù”, rivolto a tutti noi, è a non “subire” il tempo che si vive, a non farcelo “scivolare addosso”, ma a viverlo pienamente. Gesù ci ricorda che l’oggi è il tempo dell’agire e il modo di interpretare il tempo che si vive non è neutro ma condiziona la nostra vita morale e spirituale.
Il “nostro tempo” pone delle questioni importanti e una di queste riguarda proprio la possibilità di continuare a praticare un giudizio critico del tempo che viviamo e delle sfide che si presentano. Sempre più, mi sembra, c’è il rischio di un “pensiero condizionato”, di cui spesso non ce ne rendiamo conto e che facciamo fatica a comprendere.
Il nostro, effettivamente, è il tempo di una “grande trasformazione” in atto, è ambiguo, contraddittorio, di difficile comprensione e di grandi contrasti. La chiarezza, l’evidenza delle cose e del loro significato, non sono del nostro tempo.
Diventa quindi più difficile, per tutti noi, rispondere alle sollecitazioni di Gesù.
Se c’è una possibilità di risposta questa risiede nel fatto che l’essere una “comunità”, oltre che essere un dono di Dio immenso, ci insegna che solo “insieme” possiamo aiutarci a “comprendere” e trasformare un tempo critico in un’opportunità, in tempi nuovi e cieli nuovi.

Riporto, solo una parte, di un articolo scritto da Gaia De Vecchi, comparso sulla rivista “Il Regno” (nel 2015) dal titolo “Vivere il tempo”:
…Egli potrebbe interpretare il tempo come Chronos (… divinità della mitologia greca), ovvero un tempo cronologico, misurabile, quantificabile. Chronos, apparentemente servo, dominato, si rivela essere invece uno dei nostri maggiori schiavizzatori. Cosi inteso, infatti, il tempo riduce il senso della nostra esistenza al quantificabile, al mercificabile, al calcolabile, all’efficienza e all’efficacia. Ci spinge a un ritmo incalzante che distrugge, che non lascia spazio per la riflessione, che punta al fare (che è ben diverso dall’agire) e all’accumulo di esperienze fini a sé stesse. È un tempo che ci scivola addosso, non senza sbiadire i nostri tratti umani ma che nel contempo si intrufola anche nella nostra vita morale e spirituale. Chronos è un tempo sterile, senza sorprese. Non a caso nella mitologia greca Chronos era raffigurato come un gigante, colto nell’atto di mangiare i suoi propri figli: Chronos divora ciò che egli stesso genera.
D’altra parte, il soggetto che agisce può interpretare il tempo come Kairòs: il tempo propizio, il tempo opportuno, il tempo che – in ultima analisi – permette quella responsorialità e responsabilità implicata nella vita morale di ciascuno. Sempre nella mitologia greca, Kairòs è raffigurato come un giovane con le ali sulla schiena e ai piedi, che regge una bilancia che egli stesso con un dito disequilibra, con un ciuffo di capelli sulla fronte e la nuca rasata, a indicare la difficoltà ad afferrarlo. Kairòs è il tempo nuovo che qualifica il Chronos, è un tempo non vuoto, un’opportunità che qualcuno fuori dal tempo ti dona. È l’opportunità di incontrare l’aldilà del nostro tempo. È evidente come un rapporto corretto tra Chronos e Kairòs interpelli la nostra vita morale personale, ma anche la riflessione pubblica e la nostra comunità ecclesiale, e ci spinga a rigerarchizzare priorità, orizzonti, valori, certezze.
Educarsi/educare a Chronos e Kairòs significa quindi leggere la nostra esistenza non con la lente della quantità, ma della qualità. Significa muoversi non nella logica del fare che si accumula, ma dell’agire che ci qualifica. Significa affrontare i giorni non con la pretesa di governare tutto (e tutti), ma con l ‘apertura dell’accoglienza. Significa introiettare seriamente la dinamica morale di chiamata-risposta cui siamo invitati.

La pandemia ancora in corso ha posto anch’essa delle domande fondamentali che riguardano il tempo presente e, ancora di più, il futuro. Anche una piccola comunità come le nostre deve vivere questo momento come un tempo che chiama in causa la propria responsabilità, la visione di quale sia il proprio ruolo e quali compiti siamo chiamati ad assumere.
Un tempo, inoltre, che interroga le scelte che facciamo, il tipo di presenza che abbiamo e che vogliamo avere sul territorio. Interroga, inoltre, e profondamente, la nostra fede.
Sono stati mesi difficili, pieni di preoccupazione. Mesi che abbiamo vissuto con ansia anche per la novità rappresentata da una pandemia della quale nessuno di noi aveva vissuto una precedente esperienza. Sarà necessario del tempo affinché si consolidino un pensiero compiuto, una riflessione condivisa su cosa è successo, perché e cosa ha significato per il nostro vivere. Anche le stesse conoscenze scientifiche si sono aggiornate in corso d’opera ed i dati epidemiologici hanno ancora bisogno di tempo per consolidarsi.

“A che punto siamo?”
È questa la domanda a cui dovremmo provare a rispondere, come possiamo e dovunque siamo.
Tutti sollecitano un ritorno alla normalità, il problema, forse, è che è stata proprio la nostra normalità a causare tutto questo. Non c’è normalità alla quale ritornare quando quello che abbiamo reso normale ieri ci ha condotto a quel che oggi siamo ed abbiamo.

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CECILIA G.- COMUNITÀ DI BASE DI TORINO giovedì, 20 Agosto 2020 at 18:52

Ricordo la mia infanzia permeata da una religiosità avvolgente, rassicurante e magica, occasione di relazioni socializzanti e gratificanti. A sei anni: prima confessione, prima comunione e cresima. Poi messe domenicali con il prete che, nel mio immaginario, ogni volta” trasformava” una ostia sola e grande, in tante e piccole, ma sempre sufficienti per tutti,(…ecco perché diceva: …”mistero della cena!”), e ancora giochi all’oratorio fino all’ultimo momento e poi via di corsa per arrivare in tempo alla benedizione, catechismo settimanale.

Preghiere giornaliere insieme in famiglia; la fede dei miei genitori che percepivo semplice, ma solida( di certo teologia poca, ma fiducia in Dio assoluta); il loro impegno in varie attività parrocchiali; poche parole, ma molta disponibilità nel quotidiano.

Da ragazzina sono stata impegnata attivamente a fare catechesi, a partecipare a gruppi giovanili ecclesiali e di volontariato.

Poi gradualmente e con mestizia, scopro di non essere più in sintonia con questa Chiesa Cristiana Cattolica ricca e ambigua, che si ritiene detentrice dell’unica verità, dogmatica, maschilista e con (intermediari privilegiati), che si vanta di un Figlio, Dio pure lui. Mi ritrovo distante, estranea a un credere che ha al suo attivo: Madonne, Santi, Paradiso, Inferno, suffragio, riti magici (vedi transustanziazione, perdono dei peccati…).

Non cerco in alternativa: né messe non tradizionali, con prediche ben fatte, né preti alternativi, ecc. Da sola leggo la Bibbia, sto in silenzio, contemplo Dio nella natura, lo ringrazio per la vita, per le persone, leggo (teologia della liberazione). Sento Dio in me, negli altri, nella natura, nell’impegno sociale, nel fare bene il mio lavoro(insegnante elem. in anni fertili per la grande possibilità di sperimentazione collettiva).

Ma sento innaturale e asfittico vivere individualmente il messaggio cristiano: mi manca l’aspetto comunitario.(…con chi condividere che anche il dubbio e l’errore sono un’opportunità, che Gesù non aveva il mito della perfezione, ecc..)

Casualmente incontro la Comunità di Base: evviva! Era proprio quello che cercavo!

Vengo accolta, ne faccio parte. Ed a tutt’oggi , la Cdb, pur con tutti i suoi limiti, è il luogo in cui alimento la mia fede, con l’Eucarestia, la lettura delle Scritture, il confronto su temi attuali, nell’ottica del credente… In comunità trovo incoraggiamento e stimolo reciproco.

Cosa lascio, cosa mantengo, cosa mi manca?

DIO- Lascio un immaginario di Dio che premia e che castiga, da supplicare/compiacere( vd. confessione, suffragio), onnipotente, padrone della vita e della morte, della Terra, al di sopra e fuori da tutto. Sento Dio come altro da noi, ma anche in noi(=coscienza), o forse solo dentro di noi:.. mah?, impotente, che ci ama al punto da lasciarci liberi, da scoprire e da ricercare.

GESU’- Non un Dio/Figlio, ma un profeta che ha fatto sua nella vita la volontà del Padre, ed ha “saputo contaminare”, ha indicato un cammino, senza la pretesa di convincere. Un modello a cui ispirarci.

SACRAMENTI- Da “momenti magici”, a gesti simbolici, che segnano momenti importanti della vita, decisioni, progetti di cambiamento/trasformazione; da celebrare in contesti comunitari(idem per le celebrazioni, comunione come gesto simbolico, non transustanziazione)

CLERO- Non riconosco intermediari privilegiati nel rapporto con Dio.

Mantengo l’importanza dei MINISTERI, come dono, ma anche come responsabilità da coltivare; ministeri diversi, ma accessibili a tutti, indipendentemente dall’età, dal sesso.

PARADISO – Sempre più credo al qui e ora, da costruire; non altro, da altre parti.

DONNA- non ruolo subalterno, ma pari dignità di ruolo, non mi interessa rivendicare il ruolo del sacerdozio per le donne, invece sì presenziare l’Eucarestia, leggere la Bibbia, interpretarla.

CHIESA- Non condivido la CHIESA, come istituzione fondata su gerarchie, dogmi, precetti, legata al potere, immobile, autoreferenziale. Credo alla CHIESA come comunità di credenti, che condividono un percorso , si ispirano allo stesso profeta, Chiesa che non è autocentrata, ma è volta al confronto con altri percorsi di fedi, religioni, spiritualità che” dicono Dio” con parole diverse, consapevole che Dio è uno solo per tutti.

INFINE: non sento “l’ansia del FUTURO delle CdB”, forse perché non ho partecipato alla loro gestazione e nascita. Ogni tanto “tocco con mano” che una cosa positiva fatta, non muore ma resta, germoglia e fiorisce magari in altro contesto. Ad esempio mi spiace un po’ che anni di CdBimbi (Educazione alla fede rivolta ai nostri figli) non abbiano prodotto in loro un interesse di tipo religioso; ma vedo anche questi nostri giovani “laici” molto più attenti di noi a scelte personali di vita sobrie, preoccupati/impegnati nel rispetto dell’ambiente, ma soprattutto più consapevoli di essere parte di un’ umanità multietnica.

Vorrei che la mia FEDE fosse meno sbilanciata verso la razionalità, e più orientata verso la contemplazione, la meditazione, vorrei sentire un’ appartenenza , un’empatia(più viscerale) ad una spiritualità universale.

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CHIARA - COMUNITÀ DI BASE DI TORINO giovedì, 20 Agosto 2020 at 18:53

Conosco e sono parte dell’esperienza delle comunità dalla primavera del 1996…
Eravamo in ricerca, in un momento molto particolare della vita.
Per caso -ma non è mai per caso – lessi di un’eucarestia e di un luogo di incontro in relazione a tematiche legate ad una visione di chiesa più aperta, (era anche il periodo di nascita dell’esperienza di Noi siamo chiesa) e così andai all’incontro.
Fu un’accoglienza buona, calda, bella…ciò di cui avevo bisogno.
Da allora è diventata parte di me, del mio modo di credere, di essere e pensare, ma soprattutto di vivere la fede.
Provenivo dalle realtà parrocchiali di provincia e la mia ricerca personale era sempre stata sincera e libera. Non avevo lasciato la parrocchia per motivi di contrasto, ma perché cercavo una maturazione diversa, anche una specie di fede molto laica, non religiosa. Questa ricerca era condivisa dalla persona che viveva con me. Sono trascorsi oltre vent’anni….
Sono sempre parte della comunità di Torino. Il mio ruolo non è da protagonista, ma è assiduo… partecipo al gruppo di lettura biblica e preparo a turno con altre/i l’eucarestia e poi sono presente agli incontri organizzati dalla/e comunità. In passato per qualche anno ho anche accompagnato due gruppetti di ragazze/i nel percorso di crescita. Cerco di condividere lo spirito e la pratica di comunità in famiglia con mio marito, mio figlio e mia figlia, e forse qualcosa passa…
Per me la realtà delle comunità è una testimonianza forte di possibilità di vivere e pensare il mondo in modo altro, umano, fraterno, aperto, gioioso, accogliente, liberante, come credo volesse mostrarci Gesù.
Non è facile nella società in cui siamo praticare tutto questo: spesso sei davvero solo/a. I valori ed i motivi dominanti sono altri. Sentire e sapere che ci sono persone che orientano la loro vita come te e vedere che anche se a volte faticosamente ce la fanno e sono felici, costituisce un enorme rinforzo.
Ciò che mi anima è la ricerca/incontro(?) con questo Dio non schematizzabile in formule dottrinarie, che è il senso del vivere, che è l’energia del cosmo, la forza vitale, la speranza, la pace, il bene, l’ulteriorità….la morte anche, ma fortemente intrecciata con la vita, non come ultima parola.
Tracce di questo, per la mia formazione personale le ritrovo nel testo biblico, ma anche nella natura, nella storia, nelle strade e nelle case che percorriamo ed abitiamo. Negli altri e nelle altre…

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GERMANA – COMUNITÀ DI BASE DI TORINO giovedì, 20 Agosto 2020 at 18:54

Per chi è avanti negli anni, come me, è cresciuto in un periodo in cui il Concilio non era nemmeno nominato come ipotesi, le regole da rispettare e i dogmi erano ben chiari, e di sicuro non veniva presa in considerazione l’ipotesi di trasgredire, almeno nella cerchia di persone che conoscevo e principalmente nella mia famiglia. Dopo i vent’anni ho incominciato a pensare che c’erano delle cose che non riuscivo a capire, ma non riuscivo ancora a trovare delle alternative. Poi è arrivato il Concilio che ha cominciato a dare delle risposte a molti del miei dubbi, ma non era ancora sufficiente. Con l’incontro personale, o attraverso le letture, con varie persone che vivevano una profonda ricerca teologica e biblica, le mie certezze vere o presunte hanno iniziato a crollare. Un’immagine diversa di Dio ha cambiato completamente tutto un modo di credere e di vivere.
Ho lasciato il Dio giudice della mia giovinezza per abbracciare un Dio amore sempre pronto al perdono; i dogmi che avevo sempre pensato come poco comprensibili, un tipo di fede sempre legata all’autorità del confessore e ho finalmente capito che potevo pensare con la mia testa. Non è stato un processo facile e c’è voluto parecchio tempo perché i sensi di colpa erano sempre in agguato.
La lettura e il commento della bibbia con altre persone è stato fondamentale per conquistare una libertà di pensiero rispetto a tutto quello che mi era stato imposto. Ho lasciato tutte quelle pseudo verità che non avevano nessun riscontro nel vangelo per cercare di entrare sempre più nella comprensione di Gesù figlio dell’uomo, piena realizzazione del progetto di Dio sull’umano e perciò entrato nella sfera del divino. Mi sono liberata di tanti pesi inutili che ora considero anche dannosi per un armonico sviluppo della persona umana; sono rimasti pochi capisaldi che considero indispensabili per un credente: l’eucarestia, come memoriale del dono d’amore assoluto di Gesù e forte stimolo alla condivisione fraterna, una scelta non un precetto; l’ascolto della Parola e soprattutto dell’unico comandamento che Gesù ci ha lasciato: amatevi gli uni gli altri COME io ho amato voi. Da alcuni anni due frasi del prologo di Giovanni sono diventate essenziali per me:
in lui era la vita e la vita era la luce dell’uomo, non più la legge ma una persona viva per illuminare la propria vita; e la seconda: a quanti però lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio, diventare figli, sentirsi figli e quindi fratelli di tutti, non è un programma facile e non bisogna mai dare nulla per scontato ma se tutti si diventasse figli……sarebbe finalmente il Regno? Qui, ora, e poi? Una fede senza dubbi non è vera fede.
Questa è la prospettiva in cui cerco di vivere nonostante il mio limite.

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GIOVANNI - COMUNITÀ DI BASE DI TORINO giovedì, 20 Agosto 2020 at 18:54

A quello che abbiamo lasciato sostituisco quello che ho superato

Penso che sia più corretto ripensando alla mia esperienza di fede da bambino, poi da adolescente, poi da adulto.

• Una religione fatta di riti obbligatori, quando erano in latino quasi magici comunque incomprensibili. Le preghiere ripetute fino alla noia.
• Una religione fatta di dogmi indiscutibili. Studiando in seguito ho capito che erano stati costruiti da uomini per sottometterne altri.
• Una religione fatta di regole, quasi sempre oppressive, invece che amorevoli e liberanti, su tutti i temi che riguardano la vita; la sessualità in primis: sporca, negativa, fonte di tutti i mali, da rifuggire, contraria alla verginità simbolo di purezza.
• Una religione che non trasmette amore ma sottomissione e se non ti sottometti sarai punito per sempre con l’inferno.
• Una religione che si crede prima fra tutte le altre, che sa tutto su tutto, che non si confronta.
• Una religione che mette l’uomo a dominare il mondo, che può disporre della natura a suo piacimento.

Fortunatamente ora molto è cambiato anche nella chiesa ufficiale, ma questo era il messaggio che percepivo in quegli anni. Infatti, è stato bello e liberante dopo il concilio incontrare preti, associazioni, che finalmente si interrogavano su tutto, che iniziavano a pensare proporre e vivere liturgie innovative, più vicine alla vita.
Poi grazie alla esperienza in comunità ho fatto molti altri passi.

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CARLA - SUGGERIMENTI BIBLIOGRAFICI sabato, 29 Agosto 2020 at 18:25

Buongiorno a tutte/i,
vi ricordo che ci siamo lasciati ad inizio estate con l’impegno di riflettere su questi temi che saranno quelli del prossimo seminario nazionale delle Cdb che ci siamo impegnati a preparare:

Tramonto del Cristianesimo o tempo di rigenerazione?
1. Quello che abbiamo lasciato o dobbiamo lasciar cadere
2.Quello che rimane come fondamento
3.Quello che dobbiamo inventare

(…) Di seguito la bibliografia suggerita da Franco

Daniel Boyarin, Il Vangelo ebraico, Castelvecchi Edizioni, Roma 2012 pp. 192euro 22

Geza Vermès, Gesù l’ebreo, Borla, Roma 1983 pp. 264 euro 25

Riccardo Calimani, Gesù ebreo, Rusconi Milano 1990, pp. 472, euro 26

Mauro Pesce, Il cristianesimo, Gesù e la modernità, Carocci editore, Roma 2018, euro 24

John Spong, Perché il cristianesimo deve cambiare o morire, Il Pozzo di Giacobbe, Trapani, 2019 pp.290, euro 25

Rolf Rendtorff, Cristianesimo ed ebrei oggi, Claudiana, Torino 1999, pp. 144, euro 11

Josè Maria Vigil, Teologia del pluralismo religioso, Borla, Roma, 2008, pp.5008, euro 40

Lidia Maggi, Fare strada con le scritture, Paoline, Milano 2017, euro 15

Ortensio da Spinetoli, L’inutile fardello, Cittadella – La conversione della chiesa, Cittadella – Chiesa delle origini, chiesa del futuro, Borla

Elizabeth Johnson, Alla ricerca del Dio vivente, Campo dei Fiori euro 25

Mauro Pesce-adriana Destro, L’uomo Gesù, Mondadori, Milano 2008, pp.258, euro 18

Brunetto Salvarani, Teologia per tempi incerti, Laterza, Bari 2018, pp.200, euro 17

AA.VV. Ebrei ed ebraismo nel Nuovo Testamento, Dehoniane, Roma 1989, vol.I. pp.186 euro 17

Abraham Jpshua Heschel, L’uomo alla ricerca di Dio, Qiqajon edizioni

Lidia Maggi-Angelo Reginato
Dire, fare, baciare…Il lettore e la Bibbia, Claudiana2012, pp.126 euro 9,50
Libertè, égalité, fraternité. Il lettore, la storia e la Bibbia, Claudiana,2014 pp.142 euro 11,50
Vi affido alla Parola. Il Lettore, la chiesa e la Bibbia Claudiana 2017, pp.144 euro 12,90

Altri autori: Paul Knitter, John Hick, Hans Kung, E.Schillebeeckx, E. Schussler Fiorenza, Metz, Barbaglio

Attendo le vostre riflessioni

Un abbraccio
Carla

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ANGELO - COMUNITA' DI BASE VIA CITTA' DI GAP (PINEROLO) martedì, 8 Settembre 2020 at 15:05

Che cosa ho cambiato o abbandonato nel cammino della fede?

È superfluo dire che le domande e le risposte del catechismo ad un certo punto della vita non bastano più e i nuovi interrogativi non hanno risposte se non l’invito ad avere più fede e ad annullare la ragione sull’altare della fede: in conclusione si deve accettare tutto ciò che la chiesa dice perché il suo compito è quello di trasmettere la verità.

Mi hanno insegnato che tutto è condizionato dal peccato. Secondo la chiesa cattolica si nasce con il peccato e con il peccato si cresce dovendo mortificarsi, pentirsi e soffrire per essere salvati.

Sono cresciuto sentendomi interprete dei sette peccati capitali fino a che ho capito che la mia vita spirituale consisteva in tre momenti: peccato, pentimento e riparazione, rendendo impossibile ogni miglioramento spirituale.

Con grande fatica ho lavorato per liberarmi dal mio senso di colpa e inadeguatezza. Mi sentivo come un’astronauta uscito dalla navicella a cui hanno tagliato il tubo dell’aria. Il cordone ombelicale era stato reciso ed io non avevo più un punto di riferimento ed ero immerso nello spazio buio ed infinito.

L’incontro con il Gesù storico mi ha permesso di scoprire la sua umanità e con l’approfondimento della Bibbia ho scoperto nuovi orizzonti. Sembra strano ma aver abbandonato la paura e l’angoscia del peccato ed accolto l’amore e la misericordia di Dio mi ha permesso di sentirmi accolto e trasformato in un discepolo sulla strada di EMMAUS. Non sono più in attesa del perdono o del castigo ma sono certo che un giorno incontrerò l’amore di Dio e sarà la risposta a tutto.

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MARIA GRAZIA B. - COMUNITÀ DI BASE DI PIOSSASCO martedì, 15 Settembre 2020 at 15:42

IL DONO DELLA COMUNITA’

Stamattina, dovendo preparare la mia preghiera o riflessione per il martedì, mi sono posta questa domanda: ” La Comunità nella mia vita è un dono di Dio?”
Senza esitare ho risposto subito di si!
Non potrei immaginarmi senza la mia Comunità di Piossasco, senza quella di Pinerolo e anche senza il gruppo biblico di Olbia che mi accoglie sempre con affetto.
Far parte della Comunità mi dà sicurezza.
Quanti anni ho trascorso con alcune persone: avevamo vent’anni e ora siamo quasi tutti in pensione!! Abbiamo condiviso i momenti più importanti della nostra vita: i matrimoni, le nascite dei figli/e, il dolore della perdita dei genitori, gli ideali, gli impegni, molte ansie e molte gioie.
La Comunità è per me parte della mia vita: con le amiche e gli amici ho stretto un legame di profonda amicizia che va ben oltre i momenti degli incontri.
Ma per la mia fede in Dio la Comunità è stata ed è determinante.
In Comunità attraverso gli studi, le riflessioni di questi anni, ho mutato il mio immaginario di Dio e, cambiando questo, è mutata radicalmente la mia vita. Dio ora è un amico che mi sorregge, che mi dona la forza per affrontare le situazioni difficili, che gioisce con me nelle gioie più profonde. Non ho più paura di Dio, non lo penso più come giudice severo che in qualche modo mi punisce, no, per me Dio è solo Amore!
Sono certa che la mia fiducia in Dio, se non fosse alimentata dai gruppi biblici e dalla celebrazione dell’Eucarestia pian piano si sarebbe affievolita fino a spegnersi. So di che pasta sono fatta..
Invece il ricordarci a vicenda che Dio non ci abbandona mai, ci dona coraggio per intraprendere nuove scelte, per tentare di mettere in pratica qualche piccolo insegnamento sulla strada di Gesù.
Anche la mia preghiera personale sarebbe stata diversa: avrei ripetuto formule imparate a memoria e non mi sarei mai sentita libera di aprire il mio cuore a Dio.
La Comunità per me è un dono di Dio che voglio imparare a custodire e a far crescere. E’ come se Dio ci avesse donato una piccola piantina, sta a tutti/e noi innaffiarla, proteggerla, potarla, per fare in modo che fiorisca in tutto il suo splendore.
Ma anche in questa cura, sento che Dio è il primo giardiniere che ci sosterrà in questo compito.
Ho scritto alcuni piccoli pensieri che mi sono balenati per la mente. Mi piacerebbe aprire un dialogo con le persone che compiono un’esperienza di fede come la mia o con chi non avendo una Comunità di riferimento, tenta di vivere la propria esperienza di fede in modo diverso.

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