L’unzione di Betania (Marco 14,3-9)

(Predicazione e commenti durante la celebrazione del 23 novembre a Pinerolo; nel pomeriggio di questa giornata comunitaria le donne della cdb di Mambre hanno incontrato il gruppo donne della cdb di Pinerolo)

Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l’unguento sul suo capo. Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: «Perché tutto questo spreco di olio profumato? Si poteva benissimo vendere quest’olio a più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei.
Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un’opera buona; i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre. Essa ha fatto ciò ch’era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto».

Mi sono chiesta come una donna avrebbe descritto ciò che è accaduto. Meglio, come la donna stessa del racconto avrebbe descritto il fatto, spiegato il gesto, giustificato il cosiddetto “spreco”. Ovviamente il testo riporta lo scandalo e le parole di rimprovero dei discepoli maschi e quelle decise e in sua difesa di Gesù : “Lasciatela stare; perchè le date fastidio?”. Forse la volevano cacciare? L’hanno allontanata? L’hanno minacciata? “Erano infuriati contro di lei” (v.5).

Come raccontare un gesto così gratuito e coinvolgente? Ma poi, è necessario in una relazione d’amore spiegare il desiderio di procurare piacere all’altra/o?

Il piacere per l’aroma, per la consistenza dell’olio che pulisce e nutre, per la carezza che accompagna l’estendersi dell’unguento. “Quanto è buono e soave…” recita il salmo 133, “è come olio profumato sul capo, che scende sulla barba, sulla barba di Aronne, che scende sull’orlo della sua veste”.

E’ necessario far capire? Giustificare? Un dono è importante, è prezioso. Deve essere giustificato? Perchè è incomprensibile “un’opera buona”(v. 6)? Perchè deve inserirsi nell’economia dell’utilità, del rapporto tra costo e benefici? E perchè, come viene detto da alcuni, un gesto di amore è spreco?

Forse perchè non si vede il risultato di questo gesto, non se ne capisce la convenienza, la redditività, mentre è proficuo e vantaggioso tradurre tutto in denaro per compiere una costruttiva operazione verso i poveri…. Non è un sentimento egoistico a spingere alla critica, ma una parziale visione delle cose e delle relazioni. Come dice Geneviève Vaughan, “lo scopo del dono libero e gratuito è di soddisfare le necessità dell’altro”. Per questo io credo che la donna a Betania sia stata compresa e difesa da Gesù. Non per contrapporla ai discepoli scandalizzati, ma perchè il suo prezioso, libero e gratuito dono ha parlato un linguaggio originale e non omologato, purtroppo non ascoltato e comunque male interpretato, se non addirittura ostacolato. Gesù, però, è nella sua “lunghezza d’onda”, riconosce nel gesto di amore una diversa economia: quella che lui stesso pratica e della quale beneficia.

L’autorizzazione che la donna si dà nel compiere quel gesto, che nasce dalla spontaneità e non dal calcolo, da dove arriva? Da se stessa, da quello che per lei è priorità e in quell’occasione il benessere dell’altro; non è subordinato alla razionalità, che vorrebbe dare valore più importante alla distribuzione di denaro ai poveri, come viene ricordato da alcuni discepoli.

“I poveri li avete sempre con voi… me non mi avete sempre” (v. 7). Forse ci viene detto che non siamo in grado di risolvere il problema della povertà e che per tutta la vita facciamo i conti con la faticosa ricerca della giustizia, della distribuzione e condivisione, consapevoli della nostra impotenza di fronte ai massimi sistemi regolati da leggi che si basano sull’accumulazione e sul dominio. Nello stesso tempo a me sembra che ci ricordi, però, che, scegliendo le nostre priorità nella vita e riconoscendone i valori essenziali, quelli che “succhiamo” dal seno materno, quelli che vengono originati dalle cure parentali, possiamo costruire un mondo e relazioni basate sul dono, la cura, l’attenzione, il perdono: relazioni vitali e non mortifere. Così come scrive la filosofa Vaughan: “…l’economia del dono è veramente uno stile di vita migliore: migliore nel soddisfare i bisogni di tutti, nel rendere possibile una cooperazione pacifica e nell’agevolare lo sviluppo del potenziale umano di ognuno”.

Gesù per i suoi, e ogni donna e uomo per noi, è ciò che non abbiamo per sempre e l’invito che riceviamo è, come per la donna di Betania, di autorizzarci a compiere, sempre gratuitamente e al di fuori di ogni logica retributiva o economicamente vantaggiosa, “un’opera buona”!

Luciana Bonadio

 

Gesù ha saputo trovare una buona mediazione tra gli uomini al suo seguito e la donna, tra due modi diversi di esprimere la fede. C’è del buono nel voler essere vicino ai poveri e utilizzare con parsimonia le risorse a disposizione, ma c’è del buono anche nella generosità, nella bellezza e apertura di un gesto simbolico che tocca nel profondo e risveglia desiderio e forze nuove. Non è necessario creare contrapposizioni se si hanno elementi validi e amore sufficiente per spiegare.

Chi ha orecchie per intendere intenda e, a duemila anni di distanza, le semplici parole di Gesù ci parlano ancora con chiarezza.

Doranna Lupi

 

In Marco 14,3-9 mi ha colpito il riferimento al Bello e al prezioso: infatti troviamo il vaso di alabastro, l’olio profumato di nardo puro. È, inoltre, un brano intriso di sensualità: il profumo del nardo, l’unzione del capo di Gesù; i sensi, qui, non vengono demonizzati, ma sono un canale per l’elevazione dell’anima e per offrire Amore e piacere.

Penso che in questo momento storico sia importante ritrovare il gusto del Bello, della Bellezza in tutte le sue manifestazioni, e per noi, incarnati in un corpo umano, ciò si esprime attraverso i sensi, pur senza arrivare all’edonismo estremo in cui il piacere sensuale diviene fine e non mezzo per vivere un’esperienza umana più ampia, coinvolgente e trasformativa.

Luisella Festa

 

In una situazione senza speranza e di violenza incombente – Gesù stava per esser catturato e ucciso – questa donna ha fatto con semplicità e determinazione ciò che a lei sembrava bene e necessario in quel momento, ha fatto ciò che le suggeriva il suo cuore.

Questa donna, con un’azione che va al di là dei modi di vedere abituali, dei calcoli di costo-beneficio, del “buonsenso”, è andata incontro alla solitudine di Gesù, al suo bisogno di conforto, di calore umano. Ha compiuto un grandioso atto di “spreco”, di magnificenza, di bellezza. Gesù l’ha capita, l’ha difesa: “Ella ha compiuto verso di me un’opera buona”.

Pensando a noi, alla nostra grigia società utilitaristica, a volte mi chiedo quanto spazio ci sia ancora per l’armonia, per l’amore del bello senza l’utile. Quando vedo degli atti di distruzione vandalica contro i beni comuni mi chiedo, con dolore, quale rabbia, quali anime ferite hanno potuto fare ciò. E io e noi, cosa possiamo fare?

Luisa Bruno

 

Mi domando cosa voleva comunicare la donna a Gesù, col suo gesto. Il dono era così prezioso forse per dirgli quanto lei stessa sentiva Gesù prezioso, un uomo degno di quella ricchezza, un uomo degno a cui attribuire un’importanza speciale. Il dono era così prezioso anche per significare la sacralità della loro relazione.

Mi domando ancora se siamo capaci di attribuire all’altro/a, in ogni relazione, lo stesso senso di preziosità, dignità e sacralità che merita. Sarebbe bello, ogni tanto, darci questi rimandi, commuoverci delle nostre esistenze.

Luisa Rossaro

 

Mi è sempre piaciuto pensare che questa donna abbia fatto “quello che era in suo potere”, cioè, non potendo salvare la vita a Gesù, ha compiuto per lui questo gesto benefico e gli ha fatto sentire tutta la sua vicinanza e il suo amore.

Oggi mi soffermerei di più sul coraggio che ho letto in questo gesto. Sicuramente questa donna conosceva bene il contesto maschilista e rigido che regolava la convivenza tra le persone: lei non avrebbe dovuto permettersi questa libertà di azione. Tutti gli occhi erano puntati su di lei, che ha rotto gli schemi e che ha agito con grande libertà. E’ l’amore che le ha dato il coraggio di uscire da questi schemi rigidi e mortiferi, per osare, per esprimersi, per entrare in una relazione profonda con Gesù. Ha saputo andare ben al di là delle consuetudini: a lei importava solo che Gesù ricevesse cura e amore e forse, dentro di sé, sapeva che Gesù l’avrebbe capita…

Carla Galetto

 

  1. 9: “dovunque verrà ricordata…

Memoria trasformativa: quel versetto mi fa venire immediatamente alla mente Elisabeth S. Fiorenza e il suo “In memoria di lei”, dove parla della chiesa delle donne come chiesa di tutti. Queste donne hanno fatto gesti innovativi e trasformativi della cultura patriarcale. Gesù ne profetizza la memoria e questa memoria è trasformativa: raccontare quello che ha fatto ci cambia, non è possibile raccontare come fosse una favola. E’ stato un gesto scandalizzante per i maschi del patriarcato: e noi, grazie alle donne che hanno continuato a raccontarla, siamo stati trascinati sui sentieri del cambiamento. Anche nel Gruppo Uomini i racconti ci aiutano a cambiare, a patto di saper ascoltare.

Beppe Pavan

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