Invidia e gratitudine

Ringraziamo Paola Cavallari per questa segnalazione:

Riporto una recensione al testo di Pulcini Invidia, pubblicata ne Il Paese delle donne quache anno fa

…L’invidia femminile è pervasiva e onnipresente, coglie ogni pretesto per posare sull’altra il proprio sguardo maligno, e tende a moltiplicarsi, riconfermando la sua sostanziale indifferenza all’oggetto, e finendo per investire non solo quella singola donna, ma le donne in generale (…). E allora? Che ne è delle conquiste del femminismo e di quella solidarietà in cui abbiamo intensamente creduto? (…). Il potere è ancora il nostro spettro da esorcizzare. E’ ciò che fortemente vorremmo (perché non l’abbiamo mai avuto!), ma è anche ciò che ci fa sentire in colpa e che non riusciamo mai completamente ad assolvere e legittimare. Cosicché finiamo vittime di una schizofrenia tra identificazione e mimesi al maschile da un lato e negazione e rifiuto del potere dall’altro. (Pulcini).

Ecco descritto, nelle ultime righe, l‘Impossibile della condizione femminile all’interno di un simbolico pensato e strutturato a misura d’uomo. Il passo è tratto dal libro Invidia. La passione triste di Elena Pulcini, uscito qualche anno fa, in cui l’Impossibile della condizione descritta evoca la dimensione del Tragico. Benché l’autrice non faccia sconti all’invidia delle donne:

Non sono dunque gli uomini i veri oggetti dell’invidia femminile, il cui bersaglio è piuttosto rappresentato dalle altre donne. La condizione di impotenza e di subalternità all’egemonia maschile si è tradotta in una sorda rivalità reciproca, spingendo le donne a farsi subdolamente la guerra tra loro… Continua a leggere

Seminario Diotima – Umanità dissestata

Pubblichiamo l’intervento di Annarosa Buttarelli (16 ottobre 2015) al grande seminario di Diotima “Umanità dissestata”, e il dialogo con coloro che sono intervenuti/e. Ringraziamo Alessandra De Perini per avercelo inviato. Paola Cavallari ci ha fatto notare che nel dibattito viene affrontato il tema del conflitto tra donne : segnaliamo l’interessante dialogo tra Chiara Zamboni e la relatrice.

Femminismo radicale

Confesso che ho trovato il mio punto di calibrazione per questo contributo quando ho visto con indignazione il numero dell’“Espresso” uscito un paio di settimane fa: si intitola “Le donne hanno perso”. È un titolo sbagliato, è uno strillo quasi scandalistico per, invece, una messa a punto della situazione del femminismo non solo italiano, e ha numerosi momenti di interesse. Solamente poco tempo fa, qualche mese fa, nessuna rivista o quotidiano avrebbe osato intitolare che le donne hanno perso. Quindi mi sono chiesta perché, quale scandalo voleva suscitare questo titolo che va “contropelo”, contro tutto quello che si dice nel mondo sul protagonismo femminile. In effetti il titolo è sbagliato perché il lavoro fatto dalle giornaliste che si sono applicate a questo numero, pone delle domande mirate a suscitare una specie di scossa; si tratta di un grido di allarme, in qualche misura rivolto proprio al femminismo stesso; un interrogativo che non c’è nel titolo dell’ “Espresso”, ma che è contenuto nelle principali domande che vengono fatte, e che interessano il percorso che stiamo facendo in questo seminario. Sono queste:

dov’è finito quel vento di cambiamento che ha liberato le donne da discriminazioni inaccettabili? cos’è rimasto di quella capacità di irrompere sulla scena sociale, scuotere la politica, mutare i rapporti con l’altro sesso, trascinando anche l’uomo in un cambiamento rivoluzionario? la rivoluzione è interrotta, non è fallita. Quando sarà compiuta questa rivoluzione, la vita avrà finalmente due sguardi? Continua a leggere