Home Gruppi e Movimenti di Base 2016: che sia l’anno della pace di G.Sarubbi

2016: che sia l’anno della pace di G.Sarubbi

Giovanni Sarubbi
www.ildialogo.org

Da sessanta giorni non piove. Dovrebbe essere pieno inverno e invece sembra di essere in primavera inoltrata. Tutto l’emisfero nord è sotto l’effetto del cosiddetto El Niño, che si manifesta quando le acque superficiali dell’Oceano Pacifico orientale si riscaldano troppo. Dopo la siccità si prevedono fenomeni estremi su scala globale, come quelli che si stanno già verificando in nord America. Dal 3 gennaio, prevedono i meteorologi, dovrebbe ricominciare a piovere in Italia, ma non si tratterà di piogge normali. Assisteremo a quelle che sono state definite “bombe d’acqua”, con piogge intensissime, che provocheranno alluvioni, frane, smottamenti che saranno favorite dall’incuria generalizzata nel quale si trova il nostro paese. Ma le cose non vanno meglio in tutti gli altri paesi cosiddetti occidentali.

Credo sia opportuno, in questo editoriale di fine d’anno, riportare questi dati sul clima che, dicono sempre gli esperti, saranno la caratteristica dominante dei prossimi anni. I cambiamenti climatici sono iniziati, ci siamo inequivocabilmente dentro. La vita di ognuno di noi sarà sconvolta. Se viviamo in zone a rischio smottamento prepariamoci al peggio e, soprattutto, prepariamoci alla totale assenza di interventi da parte dello Stato che, nonostante tutto ciò che è già successo quest’anno e negli anni precedenti, non è affatto in grado né di prevenire i disastri derivanti dall’incuria dell’uomo, né di affrontare l’emergenza portando aiuto alle persone colpite.

Lo Stato Italiano ha infatti continuato a spendere solo ed esclusivamente per armamenti. Negli ultimi mesi sono stati spesi 130 milioni di euro per l’acquisto di due droni armati, in grado cioè di portare armi di vario tipo come bombe, per condurre azioni militari di attacco. Il 73% dei fondi del MISE (Ministero Sviluppo Economico) sono destinati alle industrie militari, e si tratta di circa 3 miliardi di euro l’anno. Beneficiano di questi fondi solo 112 aziende, fra cui la Finmeccanica che è al nono posto per fatturato fra le aziende belliche mondiali (fonte SIPRI). I soldi per le armi si trovano sempre mentre agli insegnanti assunti con il decreto sulla cosiddetta “buona scuola” non viene pagato ancora alcuna retribuzione. Forse riceveranno qualcosa agli inizi del prossimo anno. I soldi non si trovano neppure per l’assunzione di 20mila fra medici e infermieri che sarebbero necessari per impedire il completo collasso della sanità pubblica.

Il Governo, come ciliegina sulla torta, ha, infine, deciso di inviare 450 soldati sulla diga di Mosul, in Iraq, a difesa di una azienda italiana che ha vinto un appalto di due miliardi di dollari per la riparazione di quella importante diga gravemente danneggiata dall’ISIS. Quella diga è posta a 18 km dal confine con l’ISIS che sarebbe in grado, con la sola artiglieria pesante di cui dispone, di bombardare il luogo dove i soldati italiani dovrebbero stabilire il loro campo base. Una decisione di entrata in guerra, senza che il parlamento, come prescrive l’art. 78 della Costituzione, abbia mai dichiarato guerra a chicchessia. Riusciranno a trovare 450 militari disponibili ad andare non più in “missioni di pace” ma in una missione apertamente di guerra? Probabilmente si ma forse c’è uno spazio per diffondere fra gli stessi militari l’idea della disobbedienza verso una decisione illegittima e illegale.

L’anno dunque si chiude nel modo peggiore possibile, da quello climatico ambientale a quello politico sociale. Un anno caratterizzato, per quanto riguarda la “terza guerra mondiale a pezzi” in corso, dai due attentati di Parigi e da numerosi attentati nel resto del mondo fra cui ricordiamo quelli di Baga, Nigeria, 7 gennaio, circa 2.000 morti (Boko Haram); Sinai, Egitto, 31 ottobre, 224 morti (ISIS); Garissa, Kenya, 2 aprile, 147 morti (Al Shabaab); Kobane, Siria, 25 giugno, 146 morti (ISIS); Maiduguri, Nigeria, 20 settembre. 145 morti (Boko Haram); Sana’a, Yemen, 20 marzo, 137 morti (ISIS); Parigi, Francia, 13 novembre, 130 morti. Su Wikipedia al seguente link è possibile trovare l’elenco completo di tutte le stragi perpetrate nel 2005.

I due attentati di Parigi, di gennaio e novembre, hanno ridato fiato in Europa all’islamofobia più feroce. Moltissimi i luoghi di culto musulmano attaccati; altrettanto numerose sono le persone musulmane aggredite e uccise. Tantissime sono le donne, attaccate per il velo che portano come segno della loro fede. In Italia le regioni guidate dalla Lega Nord, Lombardia e Veneto, si sono distinte per le azioni islamofobiche a livello istituzionale. In Lombardia all’inzio dell’anno è stata approvata una legge, incostituzionale ed impugnata dal governo, che impedisce la costruzione di luoghi di culto islamici ma anche di quelli di altre religioni diverse da quella cattolica. In Veneto si è giunti a chiedere ai genitori di bambini musulmani di dichiarare la loro estraneità agli attentati commessi dall’ISIS. Pur avendo giurato sulla Costituzione, i presidenti leghisti come tantissimi altri amministratori di quel partito, l’hanno calpestata in ogni modo, promuovendo anche referendum popolari illegittimi, perché riguardano diritti umani intangibili, sull’accoglienza dei migranti e dei profughi che scappano dai paesi in guerra, fomentando l’odio e la violenza nei confronti di pacifici cittadini di fede islamica. Il loro razzismo viene fatto passare, dai mass-media per libertà di opinione,

Nonostante l’appello di Papa Francesco all’ONU, la guerra è ripresa con più forza e vigore, con pesanti bombardamenti in Siria da parte della Russia con scenari sempre più cupi. Altre coalizioni, oltre quella a guida USA, a cui l’Italia illegalmente partecipa, si addensano all’orizzonte, tutte con l’unico scopo della guerra, con l’ONU ridotto al ruolo di notaio della guerra, tradendo il suo statuto.

Quello che termina non è dunque un buon anno da ricordare. È un anno di guerra, terribile e distruttivo come tutti i periodi di guerra che la storia ricorda, dove le forze politiche ed economiche sono impegnate a guadagnare dalle commesse militari, l’unico business italiano, ma anche statunitense, francese, tedesco, inglese, russo, cinese, che non conosce crisi.

La storia del secolo scorso, per non andare molto lontano, ha dimostrato che le guerre non porranno mai fine alle guerre. La prima guerra mondiale ha posto le basi per lo scatenamento della seconda. La seconda, che si è conclusa con l’atto tremendo dei due bombardamenti nucleari su Hiroshima e Nagasaki, ha posto le basi per le altre guerre che si sono succedute dal 45 in poi, Corea, Vietnam, “guerra fredda”, Kossovo,… e oggi “terza guerra mondiale a pezzi” dopo l’11 settembre del 2001. Da allora sono passate 743 settimane, 14 anni e tre mesi pieni, con milioni di morti, con distruzioni immani in Afganistan, in Iraq, in Medio Oriente, in Siria, in Yemen, in decine e decine di paesi africani.

Coloro che aspettano l’Armageddon, la battaglia finale fra il bene ed il male ed il ritorno di Gesù sulla Terra, vedono in tutto ciò che sta accadendo i segni dell’avvicinarsi della “fine dei tempi”. Ma in tutto ciò che sta accadendo non c’è nulla di divino. Non c’è nulla di divino nella distruzione dell’ambiente, nell’inquinamento selvaggio da petrolio che c’è in Nigeria, nei cambiamenti climatici provocati dall’uso massiccio di combustibili fossili, che sta scaricando anidride carbonica nell’atmosfera come mai era stato fatto nella storia dell’umanità. Non c’è nulla di divino nell’interramento di rifiuti tossici in Campania, che ha distrutto zone fertilissime provocando malattie tumorali con migliaia di morti. Nulla di divino nella guerra in corso, ma solo gli interessi delle grandi multinazionali delle materie prime e delle industrie belliche che si considerano proprietarie assolute del mondo intero. Nulla di divino nelle frane, nelle alluvioni che oramai colpiscono continuamente tutto il mondo, ma solo precise responsabilità degli uomini che disboscano in modo dissennato e cementificano provocando dissesti idrogeologici.

E la disumanità aumenta a dismisura e i mass-media la amplificano in modo continuo. E la disumanità è così contagiosa che colpisce anche persone che dovrebbero essere promotori di umanità ma che non riescono più a distinguere il bene dal male.
In questo anno è peggiorata anche la situazione dei giornali alternativi a quelli main-stream, soprattutto di quelli religiosi. L’ultimo fallimento riguarda la MISNA, agenzia di stampa dei missionari cattolici che ha fornito, dalla sua fondazione ad oggi, notizie importantissime su tutto ciò che è successo in Africa, in America del sud o in Asia, in quel mondo cioè aggredito e violentato dalle multinazionali nord-americane, quelle stesse che oggi hanno dichiarato guerra al resto del mondo. Vengono colpite e ridotte all’impotenza le voci libere mentre vengono rafforzate le voci servili e propugnatrici della guerra. Il fallimento dei giornali religiosi è anche il frutto della “contaminazione mammonica”, passatemi l’espressione, che moltissimi ordini religiosi cattolici hanno subito negli ultimi decenni, facendosi coinvolgere in speculazioni finanziarie che nulla hanno a che fare né con il Vangelo né con qualsiasi altra idea di religiosità. E come succede in qualsiasi azienda che fallisce, a farne le spese non sono i dirigenti che l’hanno portata al fallimento, ma i lavoratori che si ritrovano dall’oggi al domani senza lavoro. E questo continuerà a succedere in tutto il mondo cattolico, visto tutto ciò che sta venendo fuori sugli scandali finanziari che hanno riguardato le finanze del Vaticano. Anche in Vaticano si giungerà a drastiche ristrutturazioni e licenziamenti.

Vorrei continuare ma poi rileggendo tutto ciò che ho scritto in questo ultimo anno, mi accorgo che finirei per ripetere ciò che ho già scritto a cominciare dall’editoriale di fine d’anno del 2014. Rileggendolo sembra scritto ieri. Rispetto al 2014 è identico in noi lo spirito che ci anima. Anche noi siamo più vecchi di un anno e più anni passano più essi diventano pesanti. Ognuno di noi deve fare i conti con i suoi problemi fisici che, spesso, impediscono di fare tutto quello che si vorrebbe per spingere il mondo sulla via della pace.

Ed anche quest’anno non sono mancati i segnali di speranza. Il popolo della pace c’è, lo si è visto e lo si continua a vedere nelle decine di iniziative di incontro tra cristiani e musulmani che si oppongono all’islamofobia crescente. Lo si è visto in un piccolo comune del sud, Monteleone di Puglia, dove una amministrazione comunale ha avuto il coraggio di gridare forte la “follia della guerra”, facendo installare sul locale monumento ai caduti della prima guerra mondiale, la frase “La guerra è follia” che Papa Francesco disse a Redipuglia nel 2013. Ma quel piccolo comune non si è fermato a questo. Ha promosso un convegno il 6 dicembre scorso per costruire a Monteleone una scuola di pace.

Sono le piccole cose che possono dare grandi frutti. Un grande albero nasce da un piccolo seme. L’albero della pace nasce dai piccoli semi che ogni individuo riesce a piantare nella propria realtà comportandosi da cittadino attivo, che vuole rispettare e far rispettare la Costituzione che ha scritto nel proprio DNA il ripudio della guerra.

Tremate uomini e donne di guerra, deponete le armi, verrebbe da dire. Gli uomini e le donne di pace ci sono e faranno sentire presto e sempre più insistentemente la propria voce.
Buon 2016 dunque. Che sia un anno senza guerra, senza distruzione della natura, senza inquinamento. Che tutti possano imparare il rispetto e la fraternità per chiunque, qualunque sia il loro sesso, nazionalità, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali.

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.