Home Politica e Società Genova, una mattina al Leonardo. Il bello della protesta

Genova, una mattina al Leonardo. Il bello della protesta

di Nando dalla Chiesa

Meno male (pensando al post precedente) che i nostri studenti si accingono a disegnare una nuova Italia rispetto a quella dei palinsesti televisivi. L’altro ieri sono stato al “Leonardo da Vinci”, liceo scientifico genovese che oggi fa il suo ultimo giorno di autogestione. Amici blogghisti: ne sono rimasto impressionato. Di più: affascinato. Ma chi ha detto, chi dice, che fanno gli scioperi, le occupazioni e le autogestioni per perdere tempo e non studiare? O che non sanno neanche per che cosa protestano?

Io ho visto qualcosa che non avevo mai visto prima, ed è da decenni che giro per le scuole. Insomma, gli studenti hanno organizzato un servizio d’ordine efficientissimo per garantire che nessuno gironzoli per corridoi e spazi vari. Chi sceglie di fare lezione regolarmente, anzitutto, può farla.

Non è vero che venga impedito alle “maggioranze silenziose” di studiare. Il fatto, semmai, è che chi sceglie la lezione regolare è una esigua minoranza. La quale poi non può avere la botte piena e la moglie ubriaca, ossia il beneficio di non vedersi chiedere la giustificazione e il beneficio di girare per la scuola a curiosare nelle lezioni alternative. Sta in classe e basta. E, altrettanto, chi sceglie l’autogestione non sta a bighellonare dentro o fuori la scuola. Fa davvero le lezioni alternative. Tertium non datur.

Io ho parlato di mafia e di camorra davanti a seicento ragazzi seduti per terra in silenzio religioso. E addirittura, appena si percepiva il più flebile segnale di chiacchiericcio o di commento, erano i rappresentanti degli studenti che dal palco invitavano a tacere.

Ve lo posso dire che neanche gli insegnanti sanno tenere l’ordine in quel modo? E a questo punto magari vi sarete fatti la fantasia di ragazzi noiosi e senza fantasia. Nossignori. Prima che io iniziassi (c’era anche, quel mattino, un incontro sulla libertà di religione) hanno proiettato un filmato che ricostruiva la storia di questi loro giorni di mobilitazione. Autoprodotto, mixando centinaia di foto, con musica azzeccatissima di sottofondo, trascinante, e lo spettacolo divertentissimo di centinaia di ragazze e ragazzi in piedi che inscenavano gli accendini accesi dei concerti. Gioia e serietà. E preparazione. Diversi studenti alla fine mi hanno detto della loro intenzione di entrare in magistratura.

Facce belle, pulite, di ragazzi che hanno letto libri, a volte da lasciarti senza fiato per la quantità di cose che sanno (come Mattia, che sa tutto Travaglio e qualcosa anche di me, e che mi è venuto a prendere con Davide, perché hanno cura anche degli ospiti). E che dicono che dalla scuola che hanno in mente vogliono sentir parlare di questi argomenti.

Se penso a decenni di autogestioni smandrappate, con la massa degli studenti che girava e giocava, dove tutto appariva privo di senso (tranne che per pochi), magari con qualche odor di canna nei corridoi, davvero è un altro mondo. Mi riferiscono che anche altrove sia tendenzialmente così, con tanto di gruppi di volontari che garantiscono anche le pulizie.

D’altronde: insisto, insisto. Chi vuole contestare una società cialtrona, villana e rancorosa non può che essere serio, gentile e gioioso. E’ l’unico modo, oggi, per essere alternativi. Così come nel ’68 essere un po’ libertini e irriverenti era l’unico modo per contestare una società bacchettona e autoritaria.

E infine. Ho parlato di questo mio incontro con i funzionari della regione Campania. Ho detto dell’interesse di questi studenti per le azioni contro la droga promosse a Scampia. E loro, incoraggiati, mi hanno chiesto: ma perché non si fa un gemellaggio tra il Leonardo di Genova e una scuola di Scampia? Perché non li facciamo incontrare per due giorni? Bellissima idea, cercherò di trasmetterla. Però, intanto, che bello vedere come da cosa nasce cosa…

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