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IL LINCOLN NERO

di Antonella Randazzo
da: www.comedonchisciotte.org

Dire “me lo aspettavo” non basta. Bisogna capire le motivazioni della vittoria di Barack Obama.
In una situazione di grave recessione, in cui aumentano sempre più le persone costrette alla povertà, le parole magiche e vincenti sono “Welfare” e “redistribuzione”.
Per un popolo piegato dall’oppressione di un ristretto gruppo, diventato sempre più guerrafondaio e agguerrito nel sottrarre libertà e ricchezza, un nuovo personaggio, più spontaneo, intelligente e con un sorriso che non sa di ipocrisia, è diventato portatore di grande speranza.

Obama, durante tutta la sua campagna elettorale ha continuato a ripetere frasi come “Potrete voltare pagina, cambiare la politica dell’avidità e dell’irresponsabilità”, alludendo alla sua completa estraneità alle politiche dell’attuale amministrazione. L’accento era sempre al cambiamento, inteso come capacità di uscire dalla depressione e di migliorare la situazione economica delle persone comuni.
I suoi discorsi sono sempre stati intelligenti e convincenti. Egli sapeva scegliere bene gli slogan e le parole. Una delle frasi più accattivanti era: “potete scegliere tra la paura e la speranza”, sapendo bene quanto la paura fosse stata alimentata durante le amministrazioni Bush, per giustificare le restrizioni alla libertà e le imprese belliche.

Obama ha usato spesso le parole “cambiamento necessario” e “avidità” (dei repubblicani), e ha raccolto parecchi applausi dicendo: “cambiare, con il vostro aiuto, l’economia dal basso” e “l’America potrà finalmente voltare pagina e, in un momento decisivo nella sua storia, portare il cambiamento di cui c’é bisogno”.

Obama ha promesso di eliminare le tasse per gli anziani con pensioni inferiori ai 50.000 dollari l’anno e di aiutare i genitori che lavorano. Ha detto: “Pagheremo tutto ciò chiedendo alla gente che guadagna più di 250.000 dollari l’anno di tornare al tasso di prelievo fiscale che pagavano negli anni ‘90′’.(1)

La campagna dei repubblicani è apparsa spesso obsoleta e non molto equilibrata, considerando, ad esempio, l’invocazione del “pericolo socialista”, oppure l’infelice canzoncina cantata da McCain sull’Iran: “Bomb Bomb Bomb Bomb Iran!”

I repubblicani, più che a creare affezione verso di essi, hanno puntato a screditare l’avversario, cercando di far emergere qualcosa di poco lusinghiero, o di far credere che Obama avesse l’intenzione di inserire nuove tasse e di applicare un “piano economico di tipo marxista”.
Non hanno saputo proporre qualcosa che desse speranza e fiducia agli elettori, come invece ha fatto Obama.
Senza contare le molte frasi razziste come “Non ci faremo comandare da un negro” dette da personaggi di ambienti di estrema destra detti “suprematisti”. Questi ultimi invocano la “sicurezza”, da difendere perseguitando gli immigrati, i neri e gli ispanici. Hanno cercato in tal modo di risvegliare il più bieco razzismo, che però, evidentemente, non ha fatto presa sui cittadini.
In campagna elettorale, hanno apostrofato Obama come “marxista”, l’hanno bollato come “musulmano”, e poi hanno cercato di associare la sua figura a personaggi di estrema sinistra o vicini ai “terroristi”.
La campagna elettorale dei repubblicani è stata così squallida e mediocre che quasi sembra volessero perdere.

Ad ogni modo, avrebbe vinto, come avviene di solito, chi ha suscitato fiducia, meglio gestito il rapporto con i media e più speso in spot elettorali.
Obama avrebbe mandato in onda una media di 7.700 spot televisivi ogni giorno, il doppio e più lunghi rispetto a McCain. Avrebbe anche acquistato spazi pubblicitari durante i programmi televisivi più seguiti (fiction, partite di football, ecc.). Egli avrebbe speso 180 milioni di dollari per inserzioni su circuiti televisivi locali, reti nazionali e via cavo. Il suo rivale ne avrebbe spesi soltanto 13 milioni.(2)

Obama ha stravinto persino in Ohio, Pennsylvania e Florida, dove risultati simili non si vedevano da molto tempo. Per questo si parla di “vittoria storica”.

Con la vittoria di Obama, molti credono che stia iniziando una nuova era per gli Usa, e di conseguenza anche per gran parte del mondo. Ma è davvero così? Davvero egli taglierà le tasse ai più deboli, arginerà il potere delle grandi corporation e modificherà l’economia a vantaggio di tutti?

La premessa è che un uomo che avesse voluto effettivamente limitare o eliminare il potere dell’èlite dominante non sarebbe potuto diventare un candidato alle primarie, e dunque si deve partire dal presupposto che Obama, in una certa misura, accoglie il sistema e ne è parte.
Nonostante le promesse di “cambiamento”, Obama puntava a convincere quella parte di popolazione ancora stretta nella “gabbia di massa”, e per questo spesso utilizzava termini e concetti che confermavano il sistema anziché auspicarne il cambiamento alla radice. Egli ha rimarcato la propaganda tipica della “guerra al terrorismo”, sostenendo di dover aumentare le truppe in Afghanistan. In tal modo ha reso manifesto il suo legame con l’impero, che si arroga il diritto di occupare militarmente terre straniere, invocando la “lotta al terrorismo”. Inoltre, Obama si è guardato bene dal denunciare la truffa del debito e della tassa sul reddito. Egli, forse sinceramente, vorrebbe migliorare le condizioni delle famiglie vessate dai banchieri, ma non potrà farlo realmente, poiché non ha mai messo in dubbio l’assetto finanziario ed economico. Dunque, molti di coloro che adesso sono trascinati dall’entusiasmo, presto saranno delusi e ripiomberanno nella vecchia sfiducia.

Occorre tener conto della particolarità del periodo storico che stiamo vivendo: molte persone, grazie ad Internet, sono più disincantate verso l’attuale sistema di potere, sanno capire cos’è il sistema rappresentativo partitico, e sanno che le guerre non sono fatte per “portare democrazia” ma per ben altri motivi.
Eppure, la campagna elettorale di Obama ha visto un coinvolgimento emotivo che da tempo non si vedeva, e alle urne si sono presentate così tante persone come non si vedeva dal lontano 1920.
Cosa significa questo? Di sicuro che la gente ha bisogno di sperare in qualcosa o in qualcuno, e, nonostante oramai sia chiaro che le autorità non sono a servizio dei cittadini ma del sistema, molti hanno puntato su Obama per cambiare una situazione economica e finanziaria ormai diventata così grave da seminare paura e insicurezza. Questo significa che la maggior parte delle persone non vedono altra strada che quella di continuare a fidarsi di qualche autorità, magari di qualcuno che si presenta con un sorriso e una faccia “pulita” come quella di Obama.

Che il nuovo presidente sia bianco, nero, donna o uomo, non era così importante quanto il fatto che egli potesse ridare fiducia e speranza al popolo americano. E Obama, senza alcun dubbio, è riuscito a riscuotere un’immensa fiducia, a tal punto che migliaia di persone hanno contribuito a finanziare la sua campagna elettorale. Egli è stato fra i candidati che hanno ricevuto più sostegno finanziario da parte di singoli privati.

Adesso cosa accadrà? Possono accadere le seguenti cose:

Se Obama si limiterà a cambiare aspetti che non fanno crollare l’impalcatura del potere, allora egli sarà lasciato in pace. Ma se vorrà davvero limitare il potere dei banchieri e delle grandi corporation, allora l’idolo del popolo potrebbe trasformarsi in un cadavere, com’è accaduto a diversi presidenti, come Lincoln e Kennedy.

L’assassinio politico, come anche lo scandalo politico, sono “armi” molto utilizzate dal gruppo di potere, per arginare, bloccare o eliminare il potere di un presidente. Non bisogna trascurare che in alcuni casi, il delitto ha anche lo scopo di produrre pessimismo, sfiducia e arrendevolezza. Basti p
ensare al brillante e rampante presidente Kennedy, così tanto amato dal popolo, e immortalato tragicamente dalla telecamera nel momento dell’attentato e della morte. Come una moviola, la cinepresa riprendeva istante per istante l’evento tragico, per renderlo ancora più agghiacciante di quanto fosse. Si sapeva che ciò avrebbe indotto milioni e milioni di persone in lacrime e disperazione. La disperazione si sarebbe sommata alla rabbia di quegli anni, per l’uccisione di coloro che avrebbero potuto cambiare la Storia, oltre a Kennedy, anche altri personaggi importanti, come Martin Luther King.

Non voglio certo dire che anche Obama farà la stessa fine, poiché egli potrebbe non mettersi contro il gruppo egemone, e poi, oggi ci sono anche altre tecniche molto efficaci per restringere il potere di un presidente, come la calunnia, lo scandalo e la persecuzione giudiziaria.
Ad ogni modo, poco tempo prima del voto, ricordiamo che l’Fbi e la Fox news focalizzarono l’attenzione degli elettori, non tanto sul programma elettorale di Obama, quanto su presunti “complotti” che alcuni naziskin avrebbero organizzato per colpirlo. A pochi giorni dal voto, la Fox svelava con enfasi: «Due neonazisti di 18 e 20 anni volevano sparargli o decapitarlo»
E’ risaputo che la Fox non amasse Obama, e dunque non era della sua incolumità che si stava preoccupando, quanto di segnalare e sottolineare il fatto che si trattava di un “nero”, e dunque soggetto ai rischi del caso, ovvero esposto ai pericoli del razzismo.

Che l’entusiasmo del nuovo non ci faccia dimenticare che ci troviamo di fronte ad un paese gravemente involuto a causa del gruppo di potere, che ha interesse a manipolare i media e a fare propaganda di una “guerra al terrorismo” raccontata in modo assai mistificato, facendo apparire il controllo militare come una “missione di pace”.
Non dimentichiamo che stiamo considerando un paese in cui la povertà è aumentata a dismisura negli ultimi decenni, a causa della disoccupazione e del precariato lavorativo, e in cui c’è molto degrado a causa dei continui tagli all’istruzione, del sistema sanitario controllato dalle corporation, e dell’assenza di sindacati autonomi capaci di difendere i minimi diritti dei lavoratori. Le cifre parlano: 750 mila disoccupati in più soltanto nel 2008, almeno 3,7 milioni di persone hanno fatto domanda per avere il sussidio di disoccupazione; sarebbero almeno 43,6 milioni i cittadini statunitensi privi di assistenza sanitaria, di cui circa 8,5 milioni sono bambini e adolescenti. Nei mesi più freddi, molti bambini muoiono per malattie dovute alle basse temperature, come avviene in un qualsiasi paese del Terzo mondo. Eppure ci parlano degli Usa come di “una grande e ricca democrazia”.

Per migliorare tale situazione si dovrebbe cambiare il sistema sanitario, imporre leggi e regole ai grandi gruppi economici e finanziari, limitando lo strapotere che hanno acquisito negli ultimi decenni, e fare in modo che vi possa essere un pluralismo mediatico, completamente scomparso negli ultimi tempi. Per “cambiare le cose”, come ha promesso, Obama dovrebbe contrastare gli interessi di alcune persone dotate di enormi poteri, e in grado di avviare campagne mediatiche colossali contro di lui.
Dunque, se egli davvero si muovesse sulla base delle sue promesse elettorali, nel giro di poco tempo avrebbe i mass media contro, e gli agenti dei servizi segreti pronti a seguire ogni sua mossa per infamarlo o far esplodere qualche “scandalo”.

C’è chi prevede un finale tragico: Il senatore Joe Biden, candidato alla vice-presidenza a fianco di Obama, il 19 ottobre a Seattle ha detto parole inquietanti: «Segnatevi le mie parole… non passeranno sei mesi prima che il mondo metta alla prova Barack Obama come hanno fatto con John Kennedy… Ricordatevi che ve l’ho detto, qui davanti a voi… Guardate, avremo una crisi internazionale, una crisi generata per metter alla prova la stoffa di quest’uomo… da studioso di storia e avendo collaborato con sette presidenti, io vi garantisco che sta per succedere… Posso darvi almeno quattro o cinque scenari da cui questo può cominciare… e lui avrà bisogno di aiuto. E il tipo di aiuto che gli servirà, è il vostro – non che lo aiutiate finanziariamente, avrà bisogno della vostra influenza”. (3)

Con queste parole, Biden ha cercato di spiegare che se Obama volesse fare qualcosa di indipendente rispetto ai dettami del gruppo di potere, gli si aprirebbe davanti una serie di scenari atti ad intralciarlo. Questi scenari potrebbero prevedere persino “crisi” con paesi esteri. Si vedano, ad esempio, i difficili rapporti con l’Iran, la Russia e il Venezuela, i cui contrasti sono creati dalle esigenze di potere e di controllo delle risorse del gruppo egemone statunitense.

E se Obama cercasse di contrastare l’aumento del debito pubblico, oppure il “pizzo” dei banchieri detto “tassa sul reddito” cosa succederebbe? Sarebbe forse accusato di essere terrorista? Oppure di essere contro la “patria”?
Quanti crederebbero alle menzogne dei media? Attualmente l’80% dei cittadini lo fa, molti dei quali oggi hanno votato Obama. Dunque, è più credibile che Obama, salito al potere, ridimensioni le sue vedute di “cambiamento” riducendole magari a qualche miglioramento nel Welfare o a qualche ritocco alla spesa pubblica. Ma il potere dei banchieri non sarà scalfito, fino a quando i popoli si accorgeranno dell’inganno che sta alla radice del sistema: nella stessa organizzazione e gestione del potere, e nel ritenere che le imprese debbano avere quale obiettivo principale il profitto, relegando in secondo piano i diritti umani.
Riporre speranza in un uomo che sarà, comunque, controllato dall’attuale gruppo dominante non appare particolarmente saggio, anche se è consolatorio e illusorio.
Per avere un futuro diverso non possiamo esimerci dal distruggere alla radice un sistema inumano e ingannevole.
Non è consigliabile credere a chi dice “cambierò il mondo”, poiché sarebbe meglio cercare di capire le vere intenzioni di chi lo dice.
Non è possibile cambiare la realtà senza sottrarre il potere a chi lo detiene attualmente e lo gestisce in modo criminale. Non si può cambiare il mondo “a metà”, e non lo può fare chi sta in alto ed è parte del sistema stesso, può farlo soltanto chi sta in basso e chi non ha nulla da spartire col sistema attuale.
Una rivoluzione forse è già in atto, ma non sarà Barack Obama a farla.

NOTE

1) http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/elezioniusanews/visualizza_new.html_792967476.html
2) http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=202&ID_articolo=698&ID_sezione=425&sezione=
3) www.antimafiaduemila.com/content/view/10220/48/ – 58k –

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