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Eluana. Intervista a Enzo Mazzi

di Mario Lancisi
da Il Tirreno, 27 novembre 2008

1. Domani sera a Firenze, in Santissima Annunziata, ci sarà una veglia, presieduta dall’arcivescovo Betori, per invocare dal Signore “protezione per la giovane che viene condotta alla morte”. Lei ci andrà?

Anch’io veglierò. Ma non andrò alla veglia annunciata. Veglierò per accompagnare Eluana e i suoi genitori nel percorso che hanno liberamente scelto di amore alla vita. E lo farò in comunione spirituale e di fede con il cardinale C. Maria Martini e con una parte non indifferente della Chiesa cattolica la quale, piuttosto che emettere spietati giudizi, si lascia interrogare dalla testimonianza di Eluana e di suo padre.

2. Se no, perché?

In tanti ci interroghiamo se la scelta di Euana e di suo padre non sia da vedere e valorizzare come un annuncio di liberazione e di resurrezione. Sospendendo l’alimentazione forzata Beppino Englaro potrà dare di nuovo la vita a sua figlia, quasi generarla di nuovo; potrà compiere nei confronti della figlia il gesto generativo più forte. E sarà anche la scelta più densa di fede cristiana. Sarà come un secondo battesimo, non in senso ritualista, ma come immersione nella dimensione della resurrezione, cioè della vita che perennemente rinasce.

3. Quale è la sua posizione sul caso Eluana?

Eluana e suo padre hanno lottato per farci crescere un po’ tutti sul piano dell’etica della vita. Dobbiamo essergliene grati. La impietosa intransigenza delle gerarchie vaticane è ancora una volta il segno di una inadeguatezza di fronte alle grandi trasformazioni che investono ormai tutti i campi del vivere ed evidenzia una forte contraddizione dal punto di vista della stessa fede cristiana. Ma può essere anche il segno della estrema debolezza in cui si trova il sistema del dominio del sacro che fin dagli inizi della storia è fondato sull’ancestrale paura della morte.

Tutti i sistemi di potere per affermarsi e mantenersi hanno sfruttato a piene mani la paura della morte. A cominciare dal potere attribuito a Dio in quasi tutte le religioni e culture. Dio e morte sono considerati da sempre nemici inconciliabili fra loro, ma in un certo senso anche alleati perché Dio userebbe la morte come strumento di condanna per il peccato.

Della paura sono vittime preti, medici, cattolici in genere. Ma anche tanti laici. La paura del binomio divinità/morte è sepolta da millenni nell’inconscio collettivo, nella zona più oscura della vita individuale e sociale.

Ed è proprio questo binomio di opposti, Dio/morte, che forse è in crisi, già dal tempo di Francesco d’Assisi che cantava la morte-sorella. Su di esso occorre lavorare per portare un po’ avanti la nostra liberazione dalla paura. La vicenda di Eluana e altre simili ci sono di aiuto.

4. Quando una persona è in uno stato vegetativo come si deve comportare il cristiano?

Il cristiano ha una luce: il Vangelo. E’ un grande annuncio di liberazione. “Non abbiate paura” è un messaggio che risuona più volte nel Vangelo. La paura, sepolta nella zona più oscura della vita, ha bisogno innanzi tutto di essere riconosciuta, narrata e analizzata. Le emergenze etiche posso essere l’occasione per dare finalmente cittadinanza a esperienze essenziali del vivere umano. E quindi per annunciare oggi il Vangelo.

La vita di Eluana è identificabile col battito cardiaco o con la funzione digestiva assicurate non dalla autonomia del proprio sistema biologico ma solo dalla potenza della tecnologia medica, oppure è forza vitale in continuo divenire che preme per essere liberata da un corpo che da se stesso non sarebbe più in grado di contenerla? E chi ama di più la vita: la suorina che vorrebbe continuare ad alimentare forzatamente la donna in coma o il padre che ha scelto di rispettare la scelta della figlia? E non è tutto.

Perché l’interrogativo riguardante la vita e la morte di Eluana è forse la domanda fondamentale che accompagna l’umanità fin dalla sua origine e che costituisce la spinta della trasformazione creatrice. Eluana è tutti noi, è ogni donna e ogni uomo.

Mia figlia – ha detto a più riprese il padre di Eluana – aveva un senso del morire come parte del vivere e non avrebbe accettato di essere una vittima sacrificale di una concezione sacrale della morte come realtà separata e opposta alla vita.

Può darsi che sfugga la pregnanza di un simile messaggio. Ma è proprio lì in quell’angoscioso intreccio di vita/morte che si radica da sempre ed oggi in modo particolarmente intenso la spinta della evoluzione culturale.

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