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Somalia, addio alle armi

di Matteo Fagotto
da peacereporter.net

Dopo tante minacce, il governo etiope ha comunicato oggi il ritiro delle proprie truppe dalla Somalia entro la fine dell’anno. Più di 10.000 uomini, il grosso delle forze che sostengono il governo di transizione somalo (Tfg), torneranno a casa, lasciando il presidente Abdullahi Yusuf e l’esecutivo in balia delle milizie islamiche, sempre più padrone del Paese. L’Unione Africana e l’Onu, messe alle strette, lasceranno nuovamente la Somalia al proprio destino?

Frustrazione per le continue divisioni all’interno del governo, disillusione nei confronti delle Nazioni Unite, che non si sono mai impegnate a fondo per risolvere la crisi somala, e problemi di bilancio. Sono queste le principali ragioni che hanno spinto il premier etiope, Meles Zenawi, a prendere una decisione annunciata da mesi, attraverso interviste e moniti lanciati al Palazzo di Vetro. Alla fine del 2006, l’Etiopia aveva preso sulle proprie spalle l’onere di guidare l’offensiva contro le Corti islamiche, che avevano conquistato l’intera Somalia (esclusa l’enclave di Baidoa) e minacciavano di rovesciare governo e presidente. Oggi, a due anni di distanza, la situazione non è molto migliore.

Recentemente, il presidente Yusuf ha ammesso che il governo controlla solo le città di Mogadiscio e Baidoa e le zone immediatamente circostanti. Nel resto del Paese, la rivolta islamica, trasformatasi in guerriglia all’indomani della guerra persa nel 2006/7, ha gradualmente scavato la terra sotto i piedi del governo e dell’alleato etiope. Dopo aver portato la croce sostenendo in pratica da sola le autorità somale (che, senza soldi, non sono mai state in grado di allestire un esercito degno di questo nome), Addis Abeba ha deciso di gettare la spugna. Dall’inizio del 2009, a difendere quel che resta del governo somalo rimarranno le Forze Armate locali, dedite a ricattare la popolazione civile più che a combattere, e un paio di migliaia di truppe dell’Unione Africana, asserragliate nei pressi dell’aeroporto di Mogadiscio e da alcuni mesi tra i bersagli preferiti della rivolta islamista.

Messa con le spalle al muro, l’Onu potrebbe decidere l’invio di un contingente di caschi blu per far fronte all’emergenza, nonostante gli appelli in tal senso lanciati ultimamente dal Segretario Generale dell’Onu, Ban Ki-moon, non hanno sortito effetto. Con un milione di profughi sparsi per il Paese e 10.000 civili morti dall’inizio del 2007, gli insorti che guadagnano terreno e i mari infestati dai pirati, la Somalia è sempre più uno stato fantasma, dove sta diventando impossibile anche solo far arrivare gli aiuti umanitari alla popolazione civile. Dopo aver lasciato l’Etiopia senza assistenza per due anni, l’Onu dovrà inventarsi qualcosa per salvare un governo sulla cui esistenza la comunità internazionale ha investito cinque anni di sforzi diplomatici.

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