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Usa, investire sui più piccoli

di Luca Galassi
da www.peacereporter.net

Obama stanzia dieci milioni di euro per l’istruzione primaria. “Per ogni dollaro investito in programmi di qualità a sostegno alle famiglie e ai bambini sin dalla loro nascita, la società risparmia dai 7 ai 10 dollari, in minori investimenti per l’istruzione specializzata, in ridotti tassi di disoccupazione, minori reati, minor ricorso al welfare system”.

I vantaggi elencati nella piattaforma del presidente eletto Barack Obama per l’istruzione primaria ne giustificano il piano di investimenti: 10 milioni di dollari. Si tratta del più ambizioso progetto federale dall’inizio dell’Early Head Start, nel 1965. Quest’ultimo era il programma del Department of Health and Human Services che erogava istruzione, sanità, alimentazione e assistenza alle famiglie a basso reddito con figli piccoli.

Analogamente, nel programma del candidato Obama, l’attenzione alla prima infanzia ha sempre ricoperto un ruolo fondamentale. La consapevolezza che i bambini sono il patrimonio e l’investimento più importante è maturata nel corso della carriera politica di Obama grazie a due influenze: l’incontro con un filantropo di Chicago e uno studio degli anni ’60.

Mentre alcuni rintracciano l’interesse del presidente eletto per tale settore nelle frequentazioni con Barbara Bowman (consulente per la direzione didattica di Chicago), la persona che lasciò in lui una traccia profonda fu invece Irving B. Harris, filantropo, sempre di Chicago. Finanziatore della sua campagna al Senato, nelle testimonianze di Harriet Meyer, presidente della Ounce of prevention fund (Ong dedicata allo sviluppo infantile), Harris è il tipo di persona “capace di ipnotizzare, e Obama lo incontrò diverse volte”. La Meyer ricorda un incontro patrocinato dalla sua ong a Springfield nel 2001: “Solo un parlamentare si presentò, ed era Obama, all’epoca senatore dell’Illinois. Il suo interesse per l’educazione dei più piccoli era già vivo allora”.

Lo studio fu invece condotto a Ypsilanti, nel Michigan. Analizzava i risultati di un programma pre-scolare avviato negli anni ’60 che offriva servizi di alta a qualità ad alcune decine di bambini di colore. Aveva un costo biennale di 15 mila dollari. Quaranta anni dopo, l’investimento aveva dato i suoi frutti, con un ritorno economico calcolato in 244 mila dollari, risparmiati principalmente a causa di una ridotta propensione a commettere reati da parte dei bambini che l’avevano frequentato.

Da questa logica parte il piano di Obama per l’istruzione primaria, a suffragio del quale si deve anche il lavoro del premio Nobel per l’economia, James J. Heckman, anche questi nato a Chicago. Heckman fu il primo a teorizzare il risparmio che investimenti mirati sull’infanzia avrebbero garantito nel futuro alla società e alle casse del governo.

La sfida, affidata in primis al futuro segretario all’Istruzione, Arne Duncan, 44 anni, laureato a Harvard e compagno di basket di Obama, si incentra su come rendere omogenee risorse che già esistono, ma che sono allocate in un sistema scolastico talmente frammentato che si stenta a chiamarlo ‘sistema’. I fondi federali sono un’aggiunta cospicua a questo sistema.

Obama ha annunciato l’istituzione di un Consiglio presidenziale per l’apprendimento primario per coordinare le politiche federali, statali e locali; per quadruplicare i finanziamento all’Early Head Start; dotare gli Stati di incentivi allo studio assegnati su base di merito; estendere i programmi di assistenza domiciliare per le madri a basso redddito.

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