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Eugen Drewermann prosegue la sua ricerca, senza la Chiesa

di Élodie Maurot
in “La Croix” del 19 gennaio 2009 (traduzione: www.finesettimna.org)

Questo prete e teologo tedesco si era dedicato negli anni 80-90 a delle ricerche che coniugavano teologia e psicologia. Viene criticato per la sua lettura della Bibbia, gli viene proibito l’insegnamento, poi anche la predicazione, prima di essere sospeso dal suo ministero nel 1992, dopo la pubblicazione di Kleriker (Funzionari di Dio), in cui critica un certo ideale cattolico di sacerdozio. Lascia formalmente la Chiesa nel 2005.

È diventato “Herr” (Signor) Drewermann, e questo ritorno alla vita comune gli sta bene. Finito il
tempo del presbiterato e dei dibattiti burrascosi con le autorità cattoliche sull’interpretazione della
Bibbia, sui dogmi e sull’organizzazione ecclesiale… Colui che fu, dopo Hans Küng, il teologo
tedesco più controverso degli anni 90 ha rotto gli ultimi legami istituzionali che lo collegavano alla
Chiesa cattolica, lasciandola formalmente nel 2005.
Eugen Drewermann vive ancora a Paderborn, nel nord della Germania. “La mia vita non è
cambiata molto, confida. Un tempo, scrivevo, facevo delle conferenze, ricevevo delle persone in
analisi: ed è quello che faccio anche oggi.”
L’esperienza del tornado mediatico che accompagnò il suo conflitto con le autorità ecclesiastiche gli
ha però insegnato a proteggere la sua intimità. Vive alla periferia della città, senza telefono, solo il
fax del vicino albergo permette di prendere contatto con lui. A giudicare dal numero delle sue
pubblicazioni, il metodo è efficace: da una quindicina d’anni, ha scritto molto sul rapporto tra
scienza e teologia, pur proseguendo i suoi commenti biblici ispirati dalla psicanalisi. “Cerco di dire
che la nostra fede in Dio non è basata su una scienza naturale o su una filosofia naturale. Dio non
è la causa ultima della catena dell’evoluzione”, spiega colui che ha sempre preferito il linguaggio
esistenziale a quello della metafisica. “Noi siamo alla ricerca di un amore che ci porti, che ci
desideri, che vuole che noi siamo, enuncia. Ed è il Dio di cui Gesù parla nel Nuovo Testamento.”
Delle controversie del passato, questo intellettuale conserva la sensazione di un dialogo impossibile
con la gerarchia cattolica. “La mia ultima discussione con il mio arcivescovo, qui a Paderborn,
riguardava il senso della nascita verginale di Gesù Cristo, e l’aspetto biologico di tale questione,
deplora. Se intesa in senso biologico, non abbiamo più una religione, ma una sorta di
superstizione.” Attento alla verità espressa dai simboli e dai miti, critica sempre una teologia
razionalizzata, dove “il vero si riduce allo storico, all’obiettivo, come i fiori sul tavolo, altrimenti
non esiste.” Il passato? “Je ne regrette rien” (ndr: non rimpiango niente), dice in francese. Oggi
tuttavia preferisce dedicarsi alla sua vocazione di sempre, cioè “fare qualcosa di simile a ciò che
faceva Gesù nel Nuovo Testamento: aiutare le persone nel loro cammino verso se stesse”. Poiché
resta convinto che “solo la grazia di Dio, riflettendosi nell’amore delle persone, può portarci la
redenzione dalle nostre divisioni, dalle nostre alterazioni, e condurci a noi stessi”.
Col passare degli anni, Eugen Drewermann è diventato un credente senza Chiesa. Condannato e
deluso dall’istituzione cattolica, non è andato a cercare rifugio dai protestanti, anche se non ha mai
nascosto la sua vicinanza a Lutero, Kierkegaard o Schweitzer. “Non è affatto difficile essere
protestante… Ma diventare cristiano? Questo è molto difficile, ma è l’unica cosa che dovevamo
cercare di diventare.” Non intende fare della sua scelta personale un esempio. “Essere o meno
membro di una Chiesa è una questione che riguarda la coscienza e la responsabilità di ciascuno,
ritiene. Conosco certo molti cattolici che sono persone meravigliose…”
Un po’ ovunque in Germania, questo oratore brillante tiene volentieri delle conferenze, ma mai in
ambiente cattolico. “È impossibile invitarmi, per un’istituzione cattolica. C’è un muro di silenzio,
analizza. Ufficialmente, io non esisto per questa Chiesa.” Il responsabile della comunicazione della
diocesi di Paderborn – anche lui lettore delle opere del teologo – conferma. Anche se sollecitati, né
l’arcivescovo né i suoi confratelli universitari farebbero riferimento al suo lavoro.
Ma le opere di Eugen Drewermann continuano ad essere lette. Non da curiosi, ma da studenti di
teologia, “da cattolici formati, un po’ anziani, che hanno tempo per letture impegnative”,
testimoniano i librai. Uno dei suoi editori contabilizza più di 800 000 vendite… In una Germania
che si secolarizza, non è forse un nome che infiamma. Ma non ce ne sono altri a questo livello.

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