Home Europa e Mondo Chi si occuperà dei bambini di Gaza?

Chi si occuperà dei bambini di Gaza?

Intervista in esclusiva di Anne Guion, a Padre Manuel Mussallam prete della Chiesa di Gaza. Egli dirige una delle tre scuole cristiane del territorio, accoglie 1200 scolari. Sono le sole scuole miste della città dove i ragazzi dei 3000 cristiani di Gaza vengono istruiti. Raggiunto per tel. lunedì 19 gennaio, dopo averlo già incontrato al momento del nostro report sulla spiaggia di Gaza nell’Apri.2008 unico luogo di svago per gli abitanti di Gaza.

Domenica scorsa ho celebrato la mia prima messa dopo l’inizio della guerra; c’erano una sessantina di persone, dopo abbiamo fatto un giro in macchina per renderci conto delle distruzioni: hanno bombardato la Corte di giustizia, delle località antiche registrate come patrimonio dell’UNESCO. I vetri delle finestre delle case sono stati spazzati via, la gente vive nel freddo. Nelle strade i passanti sono tristi, nessuno parla, alcuni giovani, stravolti, sono seduti sul bordo delle strade per vedere il sole che non hanno visto da tre settimane. Non ci sono bambini nelle strade; queste sono tutte dissestate.

La maggior parte delle vittime sono civili: bambini, vecchi e donne tutti disarmati; la gente di Gaza ha cercato di trovare rifugio presso amici di famiglia. Hanno vissuto questi 22 giorni rintanati a casa senza acqua, senza elettricità con la paura. La vita era già difficile a Gaza, ma nessuno era abituato ad una tale brutalità. Gli aerei F-16 e gli F-32 hanno sganciato delle bombe distruggendo edifici di 5-6 piani, riducendo in polvere delle abitazioni. La popolazione è stanca, traumatizzata. Gli Israeliani hanno utilizzato delle armi che hanno bruciato atrocemente i corpi, hanno stipato le persone nelle scuole dell’Unrwa, negli stabilimenti dell’Onu; in una classe vi erano da 50 a 60 persone: donne, uomini, bambini tutti insieme. Non c’era niente da mangiare, né da bere, né per lavarsi durante i 22 giorni. La sola acqua da bere era quella salata del mare. A causa della paura i bambini traumatizzati facevano pipì al letto più volte durante la notte; non c’era acqua per lavare i loro abiti, né c’erano materassi di ricambio. Non vi era modo di riscaldare i biberon per i lattanti. Hanno tolto loro l’umanità. Durante gli attacchi, chi usciva a cercare cibo o acqua rischiava la vita.

La casa delle suore del rosario, dove vivono due religiose francesi e una italiana, è stata colpita da tre missili; per fortuna le suore erano appena partite per Gerusalemme. Quattro missili sono stati lanciati sulla scuola da me diretta. Una bomba nel cortile è ancora fumante; noi non possiamo rimuoverla. Qui non vi sono sminatori che potrebbero fare il lavoro. Non c’è lezione a scuola, ma i vicini hanno paura che quella bomba esploda. Non ho notizie dei miei allievi e delle loro famiglie, le comunicazioni sono difficili. So soltanto che una delle mie allieve cristiane è morta; si chiamava Christine, aveva 16 anni e frequentava la decima classe. Stava a casa sua quanto un F-16 ha lanciato un missile contro la casa vicina ed è morta per la deflagrazione.

Vicino al mare c’era un parco con degli alberi e dei giochi per i bambini. I carri armati israeliani vi sono entrati, hanno sradicato gli alberi e distrutto i giochi. Perché? E’ la domanda che tutti si pongono. Quando un bambino a scuola da uno schiaffo ad un altro, la prima cosa che il Direttore gli chiede è: perché? Perché la comunità internazionale non ha mai posto la domanda ai Palestinesi che lanciano i razzi su Israele? Essa non ha mai realizzato che quelli che lanciavano dei razzi erano senza avvenire, senza lavoro e senza cibo. Io condanno la violenza, ma dal 2002 i razzi hanno ucciso 10 israeliani. La legge del taglione vuole che per vendicare queste 10 persone Israele ne uccida 1300 e ne ferisca 5000? La maggior parte dei feriti sono mutilati, mani e piedi e con le gambe rotte. Chi si farà carico delle persone handicappate? Chi si farà carico dei bambini traumatizzati? Qui non abbiamo delle persone competenti per questo; se ci rendiamo conto che per ogni morto, per ogni ferito sono coinvolte una cinquantina di persone: famiglia ed gli amici. Ciò significa che tutta la striscia di Gaza ne rimane colpita. Perfino nei cimiteri le bombe hanno rivoltato la terra e dissotterrato i cadaveri. Gli abitanti di Gaza non trovano più posto per seppellire i loro morti. Alcuni hanno riaperto delle tombe recenti per deporvi 3 0 4 corpi.

Sono cristiano, non posso incitare alla violenza, sono contro la guerra, ma oggi come prete le parole di perdono e di carità mi vanno di traverso in gola e vi restano prigioniere. Ma, chi può sentirle oggi?

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.