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La vitalità dell’islam

di Filippo Gentiloni
in “il manifesto” del 25 gennaio 2009

In questo momento fra le varie religioni del mondo l’islam è in primo piano. Non tanto per le cifre,
quanto per la vitalità. Energia, vitalità, gioventù. Due segnali, fra i molti che si potrebbero
verificare. Il primo: il significativo accenno all’islam, nel discorso inaugurale della presidenza
Obama, l’unico accenno al fatto religioso in un discorso programmatico di estrema importanza. «Al
mondo musulmano diciamo che siamo alla ricerca di una nuova strada da percorrere, in base a
interessi condivisi e al reciproco rispetto». E anche da noi, le piazze piene di musulmani che
pregano, con le discusse polemiche che sono poi seguite.
L’islam, dunque, continua ad affermarsi nelle terre che da secoli lo vedono protagonista: non ha
perso posizione di fronte alle «missioni» cristiane, tutt’altro. Le famigerate «crociate» sono non
soltanto un ricordo lontano, ma il ricordo di una sconfitta. E l’islam trionfa sia in terre ricche
(petrolio) sia in terre di emigrazione, come in buona parte dell’Africa.
L’emigrazione sta portando l’islam un po’ dappertutto, anche là dove era sconosciuto, come da noi.
Qualche conversione, anche clamorosa e reclamizzata, non altera il quadro generale. A fine
dicembre si è tenuto a Torino il 38° convegno delle comunità islamiche italiane (presidente
Mohamed Nour Dachan, medico ginecologo di Ancona): presenti oggi nel nostro paese ben 54
nazioni islamiche diverse. (Le moschee sparse nel paese sono ormai ben 110). E’ stato ricordato il
Corano: «L’obbedienza a Dio è falsa se non sa attenersi al bene: amare Dio significa per noi amare
il bene e combattere il male».
Ma chi definisce il bene e il male? Questo è il problema ed è chiaro che fra i musulmani italiani non
manca qualche spinta fanatica e integralista: spinte, comunque, minoritarie. Ma è evidente che la
battaglia nella striscia di Gaza, con tutti quei morti e feriti, ha confermato anche nel nostro paese le
ragioni dell’islam.
Di fronte alla giovanile vitalità dell’islam si deve ammettere che nel mondo il cristianesimo è in
ritirata? E’ presto per dirlo. Anche se è evidente che il centralismo cattolico non è più efficiente
come una volta. Prevale, nello stesso cattolicesimo, quel frazionismo che, da secoli, contribuisce
alla forza e alla diffusione dell’islam.
Niente è più come prima, neppure nella vita delle religioni. Neppure nel rapporto fra Roma e la
Mecca.

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