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ABITARE IL MONDO, SENTIRSI A CASA Un antidoto al razzismo e al sessismo

da www.womenews.net

Casa internazionale delle donne: native e migranti per un coordinamento di iniziative
Abitare il mondo, sentirsi a casa: un antidoto al razzismo e al sessismo
Presentato, il 2 febbraio 2009, alla Casa internazionale delle donne di Roma, il documento sottoscritto da donne e associazioni di donne per avviare un coordinamento di scambio di esperienze, di analisi ed iniziative attorno alla “questione migrante, la priorità dell’oggi”.

Le donne e le associazioni di donne, italiane e migranti, che sottoscrivono il presente documento, hanno scelto la Casa Internazionale delle Donne come punto di riferimento politico, in quanto luogo abitato dalle donne italiane e migranti, luogo di incontro, di scambio di esperienze e di organizzazione di iniziative.

Qui ci sentiamo a “Casa”.

Giudichiamo l’attuale situazione italiana come una situazione di emergenza sociale e democratica, che minaccia tutte noi; è lo stato sociale ad essere colpito, perché esclude le immigrate e gli immigrati non solo sul terreno del lavoro, consentendo sfruttamento e lavoro nero, ma dai diritti sociali e civili; perché diritti disuguali significano meno diritti per tutte/i, così come si sta verificando con i tagli ai servizi sociali e alla scuola, con la precarietà e la disoccupazione.

Le politiche razziste contro l’immigrazione dell’attuale governo alimentano e si combinano con nuove forme di razzismo popolare – troppi ormai gli episodi di disumanità e violenza –, fondate su stereotipi e pregiudizi contro “lo straniero e il diverso”. Il risultato è una democrazia dimezzata, perché ogni forma di discriminazione è il contrario della democrazia; vogliono imporci una cittadinanza e quindi anche una società chiusa e esclusiva, in cui tutte, native e migranti, stentiamo a riconoscerci.

Sentiamo inoltre l’esigenza di riprendere l’analisi e il dibattito sul rapporto tra diritti universali e culture diverse da quella occidentale, guardando ai modi in cui sessismo e razzismo si intrecciano e producono ingiustizia, discriminazione e sfruttamento; si tratta di un intreccio complesso sul quale dobbiamo vigilare poiché assume sia la forma di un incrudimento del razzismo se si tratta di donne straniere, sia di una loro tutela in nome di una presunta superiorità dell’Occidente. Sempre più spesso assistiamo a un uso distorto del femminismo, in chiave etnocentrica e coloniale, allo scopo di dimostrare che “il mostro è fuori di noi”: noi siamo civili mentre “loro” sono barbari e violenti; non si tratta solo di falsità, noi donne sappiamo bene che la violenza contro il genere femminile è un fenomeno trasversale che attraversa paesi culture religioni e strati sociali, si tratta di una assurda etnicizzazione (attribuzione ad una etnia) del crimine e di un uso pericolosissimo delle politiche identitarie (attribuzione di identità prefissate e immodificabili alle donne occidentali e alle donne migranti).

In questi anni, al contrario, noi abbiamo lavorato in tante, per aprire il nostro paese al mondo e alle tante diversità. Il nostro stare insieme, ciascuna con la propria soggettività, rielaborando insieme il nostro essere nate in Italia o altrove, le nostre esperienze migratorie o le nostre differenze, è già un condividere, un’alternativa dal basso e dall’alto, allo svilupparsi di un nuovo razzismo.

Cosa faremo:

 un osservatorio culturale sul razzismo in Italia: fatti di cronaca e linguaggi, scritti e parlati (giornali, Internet, radio e tv)

 un osservatorio legislativo: con i recenti decreti e disegni di legge il Governo sta creando un diritto diseguale per gli stranieri, sul piano penale, civile e sociale, rendendo loro quasi impossibile vivere nel nostro paese

 un osservatorio “geopolitico”: sulle guerre nel mondo – anche i massacri in Congo o in Ruanda hanno la stessa origine: l’invenzione delle razze e delle etnicità – sui flussi migratori e sulle conseguenze dell’emigrazione nei paesi di origine

 analizzeremo le condizioni di vita e di lavoro delle donne native e immigrate: il lavoro di cura, le nuove professioni, le nuove esperienze come imprenditrici, ma anche le vecchie e le nuove difficoltà, sostenendo progetti concreti per il miglioramento delle condizioni attuali

 ci impegneremo in particolare sui problemi della salute, perché la salute delle donne migranti può rappresentare il paradigma dello stato dell’intero Servizio sanitario nazionale e del livello reale del diritto alla salute per tutti/e. Contrasteremo le proposte legislative attualmente in discussione, attraverso le quali si vuole di fatto impedire l’accesso al SSN per i e le migranti senza permesso di soggiorno, rischiando di mettere in grave pericolo la loro salute

 ci impegneremo inoltre su un altro grande tema: le esperienze interculturali nelle scuole e in genere nella società, mettendoci in rapporto con le esperienze più valide, sostenendo una loro diffusione nel territorio e contrastando le proposte che vanno in senso opposto, come le classi differenziali per bambini stranieri.

Con chi?

 Con le istituzioni disponibili: Comuni, Provincia, Regione, Asl, con altre associazioni e movimenti, con i sindacati…

Come?

 comunicando attraverso volantini e opuscoli che illustrano nel dettaglio tutti i temi sopra descritti

 partecipando a trasmissioni radiofoniche e televisive

 realizzando un blog e quindi comunicando via Internet

 partecipando alle iniziative antirazziste che si sviluppano nel nostro territorio

 costruendo insieme, native e migranti, progetti e iniziative. Il lavoro comune, pur articolandosi su diversi piani, dovrà comunque basarsi sulla attenzione alle cose che accadono e sulla nostra capacità di analisi e di contrasto.

E insieme sul costruire esperienze nuove e positive, sul metterle in rete.

Insomma un “fare società” come antidoto ad ogni forma di razzismo e di cultura discriminatoria.

Prime adesioni:

Angela Spencer ( Associazione Donne Capoverdiane);
Pilar Saravia (Associazione NoDi);
Dalila Novelli , Paola Micone ( Assolei);
Zana Toka, Cristina Lago, Brit de Jong (Candelaria);
Costanza Fanelli, Francesca Koch, Simona Lunadei, Barbara Petrini (Casa internazionale delle donne)
Flavia Piperno ( Cespi)
Adriana Buffardi ( Cgil)
Luciana Abate, Valeria Angelini ( Consulta XI Municipio)
Simonetta Crisci (avvocata, Donne diritti e giustizia)
Lilli Chiaromonte, Isabella Peretti ( Donne migranti Cgil)
Sveva Haertter, Barbara Pettine ( Fiom Cgil)
Ambra Pirri ( Generi e generazioni)
Maria Grazia Ruggerini ( Imed)
Mirella Sartori ( Italia Laica)
Lalla Di Cerbo, Esther Koppel, Germana Villetti (Madri per Roma città aperta )
Maura Cossutta ( medico, Ospedale S.Camillo Forlanini)
Sabrina Marchetti
, Maria Vittoria Tessitore ( Università Roma Tre)

per adesioni: francescakoch@tin.it

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