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TESTAMENTO BIOLOGICO E DIRITTI DEI CITTADINI

di Paolo Bonetti
da www.italialaica.it

La Commissione Sanità del Senato ha cominciato a discutere il disegno di legge Calabrò sul testamento biologico e subito si sono fatti concreti ed evidenti i timori che molti avevano espresso su questa iniziativa parlamentare.

Il rischio è che anche in questo caso, come in quello della procreazione assistita, una legge invocata per tutelare meglio la libertà dei cittadini in una materia quanto mai personale, si trasformi in capestro di questa stessa libertà.

Il disegno di legge proposto e sostenuto dalla maggioranza del centro-destra, e che trova consenzienti anche certi settori del Partito democratico, è palesemente incostituzionale, come è stato chiaramente dimostrato da autorevoli pareri di giuristi e di medici.

Non si tratta soltanto, ed è un fatto gravissimo, del divieto, in caso di coma vegetativo permanente, di porre fine, su esplicita ed inequivocabile richiesta dell’autore del testamento, all’alimentazione e idratazione artificiale, violando in questo modo alcuni articoli della Costituzione, a cominciare dal 32, che garantiscono il diritto di rifiutare cure mediche che riteniamo ormai inutili e lesive della nostra libertà e dignità; c’è, nella proposta di legge in discussione, qualcosa di peggio, perché lede il principio stesso su cui si fonda un testamento biologico che non sia in contraddizione con la sua stessa denominazione.

Si concede di malavoglia qualcosa che viene ritirato nell’atto stesso della concessione, una proposta furbesca che si prende gioco della sofferenza dei cittadini e dei loro diritti.

In realtà, coloro che sottoscrivono questo pseudotestamento vengono privati immediatamente della facoltà di far valere davvero la loro volontà, poiché essa, per disposizione della legge, viene annullata dal potere attribuito ai medici di renderla effettivamente esecutiva.

Un capolavoro, insomma, di ipocrisia clericale, come, d’altra parte, era fin troppo facile aspettarsi che accadesse dopo la allucinante vicenda di Eluana Englaro e le arroganti dichiarazioni e minacce di personaggi come Sacconi e Formigoni.

A questo punto, però, da parte di tutti coloro che difendono diritti costituzionalmente sanciti, è necessario fare una riflessione politica duramente realistica, riflessione che è mancata in questo caso come in quello della procreazione assistita.

Appare del tutto illusorio, tenuto conto delle forze presenti in Parlamento, continuare a praticare la via parlamentare per meglio garantire certi diritti e magari rendere più ampio il loro spettro.

Il risultato non potrà che essere l’approvazione di leggi ancora più restrittive di quelle attuali o, addirittura, l’invadenza liberticida della legge in ambiti nei quali dovrebbe essere lasciata ai cittadini piena libertà di scelta, sempre nel rispetto dei principi costituzionali.

Mi rendo conto di come ci sia in molti la generosa intenzione di rendere, attraverso la legge, più sicure le garanzie dei diritti individuali, soprattutto di quelli dei cittadini più deboli e indifesi per ragioni sociali e culturali.

Tuttavia, dobbiamo chiederci, se l’insistere su questa strada non conduca, in realtà, a situazioni nelle quali proprio i soggetti più fragili finiscono col subire nuove e pesanti discriminazioni introdotte da leggi che hanno il solo scopo di compiacere la volontà della Chiesa cattolica.

Bisogna, ormai, rendersi ben conto che nel centro-destra, per cinico calcolo di convenienza politica, non ci sarà mai nessuno o quasi nessuno disponibile ad accordi che siano in qualche misura accettabili da coloro che difendono l’autonomia degli individui nelle loro scelte di vita, di procreazione e di morte.

E nello stesso centro-sinistra non ci sono soltanto i cosiddetti teodem (che, almeno, si sa come la pensano), ma ci sono anime grigie che coltivano speranze tanto illusorie quanto inconfessabili di accattivarsi, sulla pelle del loro prossimo, la benevolenza politica della Chiesa.

Ma allora quali speranze, o meglio, quali prospettive di azione concreta per la difesa dei diritti civili, ci restano in un’Italia che scivola lentamente verso un regime autoritario-clericale, con i due maggiori partiti che si accordano per emarginare in ogni sede tutte le voci dissenzienti e una stampa (non parliamo, poi, delle televisioni) che sempre più si presta a fare da coro benevolo?

L’ultima trincea contro il regime che avanza è ormai soltanto quella, anch’essa sempre più fragile e isolata, dell’ordine giudiziario, sottoposto a molteplici minacce e ricatti.

Se il partito democratico cederà perfino sulla questione della riforma della giustizia, non ci sarà davvero più nulla su cui appoggiare la resistenza dei cittadini che ancora credono nella Costituzione, nella divisione dei poteri, nei diritti umani inviolabili.

Proprio per questo, con un Parlamento dal quale poco o nulla possiamo attenderci, occorre continuare a difendere, in tutte le forme che ci sono ancora consentite, la sovranità della legge fondamentale della nostra repubblica.

A coloro che cercano di aggirarla con sofismi ed astuzie ci dobbiamo opporre con quegli strumenti giuridici che la Costituzione ci mette a disposizione. E sostenere la magistratura in una battaglia che non dobbiamo considerare perduta finché ci sono cittadini determinati a combatterla.

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