Home Politica e Società TESTAMENTO BIOLOGICO. SUL DDL CALABRÒ C’È STATO CONTROLLO PREVENTIVO DELLA CHIESA

TESTAMENTO BIOLOGICO. SUL DDL CALABRÒ C’È STATO CONTROLLO PREVENTIVO DELLA CHIESA

Nota stampa dell’ADUC

Firenze, 28 gennaio 2009. Il ddl Calabrò sul testamento biologico, su cui si apre oggi il dibattito al Senato, rispecchia in tutto e per tutto le posizioni della Chiesa cattolica romana e dello slogan che da anni ripete: ne’ eutanasia ne’ accanimento terapeutico.

Dove pero’ la nozione di accanimento non è lasciata all’individuo sul cui corpo opera la scienza medica, ma e’ rigidamente formulata dal legislatore. Non si ammette che per alcuni la nutrizione artificiale sia accanimento, perché per legge essa non lo è mai.

Un po’ come se per legge si stabilisse che il colore giallo e’ più bello del colore verde. E così viene meno quel diritto straordinariamente chiaro e certo espresso nell’articolo 32 della Costituzione: il diritto assoluto a rifiutare qualsiasi trattamento sanitario.

Il silenzio-assenso del Vaticano e della Cei, solitamente molto solerti nel criticare preventivamente i progetti di legge che non vanno loro bene (vedi coppie di fatto), ci conferma che questa bozza e’ stata sottoposta preventivamente al controllo delle gerarchie ecclesiastiche.

Pur apprezzando sempre più l’impegno per la difesa della Costituzione del senatore e scienziato Ignazio Marino e dei parlamentari Radicali, voci sempre più solitarie in Parlamento, prendiamo atto che la bozza Calabrò diventerà legge grazie ad un Pdl compatto ed un Pd moribondo.

Come per la legge 40 sulla procreazione assistita, dovremo pian piano demolire la legge sul testamento biologico attraverso un lungo e lento iter giudiziario che ne accerterà l’incostituzionalità. Nel frattempo, decine di migliaia di disgraziati e le loro famiglie saranno costrette a subire il prolungamento artificiale della sofferenza e del processo di morte.

Rimane da chiedersi per quale motivo il legislatore non abbia il coraggio di cambiare l’articolo 32 della Costituzione, invece di violarlo con una legge ordinaria. Basterebbe riscriverlo come segue: “È un dovere del cittadino mangiare e bere fino alla morte. La legge detta le modalità di somministrazione forzata del cibo ove il cittadino rifiutasse o non fosse in grado di nutrirsi da solo. Amen.”.

Pietro Yates Moretti, vicepresidente Aduc

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