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Istigazione al suicidio

Il diritto e la libertà di decidere della propria morte è diritto inalienabile su cui nessuno Stato può legiferare

di Paola Zaretti
da www.womenews.net

“Io credo che quasi tutti gli uomini che sono stati in Guerra dovranno ammettere, se sono onesti, che da qualche parte, dentro di loro, ne hanno anche goduto… Era così bello, avevo il potere di vita e di morte…è la droga migliore che esista, la scopata migliore mai fatta…”

Sono le parole sconcertanti di un ex marine e redattore di “Texas Monthley” e di “News Week”, riportate da Johanna Bourke in Le seduzioni della guerra: miti e storie di soldati in battaglia .

Le ho riportate nel Seminario “Paranoia e politica” organizzato quest’anno a Padova da Oikos-bios ed è davvero sorprendente di quanto poco il tenore e il clima di questi incontri – assieme al Convegno del 13 Dicembre Né pro- Né contro su Manifesto per la soppressione dei partiti politici – abbia anticipato il concatenarsi degli eventi inauditi di questi giorni.

E’ la passione per la morte ad essersi infiltrata in una legge di Stato. Definisco così e non altrimenti, una legge di stato che interviene a regolamentare la Morte di ciascuna/o – indipendentemente dalle sue convinzioni e quali che siano le sue condizioni di vivibilità – trasformandola in una costrizione coatta.

Se a nessuno è concessa la libertà di venire al mondo,il diritto e la libertà di decidere della propria morte – è diritto inalienabile su cui nessuno Stato può legiferare.
Tanto meno lo può uno Stato di diritto i cui rappresentanti, dalla soglia più infima di una preclara e inammissibile ignoranza, hanno la pretesa di trattare e di legiferare su temi delicati di natura filosofica di cui nulla sanno e di cui la loro vita, virtualmente vissuta e a tutt’altro dedicata, mostra di fare volentieri a meno.

Ma di che cosa vogliono occuparsi questi esemplari di maschi che ci governano?
Di quale vita vanno dicendo? Quale vita, se è lecito, vanno difendendo, loro, rappresentanti di un genere che ha fatto il possibile e l’impossibile per distruggere la vita sulla terra?
Di un genere affetto da misoginia che, mentre offende il concetto di Vita ergendosi a paladino di una vita vegetativa che più non c’è, si defila, si nasconde, tace, evita, fugge, ogni volta che si tratta di difendere la Vita reale – e non vegetale – di migliaia di donne stuprate e uccise?

Che cosa aspettano questi signori a compiere l’Atto etico di “spararsi addosso” – di cui ci dice ZizeK – e di addivenire a un barlume di ragionevolezza?
Loro, che hanno eletto ovunque la menzogna a regola aurea di condotta, di vita e di pensiero.

E non parlatemi, vi prego, in questo terribile momento di destra e di sinistra perché la vergogna che provo per essere un’abitante di questo ignobile paese, è così sconfinata che nessuno schieramento sarebbe in grado di contenerla.

Istigazione al suicidio, sì, di questo si tratta e bisogna avere il coraggio di dirlo.
Istigazione al suicidio per tutti e tutte coloro, almeno, che hanno piena coscienza di essere mortali e di essere dunque, presto o tardi, destinati/e a morire.

Solo chi è preda di un delirio di immortalità e di onnipotenza, solo chi misconosce l’inevitabile della propria morte, solo chi non si rassegna e pensa di far eccezione a questa universale condizione umana, solo chi nega di essere un essere per la morte, solo chi esclude di potersi trovare in certe strazianti condizioni, può pensare di costringere qualcun altro/a a subire la violenza di essere ridotto a niente e dei genitori accusati di assassinio, a uno strazio senza fine. Vergogna.

Chi non conosce lo strazio della perdita di una figlia o di un figlio taccia, per pudore. Invece che accanirsi a colpire chi ha portato il peso di tanto dolore, aggiungendo al dolore altro dolore. Lo chiamano amore. Amore per Chi?

E’ chi resta e ha saputo dar prova di che cosa sia l’amore vero per una figlia – che di questo Amore ha oggi bisogno – per resistere. Ma non sorprende che in un mondo rovesciato a testa in giù, si può chiamare amore il sadismo, il “godimento del male”.

E’ il culto perverso della sofferenza e della “croce”, dell’espiazione per le supposte colpe commesse, di matrice ben nota.

Le cittadine e i cittadini italiani hanno i governi che si meritano e se non hanno la lucidità per capire dove le/li porterà la paranoia di loro governanti, è perché sono stati loro sottratti, assieme a molto altro, il ben dell’intelletto, la corretta informazione, l’autonomia di pensiero.

E’ perché la scuola e l’università tutto insegnano fuorché l’essenziale, è perché la “cultura” è stata colonizzata ed è diventata monopolio della politica, di uomini ignoranti e senza scrupoli.

Che dei parlamentari maschi, totalmente indifferenti alla vita – alla loro e a quella delle donne – che degli uomini, muti e complici di fronte alla violenza perpetrata in casa e fuori, che uomini la cui politica irresponsabile sta distruggendo la vita di migliaia di famiglie, riescano a spaccare il paese in due opposte fazioni proclamandosi difensori della vita accusando l’altra di assassinio, ecco che cos’è Paranoia.

La “diagnosi”, per quanto mi riguarda, è datata e vedo – tardivi e sommessi ma autorevoli- segnali di condivisione. La paranoia abita ed è attivamente all’opera nel cuore stesso dello Stato.
Con questo dobbiamo fare i conti e varrebbe la pena di parlarne tra donne che saranno chiamate, fra poco, a votare, per conoscere le loro intenzioni.

Potrebbe essere un’occasione per dibattere e affrontare, una buona volta, il cuore del problema e trovare, forse, una soluzione. Perché, intendiamoci, nulla accade senza la responsabilità e la complicità di ciascuno/a.

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