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HABEAS CORPUS

di Franco Del Campo

L’ “habeas corpus” è un privilegio che i baroni inglesi hanno strappato a un sovrano prepotente ed incapace quando il 15 giugno 1215 hanno ottenuto la Magna Charta Libertatum

Quell’antico privilegio, lentamente, molto lentamente, è diventato un diritto fondamentale dei cittadini ed è uno dei capisaldi delle costituzioni liberali.

L’ “habeas corpus” significa che nessuno –salvo un giudice, se ritiene che una legge sia stata violata- può privare un cittadino del suo corpo. Qualsiasi potere, in assenza di un reato, che voglia fare del nostro corpo un uso improprio senza il nostro consenso esce dallo stato di diritto e diventa “tiranno”. L’”habeas corpus”, così, diventa il presidio della libertà individuale contro l’arbitrio dello stato.

Questo principio è tutelato con grande chiarezza anche dall’art. 32 della nostra bellissima e preziosa Costituzione: “(…) Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dalla persona umana”.

È questo il principio che dovrebbe ispirare il dibattito politico, adesso che il parlamento italiano, con lustri di colpevole ritardo, si accinge ad affrontare il tema civilissimo del “testamento biologico”. Significa che il mio corpo è mio, esclusivamente mio, e nessuno può fare di me quello che vuole senza il mio consenso.

Il “testamento biologico” deve servire a rendere palesi le mie volontà sul mio corpo –disposizioni che valgono solo per me, sia chiaro- nel caso malaugurato non possa dare più un consenso esplicito e diretto. È assurdo e crudele che –come sembra previsto dal disegno di legge che tra poco sarà portato in Parlamento- si debba riconfermare ogni tre anni la propria volontà dal notaio. Chi fa una scelta del genere ne ha piena consapevolezza e se dovesse cambiare idea –allora sì- correrebbe subito dal notaio per modificare le proprie indicazioni.

L’obbligo di rifare la dichiarazione ogni tre anni, come una specie di tagliando, è solo un crudele ostacolo burocratico all’adempimento delle nostre volontà. C’è anche da riflettere sul sondino per l’alimentazione artificiale, che secondo la proposta di legge presto in discussione, dovrebbe restare fuori dalle nostre scelte, perché non rientrante tra gli interventi medici. Anche in questo caso siamo di fronte a una crudele ipocrisia.

Chi pone il sondino per l’alimentazione artificiale nel corpo di una persona: un giardiniere? un elettricista? un professore di filosofia? un panettiere? No, sempre un medico o personale para medico. Affermare, quindi, che il sondino per l’alimentazione artificiale non sia “un trattamento sanitario”, per non farlo rientrare sotto la tutela dell’art. 32 della Costituzione, è solo un artificio retorico da bassa politica che viola il principio esteso dell’“habeas corpus”.

Su questo principio qualsiasi divisione tra laici e cattolici, tra credenti e non credenti è priva di fondamento. Vale per il “testamento biologico” la stessa logica del divorzio: dà a chi lo vuole –nel rispetto della normativa- il diritto di sciogliere il patto matrimoniale, ma non obbliga nessuno a farlo (ci mancherebbe). Anche in questo caso, però, succede che persone che sono favorevoli al divorzio non divorzino e persone che sono contrarie al divorzio invece divorziano, ma si tratta solo di una debolezza logica ed umana.

Il “testamento biologico” deve essere un atto forte e consapevole, che non obbliga alcuno, salvo chi lo sottoscrive, ma tutti gli altri sono tenuti a rispettare la volontà espressa. Chi decide esplicitamente di rifiutare ogni forma di accanimento terapeutico, alimentazione artificiale compresa, e non vuole essere mantenuto in una vita esclusivamente vegetativa (privo dell’anima intellettiva, direbbero Aristotele e Tommaso d’Aquino) esercita semplicemente un suo diritto. Chi, invece, ritiene che la sua vita vegetativa deve continuare, sostenuta in ogni modo dalle tecnologie esistenti, può farlo con la più ampia libertà e non servirà nemmeno che passi dal notaio.

Questo dice il buon senso, la logica e anche lo stato di diritto.

La politica in Italia, invece, sembra essere un’altra cosa. C’è sempre qualcuno –e pare siano in molti- che vuole imporre a me e a chi la pensa come me, la sua volontà, mentre io non mi sognerei mai di imporre a loro le mie scelte. Questa è la differenza fondamentale tra etica e politica.

Lo “stato etico” è prerogativa delle ideologie totalitarie come fascismo, nazismo e comunismo, quando la politica ha preteso di imporre a tutti la propria volontà e la propria idea di uomo (e quindi di “non uomo”, come dimostra la Shoah). Lo stato di diritto, invece, garantisce e rispetta la libertà degli individui, anche contro l’eventuale “tirannia della maggioranza”.

C’è poi il caso di Beppino e di Eluana Englaro, che sono stati insultati e violentati dalla politica e dai mass media. Quanto falsa era quella vecchia foto gioiosa di Eluana sugli sci, che ha confuso molti ed ha fatto dire a qualcuno che avrebbe potuto avere ancora dei figli? Quanto orribile l’accusa a Beppino di essere l’assassino di sua figlia, che invece ha amato e rispettato disperatamente? A queste domande ciascuno dà le sue risposte, ma -queste sì- dovrebbero essere appena sussurrate o restare nel silenzio della propria coscienza.

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