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Berlusconi: voli low cost per la Palestina

Flavio Lotti: i palestinesi non hanno bisogno di soldi ma di libertà.

Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace replica alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che nel corso della conferenza stampa di ieri con il premier inglese Gordon Borwn ha presentato le sue “idee” per fare pace in Medio Oriente.

Ecco cosa ha detto ieri Berlusconi: “Continueremo ad operare nella direzione di favorire la conciliazione all’interno della comunità palestinese, per dare il via a rinnovate negoziazioni per il processo di pace, avendo ben chiaro che anche l’Occidente deve fare la sua parte, presentando ai palestinesi un piano che abbiamo voluto chiamare “Piano Marshall” per la Palestina.

Siamo entrati nei dettagli su cosa fare concretamente per favorire il progresso economico della Cisgiordania, con la costruzione di un aeroporto, con l’installazione di strutture alberghiere, con contratti con le compagnie low cost affinché il grande numero di possibili turisti cattolici che da tempo aspettano di visitare i luoghi sacri e soprattutto Betlemme possano, una volta stabilizzata la situazione, una volta trovata la pace, possano portare il loro contributo ad una crescita del benessere della Palestina che noi riteniamo essenziale, non solo perché si possano formare i due stati, ma affinché uno stato, uno stato palestinese, non si trovi in condizioni inaccettabili, con un divario tra il benessere israeliano e la sua povertà troppo elevato.

Su tutti questi temi abbiamo trovato le stesse opinioni e questo ci conforta nel continuare ad assumerci la responsabilità del G20, per quanto riguarda il signor Gordon Brown, e per quanto riguarda il G8, personalmente, Silvio Berlusconi”.

Sdegnata la reazione di Flavio Lotti: “Ma di quali voli low cost per i turisti cattolici sta parlando Berlusconi? Ma di che sta parlando? Quale aeroporto, quali alberghi, quale piano Marshall?

I territori palestinesi, Betlemme e Gerusalemme incluse, sono già pieni di alberghi che potrebbero ospitare migliaia di turisti e pellegrini ma che sono spesso chiusi a causa dell’occupazione militare, del muro e dei posti di blocco che strangolano l’economia palestinese.

Persino gli aeroporti non mancano in Palestina. Quello di Gerusalemme è occupato dagli israeliani sin dal 1967. Quello di Gaza, costruito con i fondi dell’Unione Europea, è stato distrutto nel corso dell’ultimo attacco israeliano su Gaza.

Cosa intende dire Berlusconi quando dice queste cose? Forse Berlusconi sta pensando di pagare con i nostri soldi i costi dell’occupazione israeliana?

Altro che piano Marshall. I palestinesi non hanno bisogno di soldi ma di libertà e pace. Ben altre sono dunque le cose che deve fare l’Italia liberare gli israeliani e i palestinesi dalla morsa della guerra. Ecco 10 azioni concrete in grado di cambiare realmente le cose.

1. Spiegare a Israele che è folle (e illegale) continuare a punire collettivamente un milione e mezzo di persone e che deve far entrare nella Striscia i beni necessari per dare a quella gente la possibilità di avere una vita dignitosa;

2. portare soccorso alle famiglie di Gaza sopravvissute all’ultima battaglia (affermare, come fa il governo italiano, che si vuole soccorrere la popolazione di Gaza colpita dalla guerra e rifiutarsi di avere ogni relazione con Hamas vuol dire imbrogliare gli italiani);

3. promuovere il raggiungimento di una vera tregua tra Israele e Hamas che includa controlli più efficaci contro il traffico di armi, la fine del lancio dei razzi palestinesi e l’apertura di tutti valichi della Striscia di Gaza;

4. premere su Israele perché riduca immediatamente la pressione militare sui palestinesi della Cisgiordania e di Gerusalemme est, fermi la costruzione di nuovi insediamenti e del muro sui Territori palestinesi occupati, rimuova i posti di blocco e riapra le strade che possano consentire la riunificazione della Cisgiordania oggi frammentata;

5. sostenere tutte le organizzazioni della società civile e gli Enti locali che possono concorrere a costruire la pace dal basso con iniziative di dialogo, solidarietà e cooperazione;

6. favorire in ogni modo la riconciliazione nazionale palestinese e non accentuarne le divisioni (affermare, come fa il governo italiano, che ci sono palestinesi buoni e palestinesi cattivi, che si vuole rafforzare i buoni e combattere i cattivi e che, allo stesso tempo, si vuole favorire il processo di riconciliazione nazionale tra i palestinesi è un obiettivo completamente irrealistico);

7. riavviare il dialogo con tutti i paesi del mondo arabo per risolvere i diversi conflitti aperti e giungere ad un accordo di pace e di disarmo regionale;

8. promuovere la firma di un accordo di pace tra Israele e l’Autorità Nazionale Palestinese da sottoporre successivamente a referendum ad entrambi i popoli (la giusta formula “Due Stati per due popoli” non basta più a descrivere la meta. L’obiettivo deve essere garantire ad entrambi i popoli la stessa dignità, gli stessi diritti, la stessa libertà e la stessa sicurezza.);

9. promuovere un piano per affidare all’Onu, con il deciso sostegno dell’Unione Europea, la responsabilità di garantire contemporaneamente la sicurezza d’Israele e della Palestina;

10. promuovere il trasferimento della sede dell’Onu da New York a Gerusalemme e trasformare il cuore conteso del conflitto nella capitale della pace e della riconciliazione del mondo.”

Tavola della pace
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