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CITY ANGELS

di Ida Dominijanni
da il manifesto, 21 febbraio

Un militare per ogni bella donna, aveva detto qualche settimana fa Silvio Berlusconi mettendo in barzelletta la violenza sessuale con lo stesso spirito lieve con cui è solito trattare di Auschwitz o dei desaparecidos.

Detto fatto, un decreto legge e avremo non un militare ma una pattuglia di ex militari, ex guardie, ex qualcosa in pensione, arruolati dai prefetti in funzione di angeli custodi delle (belle) donne. City Angels, nell’inglese dei serial polizieschi. In italiano, ronde. Nipotini delle camicie nere, nel lessico sbrigativo che circola nel Web.

Gli angeli custodi non saranno armati e non saranno volontari, anzi dovranno a loro volta passare qualche test ed essere schedati, tanto per prendere con una sola fava due piccioni sulla strada della società della sorveglianza. Che cosa faranno sul piano pratico ci verrà svelato da un altro decreto, di Maroni, a breve. Che cosa faranno sul piano simbolico invece è già chiarissimo.

Primo, servono a dare un ennesimo colpo allo stato di diritto, cooptando un pezzo di società civile nelle funzioni statali di sorveglianza e repressione e dividendo la cittadinanza in controllori e controllati.

Secondo, servono a nutrire l’immaginario collettivo, maschile e femminile, con una bella iniezione di rassicurazione. Non temete, donne, i vostri uomini vi proteggeranno. Non temete, uomini, siamo ancora in grado di proteggere le nostre donne. Da chi? Dallo stupromigrante, s’intende.

Se ci fossero dubbi, la costruzione del decreto legge di ieri parla da sé. Si chiama decreto antistupro, e mette in fila misure emergenziali contro la violenza sessuale, misure emergenziali contro gli immigrati, misure emergenziali a favore delle ronde.

Una sequenza che è una filosofia: gli altri stuprano le nostre donne, noi le proteggiamo con i nostri uomini. In inglese non sapremmo. In italiano, paternalismo autoritario. Lo stesso, né più né meno, che Berlusconi ha tirato fuori sul corpo inerme di Eluana Englaro, sostituendosi a spintoni al padre impotente per presentarsi come padre onnipotente, «io salverò questa vita per decreto».

Non era vero, ovviamente, come non è vero che gli angeli custodi ci salveranno dagli stupri. Ed era improprio allora l’uso della decretazione d’urgenza contro un atto legittimato da alcune sentenze, com’è impropria oggi la decretazione d’emergenza contro un reato, lo stupro, che è – purtroppo – tra i meno emergenziali e i più banalmente normali.

Si dice spesso – è stato detto e ridetto, da destra, per legittimare le guerre «contro il patriarcato islamico» – che il livello di una civiltà si misura col termometro dei rapporti fra i sessi. Se questo è vero, la civiltà del nostro paese è scesa a un livello alquanto basso. Con l’assenso, va da sé, della ministra alle pari opportunità e di quante come lei penseranno che sì, finalmente un governo «che decide» sulla violenza sessuale.

Finalmente un uomo forte che ci manda gli angeli custodi. Ci servono armi nuove per contrastare un delitto antico che si presenta in forme nuove. Ci serve sapere che cosa autorizzi e legittimi, nella mente maschile «straniera» e «nazionale», una pulsione di asservimento, distruzione e revanche che si scarica nella violenza sessuale.

Quale cultura nazional – popolare trasmessa ogni sera in tv, e quali attriti culturali transnazionali acuiti da fili spinati, centri di permanenza e barriere simboliche. Quale mito dell’uomo forte, nel ruolo dello stupratore e in quello dell’angelo, in combutta con quale mito della donna a corrente alternata, velina oggi vittima domani.

Il resto è propaganda. Per decreto.

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