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Fanno abortire bimba stuprata Sei scomunicati

di Paolo Manzo
in “La Stampa” del 7 marzo 2009

«La medicina è più corretta della Chiesa». Con queste parole il presidente verde-oro Luiz Inácio
Lula da Silva è intervenuto personalmente nel duro testa a testa tra Chiesa Cattolica e la società
civile brasiliana montato nelle ultime ore da un fatto di cronaca che sta facendo discutere il Paese.
«I medici hanno salvato la vita della bambina, come cristiano e come cattolico – ha aggiunto Lula –
mi dispiace profondamente che un vescovo della Chiesa Cattolica abbia mostrato un
comportamento così conservatore».
Il dito è puntato contro José Cardoso Sobrinho, arcivescovo di Olinda e Recife, nel Nord-Est del
Paese, tra le regioni più povere dell’intero Brasile. Sobrinho ha infatti scomunicato la madre e i
medici di una bambina di appena 9 anni. In tutto dovrebbero essere sei persone. Il motivo? Perché
hanno permesso alla ragazzina, rimasta incinta di due gemelli dopo uno stupro subito dal patrigno,
di abortire al quarto mese di gravidanza. L’arcivescovo ha tuonato contro i medici, accusati di aver
violato «la legge di Dio» e ha avuto parole durissime per la madre della bimba.
L’aborto è stato comunque praticato: la bimba se avesse portato avanti la gravidanza avrebbe
rischiato la vita. Pesa, infatti, poco più di 30 kg ed è alta 1 metro e 36: il suo fisico non ce l’avrebbe
fatta a sostenere una prova del genere. L’aborto in Brasile non è legalizzato, ma la legge lo prevede
in caso di rischio di vita per la madre e di stupro. Il caso della bambina, dunque, rientrava
pienamente nell’eccezione ammessa dalla legislazione verde-oro. Ma l’arcivescovo non ha avuto
ripensamenti nel suo giudizio: «La legge di Dio è superiore a qualunque legge umana – ha
proclamato – quindi se la legge umana, cioè una legge promulgata dagli uomini, è contraria alla
legge di Dio, questa legge umana non ha alcun valore». In un’intervista al quotidiano brasiliano
«Folha de São Paulo» l’arcivescovo ha poi aggiunto che «è vero che il medico ha detto che la
bambina correva rischi, ma che comunque il fine non giustifica i mezzi. Lo scopo buono di salvare
la sua vita non può giustificare la soppressione altre due vite».
Durissima la reazione del ministro della Salute brasiliano José Temporão che ha definito la
posizione presa da Sobrinho «estremista e inopportuna» e che ha cercato di riportare l’intera vicenda
sul fronte legale. «La bambina è stata violentata. Il resto è opinione della Chiesa» ha concluso.
Intanto il patrigno della bambina è stato arrestato con l’accusa di stupro. Ha ammesso di aver
abusato di lei dall’età di 6 anni e anche della sorella quattordicenne. Quanto alla piccola è ancora
ricoverata, le sue condizioni di salute sono buone ed è monitorata da medici e psicologi. Il fatto è
avvenuto nello Stato del Pernambuco, dove è nato Lula, nella remota cittadina di Alagoinha, zona
poverissima e carente di supporti sociali. Proprio Lula ha sottolineato come la storia faccia parte di
«un processo di degrado della struttura stessa della società». Il caso, infatti, non è isolato. Nel Sud
del Brasile a circa 500 km da Porto Alegre, nella cittadina di Iraí un’altra bambina, stavolta di 11
anni, incinta al settimo mese è ricoverata nell’ospedale di Tenente Portela perché la sua gravidanza è
a rischio. Anche lei è stata stuprata dal proprio padre adottivo. In questo caso data la gestazione
avanzata la legge non consente l’aborto.

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