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Resistenza con amore

di Hubert Debbasch
in “Témoignage Chrétien” n° 3338 del 5 marzo 2009 (traduzione: www.finesettimana.org)

Le recenti prese di posizione della Santa Sede o, per meglio dire, di Benedetto XVI stesso,
continuano a far scorrere inchiostro. Purché non facciano scorrere sangue. In Iraq molti vescovi,
preti e laici parlano ancora con desolazione delle violenze che sono seguite alla dichiarazione per lo
meno infelice del papa a Ratisbona riguardo all’islam. La nuova “gaffe” che consiste nella
riabilitazione di un vescovo negazionista è inaccettabile. La ritrattazione del Vaticano che ne è
seguita è preoccupante: se i servizi della Curia ignoravano le posizioni di monsignor Williamson, è
una grave incuria. Se le conoscevano, ci stanno mentendo.
Sconcerto
In questi ultimi tempi, le critiche non piovono solo dai luoghi abitualmente inclini a criticare il
Vaticano. In diocesi molto in linea, in uomini e donne indiscutibilmente innamorati della Chiesa e
con una venerazione innata o soprannaturale per il ministro che considerano il successore di Pietro,
lo sconcerto si fa sentire. Anime buone e spiriti grandi si proibiscono di pensar male, radicati in una
certezza lodevole e probabilmente in gran parte giusta: Dio è Dio, Benedetto XVI è il suo profeta.
Per fortuna non è l’unico. Altri alzano il loro grido a Dio affinché la sua Chiesa non affondi e i suoi
fedeli non fuggano. Un buon numero relativizza dicendo che, in fin dei conti, la Chiesa cattolica
non è tutta quanta impegnata nelle imprudenze del suo capo. Un ragionamento che non regge, a
causa dell’importanza che il papa stesso dà alle sue dichiarazioni e a causa dell’ambito,
opportunamente impreciso, dell’infallibilità pontificia.
Riconosciamo l’incrollabile attaccamento a Roma dei fondatori di Témoignage Chrétien. Tale
spirito di fiducia filiale non impediva affatto a padre Chaillet di considerarsi lui stesso
“rivoluzionario”. Quanti cristiani, ancor oggi, si rifugiano dietro agli insegnamenti del magistero
per non affrontare seriamente l’assunzione di impegni evangelici? Quanti, ieri e oggi, lasciano la
Chiesa, adducendo a pretesto l’indegnità dei suoi principali rappresentanti? Témoignage Chrétien,
fin dalla sua nascita, ha preso un’altra strada: “Ricordiamo le direttive dottrinali emanate dai capi
della Chiesa. Così facendo compiamo il dovere che ha ogni credente, impegnato nella vita
temporale, di rendere testimonianza della propria fede, di conservarla contro la corruzione, di
difenderla quando è minacciata. Sarebbe un grave errore, frutto di grande vigliaccheria, aspettare,
per farlo, di averne ricevuto ufficialmente la missione. I Cahiers du Témoignage Chrétien sono la
testimonianza di cristiani numerosi e diversi, che, senza secondi fini politici e senza pretendere di
impegnare in alcun modo la gerarchia, si impegnano a fondo come cristiani” (1).
Contraddizioni
Impegnarsi a fondo come cristiani, che si sia cattolici, ortodossi o protestanti, non è negare le
contraddizioni che esistono nella Chiesa. C’è una Resistenza necessaria a tutto ciò che imprigiona
l’uomo. Anche nella Chiesa. Soprattutto nella Chiesa che deve essere un luogo nel quale l’uomo
trova i mezzi per la sua liberazione. C’è una Resistenza necessaria a tutto ciò che imprigiona Dio.
Anche nella Chiesa. Ci vuole resistenza, ma ci vuole anche amore, nello stesso movimento. L’amore
si manifesta in maniera forte e sottile nella fedeltà. C’è un senso dell’appartenenza alla Chiesa che
nulla può far vacillare. Né il dubbio né la rivolta.. Né i seguaci del papa, né i suoi contestatori. Né il
papa stesso. Però la Chiesa non deve abusare di questo spirito di fedeltà e di fiducia, che merita al
contrario di essere sostenuto. La Chiesa ha quasi sempre lasciato spazio alla resistenza al suo
interno. Paolo resisteva già a Pietro in maniera forte. Non è il momento di abbandonare la nave. Ma
una resistenza è necessaria, tanto più forte, in quanto espressione d’amore. “Sarebbe un grave
errore, frutto di una grande vigliaccheria, aspettare, per farlo, di averne ricevuto ufficialmente la
missione”.

(1) Cahiers du Témoignage Chrétien, ottobre-novembre 1942

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