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Brasile. L’arcivescovo e il pedofilo

della redazione di “Témoignage Chrétien”
in “Témoignage Chrétien” n° 3339 del 12 marzo 2009 (traduzione: www.finesettimana.org)

Il caso ha fatto scandalo in Brasile e infanga anche tutto il mondo cattolico. Una bambina di nove
anni, incinta in seguito ad uno stupro, ha subito un aborto. La decisione è legale: in Brasile,
un’interruzione volontaria di gravidanza è autorizzata se la gravidanza è frutto di uno stupro o se la
vita della madre è minacciata. La ragazzina rispondeva ad entrambe le condizioni: il suo patrigno
abusa di lei da tre anni, e per lei era impossibile portare a termine questa gravidanza. Il suo corpo di
33 kg non avrebbe potuto sopportarlo. Tanto più che aspettava dei gemelli. Gli argomenti non hanno
convinto l’arcivescovo di Recife, Dom José Cardoso Sobrinho. Ha dichiarato che l’aborto era un
“crimine”. Non ha esitato a fare appello al presidente del tribunale competente e ha chiesto alla
clinica che accoglieva la bambina di rifiutare l’operazione. La madre e la figlia hanno dovuto
rifugiarsi in un altro istituto. L’arcivescovo ha subito scomunicato l’équipe medica e la madre della
bambina. Invece, il patrigno della bambina, che ha confessato di aver stuprato anche la sorella della
bambina, quattordicenne e handicappata mentale, non è stato sanzionato. Ciò che gli assicura
l’indulgenza dell’arcivescovo, è il fatto che questo violentatore pedofilo è contro l’aborto: “Certo
ciò che ha fatto è orribile, ma ci sono tanti peccati gravi, e il più grave è l’eliminazione di una vita
innocente”. Il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della congregazione per i vescovi in
Vaticano, ha sostenuto l’arcivescovo di Recife e ha dichiarato: “È un triste caso, ma il vero
problema è che i gemelli concepiti erano due persone innocenti, che avevano il diritto di vivere”.
Un giudizio di una tale disumanità, lontano da ogni ragione, non può che provocare ripulsione in
coloro che si richiamano a Gesù, l’uomo che perdonava all’adultera. Un po’ isolato in un episcopato
francese rimasto molto discreto, monsignor Yves Patenôtre, vescovo della Comunità Mission de
France, ricorda un principio che si credeva indimenticabile: “Quando si invoca la ‘legge di Dio’,
come dimenticare la tenerezza di Gesù: ‘siate misericordiosi come il Padre vostro è
misericordioso’? Questa rude decisione di scomunicare è inaccettabile. Non tiene conto né del
dramma vissuto, né del pericolo fisico e morale in cui incorreva la bambina. Lo diciamo con tutte
le nostre forze, in questo mondo ferito, dobbiamo far sorgere degli atteggiamenti di speranza
piuttosto che rinchiudere in condanne che tradiscono i cammini di com-passione dell’amore
misericordioso” (1).
Nel momento in cui si celebra il centenario della nascita del predecessore di monsignor Cardoso
Sobrinho, l’indimenticabile Dom Helder Camara, questa decisione – disastrosa per l’immagine dei
cattolici – è un’umiliazione per la Chiesa del Brasile, così attenta alla causa dei poveri.
Dopo il ritorno degli integralisti e delle idee nauseabonde che essi veicolano, le teste del Vaticano
mostrano ancora una volta la loro totale incapacità a capire le realtà del nostro mondo e le
sofferenze dell’umanità.

(1) Vedere il testo di monsignor Patenôtre sul sito dell’episcopato:
http://www.eglise.catholique.fr/conference-des-eveques-de-france/espacepresse/
communiques-de-presse/communiques-autres-instances/des-eveques-sexpriment-apropos-
du-drame-de-la-fillette-de-recife.html
Veder anche il dossier proposto dal blog “En manque d’Eglise”, animato dal padre Michel Durand,
di Lione: http://www.enmanquedeglise.over-blog.net/article-28869589.html

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Ad una mamma di Recife
di Gérard Bessière, prete

Signora,
certo la mia lettere non le arriverà mai… tuttavia non posso non scriverla e non inviargliela sui vasti
spazi di internet.
Voglio dirle la mia indignazione davanti alla “scomunica” pronunciata contro di lei da un vescovo,
appoggiato da un cardinale romano. No! Nello sguardo di Gesù, lei non è scomunicata, né lei, né
l’équipe medica che l’ha soccorsa. Quegli “scomunicatori” – un vescovo, un cardinale – sono loro
stessi in “comunione” con Gesù? Io non credo. Quegli uomini senza umanità scomunicherebbero
Gesù, se potessero. Altri vescovi, colleghi di quei dignitari, grideranno la loro indignazione?
Vorrei che lei sapesse che molte donne e uomini, e in particolare molti di quelle e quelli che si
sforzano di camminare al seguito di Gesù, sono con lei e le esprimono, a lei e a sua figlia, il loro
rispetto, la loro stima e il loro affetto.
Mouchette nel Pernambuco
di Sébastien Lapaque
Niente di ciò che succede in Brasile mi è estraneo. Giovedì 5 marzo ho appreso con costernazione
che Dom José Cardoso Sobrinho, vescovo di Recife e Olinda, aveva suonato tamburi e trombe per
annunciare la scomunica della madre di una bambina di nove anni che aveva subito un aborto.
Incinta di gemelli, questa Mouchette del Pernambuco (m 1,36, kg 33) era stata stuprata dal suo
patrigno. La cosa terrificante, in questa faccenda, è la volontà di dare un esempio prendendosela con
un essere già schiacciato dalla violenza e dalla povertà. Se credo al diritto canonico in uso, l’aborto
è sempre passibile di scomunica latae sententiae – cioè di una sanzione che si pronuncia da sola.
Convocando la stampa e annunciando questa sentenza pubblicamente, monsignor Cardoso vuole
quindi qualcos’altro. Seminare il terrore nell’animo di una bambina umiliata la cui vita è già piena di
terrore? Crederò alla verità dell’intenzione di certe persone quando faranno la pubblicità della
scomunica di una ricchissima borghese di São Paulo, sposata e madre di due figli, che avrà posto
fine chimicamente alla gravidanza del terzo.

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