Home Politica e Società Faremo il lavoro di sempre, ma mentendo

Faremo il lavoro di sempre, ma mentendo

intervista a Edoardo Arcuri, a cura di Daniela Daniele
in “La Stampa” del 27 marzo 2009

Vogliono trasformarci in accanitori per conto terzi», tuona Edoardo Arcuri, responsabile del Centro di rianimazione e terapia del dolore del polo oncologico del Regina Elena.

Che cosa cambia con questa legge?
«Ammesso che passi, nulla. Se non per il fatto che ci sarà una legge. Tutto quello che succederà con i malati terminali, è assolutamente non cambiabile».

Perché?
«Se mutasse in maniera drastica, come questo dispositivo prescrive, noi medici saremmo una specie di accanitori per conto terzi. Cosa che mi rifiuto di pensare: abbiamo fatto un giuramento che non prevede qualcosa del genere e la Costituzione che sancisce libertà di cura».

Per lei la nutrizione è cura?
«Certo. Com’è noto, ci sono malattie legate alla nutrizione che si combattono con la nutrizione. Quindi, è sicuramente una terapia».

Quali casi ricadono sotto le nuove norme?
«Quelli delle persone in stato vegetativo permanente, quando questo sia stato convalidato da tutti i tipi di analisi previste e che duri da un tempo per cui sia più che ragionevole ritenere la sua irreversibilità. Qualcosa che assomiglia molto alla morte cerebrale, necessaria per i trapianti, ma che non è codificata. Però è uno stato in cui si mantengono solo le funzioni vegetative. Ma riguarda anche i malati terminali, per i quali verrebbe procrastinata l’agonia oltre ogni limite».

Rimane nella nebbia la soglia tra la vita e la morte.
«Penso a quanto ha detto il filosofo Garimberti a proposito del caso di quel bambino anencefalo per il quale si voleva prolungare a ogni costo la vita: “Quando vita e morte ricadono sotto l’esclusivo dominio della scienza diventano indecifrabili”. Io vorrei aggiungere che quando ricadono sotto l’esclusivo dominio di una legge raffazzonata diventano ancora di più indecifrabili. Inoltre, quando nel Paese la libertà etica personale viene regolamentata da una normativa c’ è qualcosa che non va».

Anche l’esprimere, in vita, la volontà di non essere sottoposti a terapie non volute non sarà comunque vincolante. Negli ospedali italiani si decide 16 mila volte all’anno di sospendere le terapie, in accordo con i parenti dei malati. Crede che con norme simili il sommerso aumenterà?
«Questa legge dirà qualcosa di diverso dalla Costituzione. In più andrà contro il giuramento di Ippocrate. E non garantisce né il malato né il medico. Certo che aumenterà il sommerso. Si starà attenti, naturalmente, che tutto lo staff sia d’accordo e si continuerà a fare come prima. Ma in silenzio. Mi viene da pensare a una canzoncina che i nostri padri cantavano nel secolo scorso e che diceva: “Si fa, ma non si dice. Si fa poi si rifà e chi l’ha fatto tace. Sorride e fa il mendace e non ti dice mai la verità”».

Dunque, magari senza sorridere, continuerete ad alleviare le sofferenze dei pazienti?
«Il dramma è che saremo costretti, per una legge contraria alla Costituzione, a non dire la verità».

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