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Al di là dei confini di Roma

di Filippo Gentiloni
in “il manifesto” del 29 marzo 2009

Testamento biologico, preservativi, aborto, recupero dei lefebvriani negazionisti: sono alcuni dei
principali argomenti che in questi giorni sono stati contestati al Vaticano. Al di qua e soprattutto al di là delle Alpi: una contestazione piuttosto decisa e dura, ben diversa dalle normali manifestazioni di ossequio alle quali il Vaticano è abituato. Come mai? Molti se lo sono chiesto.
Varie le risposte, dalla sottolineatura di una certa impreparazione degli organismi vaticani, alla forza imprevista dei media.

Ma un’altra osservazione è necessaria. Quale la base delle prese di posizione cattoliche? Quali i loro principi? E’ necessario chiederselo se si vuole o comprendere o contestare. La rigidità cattolica deve possedere una base logica, più o meno facilmente individuabile. Non sembra che tale base possa essere evangelica: gli argomenti contestati sono ben lontani dalle pagine evangeliche che non hanno alcun rapporto con la rigidità vaticana di questi giorni. Ma, allora, quale ne può essere il fondamento logico?

La risposta classica ricorreva ad una presunta legge etica naturale. La si considerava valida per tutti e sempre: la chiesa romana ne sarebbe stata promulgatrice e legislatrice. Si supponeva un mondo unitario, del quale Roma fosse espressione e centro. Così fino ieri. Oggi non più. Le grandi scoperte geografiche degli ultimi secoli hanno dimostrato quanto quello schema fosse insostenibile, quanto la diversità dei popoli, degli usi e costumi, delle religioni lo rendesse non soltanto inattuale, ma inutile e addirittura falso.

E allora? A quale codice possono ricorrere oggi i palazzi vaticani per legiferare a tutto il mondo? Come se tutto il mondo dovesse obbedire a Roma? E’ giusto e logico chiederselo, tanto più che ormai il disaccordo è arrivato anche all’interno del mondo cristiano. Sulla nascita e la morte, ad esempio, non tutti i cristiani sono d’accordo, tanto meno larghi settori del mondo laico.

Roma ha tutto il diritto di dire la sua opinione, ma non può pretendere di essere ascoltata e obbedita al di là dei propri confini. Né possono pretendere di ascoltarla, come succede in Italia, settori di laici «genuflessi». Gli equivoci e le ambiguità sono all’ordine del giorno, specialmente nel nostro paese, come ha dimostrato in questi giorni la vicenda del testamento biologico.

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Il potere di quei cattolici
di Moni Ovadia

L’Italia è un paese che continua ineluttabilmente ad essere tenuto in iscacco da “quei cattolici”. Perché non mi riferisco ai cattolici tout court? Perché sarebbe oltremodo ingiusto e anche sbagliato generalizzare. I cattolici come comunità di credenti sono quanto di più variegato e diversificato si possa immaginare e costituiscono una ricchezza culturale e spirituale per il nostro paese.

Ho avuto modo di constatarlo direttamente in numerose occasioni. “Quei cattolici” ai quali mi riferisco sono soprattutto dei conservatori incalliti, spesso degli ultraconservatori che usano il cattolicesimo come un’arma di potere per affermare una visione teocratica ed intollerante del mondo ed in primo luogo della politica attraverso la quale vogliono imporre a tutti il loro credo: “nulla salus extra ecclesia”.

Quando i parlamentari votano leggi liberticide come quella sul testamento biologico ingiungono a tutti i partiti di lasciare libertà di coscienza per ogni parlamentare cattolico o supposto tale, mentre negano la stessa libertà di coscienza a chi vuole decidere per la propria vita con criterio diverso dai loro dogmi.

Noi atei, agnostici, liberi pensatori, diversamente credenti, cristiani e cattolici democratici saremmo disposti a batterci con tutte le forze per garantire a “quei cattolici” il diritto di vivere e morire secondo i dettami della loro fede, loro invece ci considerano miscredenti nell’errore quando non eretici. Un tempo ci mandavano al rogo, oggi, faute de mieux, ci negano il diritto più sacro.

In altri paesi d’Europa si potrebbe lavorare per una mediazione alta, in Italia non illudiamoci, lo Stivale è il bunker di “quei cattolici”, gli italiani, quando dipende da loro, per ciò che attiene alle questioni eticamente sensibili, dispongono di sovranità limitata. C’è un solo modo per acquistare piena sovranità si chiama referendum abrogativo.

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