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TERMOVALORIZZAZIONE E SALUTE

di Eugenio Roscini Vitali
da www.altrenotizie.org

Ormai sono anni che si dibatte sulla questione degli inceneritori a recupero energetico e che, in gran parte del mondo industrializzato, centinaia di organizzazioni che s’ispirano all’interesse pubblico s’impegnano a favore di tecnologie alternative; un’opposizione pubblica e trasversale della società civile che ha portato alla chiusura e alla mancata realizzazione di centinaia di impianti.

I motivi: c’è chi afferma che gli inceneritori sono pericolosi perché producono fumi dannosi alla salute della comunità; chi preme sul fatto che rimane il problema dello smaltimento dei fanghi residui contenenti metalli pesanti altamente inquinanti e delle ceneri derivanti dalla combustione; chi parla di inceneritore come soluzione che comunica un’illusione e di rifiuti che non scompaiono ma che cambiano solamente la composizione chimica, diventando ancora più pericolosi.

C’è poi chi sostiene che la termovalorizzazione non danneggia la salute, come il presidente dell’Azienda Generale Servizi Municipali di Verona (AGSM), l’avvocato Gian Paolo Sardos Alberini, che in una lettera aperta pubblicata sul quotidiano l’Arena spiega i vantaggi e le garanzie sanitarie che fanno dell’impianto scaligero di Cà del Bue un servizio prezioso per la comunità.

“Non vi è alcuna correlazione tra un termovalorizzatore e i tumori”, questa la tesi sostenuta dall’Azienda veronese e con la quale concordano: Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’IEO di Milano, Francesco Cognetti, ex Presidente AIOM e responsabile del reparto Oncologia Medicina IRCCS Regina Elena di Roma, Umberto Tirelli, primario del Centro di riferimento oncologico di Aviano e Massimo Federico, direttore del Centro registro tumori di Modena.

Personalità rilevanti e significative del mondo scientifico che circa le polveri sottili, meglio note come nanopolveri, concordano con quanto affermato dall’AGSM. E cioè che il Rapporto Ambiente Italia 2009 ribadisce che “le conoscenze disponibili sono scarse e frammentarie e risulta quindi difficile attribuire maggiore responsabilità a un impianto piuttosto che a un altro, come è stato fatto recentemente con gli inceneritori”. Conoscenze scarse e frammentarie rendono quindi difficile parlare in termini di assoluta certezza, così come risulta impossibile parlare di emissioni zero, anche nel caso di termovalorizzatori dotati di sistemi di abbattimento per “contenere” le emissioni al di sotto dei limiti stabiliti dalla legge.

E’ proprio su questi punti che il mondo scientifico si divide. Studi pubblicati da importanti istituti internazionali sostengono che nel tempo anche questo tipo d’impianti produce effetti dannosi alla salute, soprattutto a quella delle popolazioni residenti. Non sono in pochi a credere infatti che i moderni inceneritori sono tutt’altro che innocui: gli studi pubblicati in Francia e Gran Bretagna (“Etude d’incidence des cancers à proximité des usines d’incinération d’ordures ménagères” 2008 Secrétariat du Département santé environnement, Institut de veille sanitaire; “The Health Effects of Waste Incinerators” 4th Report of the British Society for Ecological Medicine Second Edition June 2008) sono solo due delle 435 ricerche scientifiche consultabili presso la biblioteca internazionale PubMed, studi che rilevano danni alla salute causati dalla diossina prodotta dalla combustione congiunta di plastica ad altri materiali bruciati nei termovalorizzatori.

Ci sono poi le notizie della stampa locale, che attraversano la rete e che troppo spesso la grande stampa nazionale non ritiene sufficientemente interessati. Come quelle pubblicate dal sito di Toscana TV o dal quotidiano Il Tirreno, cronaca di Pistoia, che parla dei risultati emersi dagli esami delle matrici biologiche di alcuni animali selvatici, esami effettuati in seguito all’incidente occorso nell’estate del 2007 all’inceneritore di Montale. Valutazioni fatte dall’Istituto Zooprofilattico della Toscana e del Lazio e rese note dalla ASL di Pistoia, rivelano una concentrazioni di diossine e policlorobifenili (PCB) che, in alcuni campioni prelevati da animali cresciuti in ambiente “libero” e comunque non destinati alla commercializzazione, sono significativamente elevate. “Non si possono escludere, tra i componenti che influiscono sull’ambiente dove hanno vissuto gli animali che sono stati campionati, le emissioni dell’impianto, ma tali emissioni non appaiono la causa prevalente del quadro di contaminazione riscontrato”.

Una conclusione basata su dati relativi ad una situazione complessiva, attribuibili quindi a più fonti ambientali, ma che certo non tranquillizza perché non esclude con certezza il coinvolgimento l’impianto CIS di Montale: “Sono stati trovati livelli più elevati di PCB rispetto a quelli delle diossine, cosa che fa concludere all’Istituto Zooprofilattico che non si possono escludere le emissioni dell’impianto ma che tali emissioni non appaiono la causa prevalente del quadro di contaminazione”.

C’è poi il problema delle discariche che, ad esempio, la Regione Veneto, dal 2010, prevede di non realizzare più. Per quanto riguarda la raccolta differenziata nella provincia di Verona, l’AGSM punta a raggiungere la quota del 65%; un obbiettivo di tutto rispetto che dovrebbe essere ottenuto entro il 2012. Per stessa ammissione dei dirigenti dell’Azienda questo risultato non renderà comunque possibile la chiusura dell’inceneritore di Cà del Bue che a pieno regime dovrebbe essere in grado di bruciare fino a 190 mila tonnellate di rifiuti all’anno, parte derivante dalla lavorazione dei rifiuto non riciclabili.

Anche se è opinione comune che l’inceneritore distrugge tutto quello che brucia, in realtà ne cambia solamente la composizione chimica, rompe i legami delle sostanze in entrata e le ricombina sotto forma di nuovi composti che si vanno a mischiare nelle ceneri prodotte dalla combustione, ceneri destinate ad essere stoccate in apposite discariche e che in peso rappresentano il 30% dei rifiuti trattati e in volume il 10%. Le discariche quindi continueranno ad esistere e nel tempo a crescere, a meno che dopo i termovalorizzatori non si passi alla costruzione di impianti per il trattamento delle ceneri e per il recupero dei metalli ferrosi, non ferrosi ed inerti; nuovi impianti quindi e ulteriori emissioni inquinanti che si vanno ad aggiungere a quelle già esistenti.

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