Home Politica e Società Sbarchi, uno studiato specchietto per le allodole

Sbarchi, uno studiato specchietto per le allodole

di Raffaele Ferraro
da http://www.aprleonline.info/

E’ notizia di qualche giorno fa che gli sbarchi di clandestini sulle coste italiane sono raddoppiati rispetto allo stesso periodo dello stesso anno. Da un lato si registra il fallimento delle politiche del governo. Dall’altro, si deve sottolineare chela stragrande maggioranza degli stranieri irregolarmente soggiornanti in Italia compiono ingresso regolare e ad essere clandestina è la permanenza (ad esempio in seguito alla scadenza di un valido visto turistico o perché vengono meno i requisiti necessari per il rinnovo del permesso di soggiorno). Quindi questi 35.000 disperati altro non sono che una goccia nell’oceano dei milioni di stranieri presenti in Italia

E’ di questi giorni la notizia, emergente da fonti del Viminale, secondo cui gli sbarchi di clandestini nelle coste italiane sarebbero raddoppiati rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Riscontro innanzitutto che il governo aveva garantito che li avrebbe fermati e, di tutta evidenza, non c’è riuscito. E mi permetto di aggiungere che non avrebbe potuto in alcun modo arrestare tale fenomeno. Da che mondo e mondo chi non ha da mangiare si muove -rischiando tutto- verso paesi più ricchi per tentare di migliorare la propria vita. Noi stessi -nel giro di qualche decina d’anni- ci siamo trasformati da paese di emigranti in paese meta di immigrati.

Le scomposte affermazioni del Ministro Maroni che ha parlato di necessità di “essere cattivi” nei confronti dei clandestini o la stessa parola d’ordine “tolleranza zero”, altro non racchiudono che una profonda ipocrisia. Per come è concepito l’ingresso dei lavoratori extracomunitari in Italia, infatti, mediante il sistema dei flussi annuali d’ingresso è sotto gli occhi di tutti che chi viene assunto era già in precedenza irregolarmente alle dipendenze del datore di lavoro che effettua la richiesta.

Ogni domanda accettata consiste di fatto in una “sanatoria” della sua condizione di clandestino e quindi, più a monte, una situazione di clandestinità è fase necessaria per poter essere in seguito immigrati regolari. Come potrebbe altrimenti la piccola impresa X voler assumere proprio il lavoratore Tizio extracomunitario se non perchè questi è già alle sue dipendenze? O la signora Rossi voler assumere proprio una determinante badante?

E’ facile quindi smascherare l’ipocrisia di una politica che mostra il pugno di ferro contro coloro che sono in una situazione di clandestinità indotta da una stortura nella regolamentazione dell’ingresso degli stranieri che la rende necessaria. Diverso sarebbe se agli immigrati ammessi nel territorio nazionale fosse concesso un lasso di tempo per reperire il primo lavoro; diverso sarebbe se non fosse stata abolita dalla legge Bossi-Fini la seppur simbolica quota d’ingresso tramite la figura dello “sponsor”, vale a dire qualcuno che dall’Italia si offriva come garante nei confronti di uno straniero che faceva, in tal modo, ingresso regolare.

Considero scellerata la politica governativa di accordi bilaterali con Libia e Tunisia per fermare gli sbarchi. Nel primo caso moltissime testimonianze ci hanno raccontato di una polizia libica molto più propensa a derubare i disperati in arrivo da altri paesi africani o ad incassare una tangente di stato su ogni carretta del mare in partenza piuttosto che a vigilare le proprie coste nel rispetto di detto accordo; tale inadempienza, condita peraltro con violazioni dei diritti umani le più varie e sorte di lager in cui vengono rinchiusi gli indigenti in attesa di essere rimpatriati verso lo stato d’origine, è stata “premiata” dal parlamento italiano che meno di due mesi fa ha stanziato 5 miliardi di euro (nel giro di 20 anni) per Gheddafi come risarcimento del periodo coloniale; una volta tanto maggioranza e opposizione hanno votato all’unanimità, fatta eccezione per la pattuglia di parlamentari radicali eletti nelle liste del Pd e qualche sparuta figura come Furio Colombo.

Quanto alla Tunisia, bisogna dare atto di un maggior impegno al rispetto dell’accordo ma se il prezzo in questo caso non è tanto di natura economica, lo è sicuramente in termini di violazione dei diritti umani dal momento che sono previste pene severissime non solo nei confronti degli scafisti colti sul fatto, ma anche nei confronti dei “fuggitivi” che in tali viaggi già rischiano la vita perchè, come ebbe a dire Fabrizio Gatti nel suo splendido libro d’inchiesta Bilal: “approdare vivi a Lampedusa è come sopravvivere a un incidente aereo”.

Non mi resta che parlare di cifre: nel 2008 gli sbarchi in Italia (per lo più a Lampedusa) sono stati nell’ordine delle 35.000 persone: gran parte, giunti da regimi spietati o paesi lacerati da guerre civili, sono richiedenti asilo politico ma le domande effettivamente accolte sono poche: di gran lunga inferiori alla media degli altri paesi europei e distanti anni luce da paese in realtà molto vicini a noi come Francia e Germania. Di per sé qualche decina di migliaia di persone non è un numero irrisorio certo, ma nemmeno l’emergenza che tanti telegiornali vorrebbero farci credere: perché è bene dire che la stragrande maggioranza degli stranieri irregolarmente soggiornanti in Italia compiono ingresso regolare e ad essere clandestina è la permanenza (ad esempio in seguito alla scadenza di un valido visto turistico o perché vengono meno i requisiti necessari per il rinnovo del permesso di soggiorno).

Quindi questi 35.000 disperati altro non sono che una goccia nell’oceano dei milioni di stranieri regolarmente e irregolarmente presenti in Italia e la loro funzione in chiave politica altro non è che essere il pretesto per misure legislative propagandistiche e demagogiche ma di fatto inutili da un lato, distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica da altri problemi che mettono in imbarazzo l’attività governativa (in primis la crisi economica) dall’altro.

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