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La seconda volta

di Domenico Gallo
in “Liberazione” del 28 aprile 2009

Correva l’anno 1938… una grave minaccia incombeva sulla sicurezza del popolo italiano.
L’omogeneità culturale e religiosa del popolo, finalmente pacificato e riunito sotto la guida del
Comandante supremo, era insidiata dalla fastidiosa presenza di un gruppo sociale disomogeneo, che si ostinava a restare diverso, col rischio di corrompere la razza italica.

Per fronteggiare questa minaccia il Consiglio dei Ministri si riunì d’urgenza e deliberò un decreto
legge, immediatamente approvato dal Capo dello Stato, sua Maestà il Re Imperatore. Non c’era
tempo di fare una legge ordinaria, da affidare alle pastoie del Parlamento che, anche allora era
formato da due Camere che perdevano un sacco di tempo in chiacchiere e discussioni.

Bisognava fare presto perché stava per cominciare l’anno scolastico. Così col decreto legge 5 settembre 1938 n. 1390, su proposta del Ministro Segretario di Stato per l’educazione nazionale, di concerto con quello delle Finanze, fu stabilita l’espulsione dalle scuole di tutti i bambini disomogenei (cioè ebrei).

Così i fanciulli italiani furono preservati dal pericolo del multiculturalismo che avrebbe potuto infettare le loro anime e mettere in discussione i fondamenti etici dell’educazione: Dio, Patria e Famiglia.

Quando questa misura sulla sicurezza andò a regime, si contarono 5.400 fanciulli allontanati dalle scuole del Regno, per la gloria del Duce e del Re imperatore.

Correva l’anno 2009… una grave minaccia incombeva sulla sicurezza del popolo italiano,
finalmente felice e riunificato sotto la guida di un Capo politico, donato dalla Provvidenza. Nugoli
di barbari avevano invaso la città e le campagne e, con la scusa di lavorare, stupravano le donne, rubavano i telefonini e lavavano i vetri delle macchine.

Questa situazione non poteva essere tollerata ulteriormente. L’epoca del buonismo che aveva caratterizzato gli imbelli governi di centrosinistra era finita per sempre. Il Ministro dell’interno l’aveva detto a chiare lettere ad Avellino: «Con gli immigrati dobbiamo essere cattivi». Detto, fatto. L’intrepido ministro aveva proposto al Parlamento delle misure draconiane per combattere l’infezione e tutelare la sicurezza del popolo italiano, in confronto alle quali quelle del 1938 sembravano opera da dilettanti.

Così nel settembre del 2009 si verificò la seconda cacciata dei fanciulli infetti dalle scuole. Infatti il geniale Ministro aveva inserito un codicillo, passato inosservato, nel suo pacchetto sicurezza (art. 45, lett. f): da allora in poi i fanciulli per ottenere l’iscrizione in qualsiasi scuola della Repubblica dovevano esibire il permesso di soggiorno. Così tutti i “clandestini” furono scoperti e scacciati dalle scuole e le classi disinfestate.

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