Home Politica e Società H1N1 È UNA NORMALE INFLUENZA, MA LO SPETTACOLO CONTINUA

H1N1 È UNA NORMALE INFLUENZA, MA LO SPETTACOLO CONTINUA

di mazzetta
da www.altrenotizie.org

“Il virus dell’influenza suina è dello stesso tipo di quello dell’influenza stagionale che circola per il mondo ogni anno e uccide circa lo 0.1% degli infettati”. Lo ha comunicato il World Influenza Centre di Mill Hill, Gran Bretagna, dove hanno analizzato a fondo il virus dell’influenza suina. Alle stesse conclusioni sono giunti altri ricercatori: l’influenza suina è nulla di più di una “banale” influenza. Non c’è più un solo serio istituto di ricerca che ritenga il virus in grado di portare stragi o capace di una particolare resistenza a cure e rimedi già noti e disponibili. Nessun allarme del genere di quelli che circolano ancora in queste ore è quindi giustificato. La sua pericolosità è nella media di quella di altri virus influenzali, che ogni anno mietono decine di migliaia di vittime nel mondo senza suscitare particolare allarme.

Meno letale di quello dell’influenza aviaria, il virus dell’influenza suina è contagioso come altre forme comuni d’influenza e come questi interagisce con la popolazione umana. L’allarme per l’influenza suina è quindi infondato. Inutili le draconiane misure di profilassi, inutili allarmismo e paura, inutile anche la corsa all’accaparramento di medicine anti-virali. L’arrivo della stagione calda sarà più che sufficiente per stroncarla drasticamente come accade per agli altri virus influenzali.

Non è difficile comprendere come sia nato l’allarme. In Messico hanno effettivamente tardato ad accorgersi del nuovo virus, non tanto per le ricordate inefficienze dello Stato, quanto per il fatto che questa epidemia era in tutto e per tutto sovrapponibile alla gran parte delle epidemie influenzali che ogni stagione fanno il giro del mondo infettando una gran parte dell’umanità, compresa quella messicana. Quando se ne sono accorti, il timore di aver fatto un danno grosso ha spinto autorità sanitarie e governative ad esagerare in prudenza e nel volume dell’allarme. Resta il fatto che in Messico, nella corrente stagione influenzale, il virus della suina ha ucciso meno messicani dei altri virus già noti agli epidemiologi: qualche decina contro qualche migliaio.

Quasi sicuramente oggi gran parte della popolazione messicana è già stata infettata dal virus, ne è guarita naturalmente e ne porta gli anticorpi e lo stesso può essere accaduto o accadrà in molti altri paesi. Succede per tutte le influenze, basta ricordare che gli anticorpi della terribile più influenza, la “Spagnola” (con tassi di mortalità intorno al 2% degli infettati) sono stati rinvenuti nel 97% degli analizzati in tutto il mondo. Altra cosa è la letalità del virus, che in questo caso sembra decisamente modesta e in linea con quella di altri ceppi virali che non hanno mai destato allarme. Ma allora, com’è stato possibile che in tutto il mondo sia scattata la psicosi che ha portato alla mobilitazione vista all’opera nelle ultime settimane? Anche questo è abbastanza facile da ricostruire, combinando da un lato la naturale tendenza all’irrazionalità di fronte al pericolo e gli opportunismi politici ed economici. Questo genere di terrorismo paga, troppo spesso.

Se l’uomo di fronte al pericolo reagisce in maniera irrazionale, non c’è da stupirsi che l’utente medio si lasci spaventare dalla malattia malvagia e misteriosa. Non c’è da stupirsi nemmeno del fatto che anche un’epidemia possa essere strumentalizzata dai politici, che a volte provano a cogliere i proverbiali due piccioni con una fava. Come nel caso del governo egiziano, che forse ordinando la strage (inutile) dei maiali pensava allo stesso tempo di acquisire benemerenze presso i cittadini impauriti dal virus e dal quelli che inorridiscono al pensiero che il maiale, creatura impura per musulmani ed ebrei, si aggiri per stalle e mercati per finire sulle tavole degli immondi peccatori.

I maggiori responsabili dell’allarme infondato restano comunque all’interno del perimetro virtuale compreso tra i media e l’industria sanitario-farmaceutica. L’epidemia è un’occasione straordinaria, non solo per i produttori di medicinali, ma anche per le istituzioni sanitarie, che all’improvviso acquistano notorietà ed importanza. Non è bello, ma se in un medio ospedale di una media cittadina italiana si scopre un infettato, immediatamente su quella struttura ricadranno pubblicità, attenzione e fondi per fronteggiare l’emergenza, anche se non c’è. Così accade ovunque, non c’è un solo soggetto nella catena che crea e sostiene questo tipo di allarmi, che abbia un interesse reale nel non assecondarli. Non è un problema da poco, è un grave difetto sistemico, difficilmente risolvibile, paradossalmente sarebbe molto meglio se fosse il complotto che tanti tirano in ballo in casi del genere.

A pompare l’allarme contribuisce la cointeressenza tra diversi soggetti economici e gli stessi media, che da questi sono controllati o ricevono valore sotto forma di contratti pubblicitari. Un’epidemia vende tantissimo, la gente preoccupata corre ad informarsi, anche chi non lo fa d’abitudine cerca informazioni, compra giornali e riviste, cerca di farsi un’idea sul pericolo imminente che dalle televisioni sembra sul punto di far strage e diffondersi ovunque. Comprensibile che non ci sia nessuna fretta di dichiarare chiuso il caso, non solo da parte dei produttori farmaceutici che, verificato l’efficacia dei loro prodotti, si saranno subito resi conto delle proprietà del virus, ma hanno taciuto.

Il sensazionalismo dei media si è nutrito di malintesi sfruttati ad arte: il virus è stato descritto con particolare enfasi sul suo carattere “mutante”, ma tutti i virus sono frutto di mutazioni e ne produrranno altre in futuro. Anche il temine “pandemia” pronunciato dall’OMS è stato veicolato senza spiegare che una pandemia è semplicemente un contagio diffuso a tutto i pianeta, e che non significa affatto che il contagio sarà responsabile di una strage apocalittica. Niente di tutto questo; il virus è ufficialmente “mild”, blando, lo stesso termine che i produttori usano per indicare le sigarette meno pesanti. Niente apocalisse, nemmeno se il mondo ignorasse sfacciatamente l’allarme sanitario.

Resta solo da vedere quanto ancora continuerà lo show e alla fine fare il conto di quanto avranno guadagnato i soliti noti dalla diffusione dell’ennesimo allarme infondato. Al Washington Post, ad esempio, hanno appena inaugurato un blog per seguire la pandemia e “speciali” simili li hanno già messi in pista molti dei colossi dei media; difficile pensare che sparisca tutto dalla sera alla mattina, ancora oggi i nostri telegiornali erano alla disperata ricerca del primo “infettato italiano”. Speriamo solo che a forza di monetizzare la paura non si finisca per rendere insensibili le opinioni pubbliche agli allarmi veri, come nella storia di quello che gridava sempre “al lupo” e che poi non fu creduto quando i lupi arrivarono davvero.

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