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Il Rapporto Onu sui bambini soldato

di Unimondo.org

Sono utilizzati in 14 paesi, sia dagli eserciti governativi che da gruppi armati. Il segretario generale Ban Ki-moon chiede al Consiglio di sicurezza «azioni decise» contro «questi violatori». Progressi nella liberazione dei bambini, sestuplicate in un solo anno le scuole che hanno subito attacchi militari

Sono ancora 56, tra governi e gruppi armati di 14 paesi, le formazioni militari che impiegano bambini soldato. Lo segnala il Rapporto annuale del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, su «Bambini e conflitti armati» presentato nei giorni scorsi presso il Consiglio di Sicurezza.

Nella lista dei paesi segnalati figurano le forze armate governative della Birmania-Myanmar, Ciad e Repubblica democratica del Congo e i gruppi armati di talebani in Afghanistan, le Forces nationales pour la libération [Fnl] in Burundi, numerosi gruppi armati nella Repubblica centrafricana, i gruppi di Al Qaeda in Iraq, le forze di opposizione in Nepal, il governo federale transitorio in Somalia e le Forze armate sudanesi [Saf] nel sud del Sudan e gruppi sostenuti dal governo sudanese in Darfur, i gruppi armati delle Tigri Tamil in Sri Lanka [Ltte], i gruppi Abu Sayyaf Group [Asg], Moro Islamic Liberation Front [Milf] e New People’s Army [Npa] nelle Filippine, le Forze armate rivoluzionarie [Farc] e l’Esercito di liberazione nazionale [Eln] in Colombia, il Lord’s resistance Army [Lra] in Uganda. Diciannove di questi gruppi sono contenuti in tutti gli elenchi annuali pubblicati dall’Onu fin dal 2002.

Il segretario generale dell’Onu ha chiesto al Consiglio di sicurezza «un’azione ferma contro gli Stati che reclutano bambini soldato» e ha fatto appello a tutte i governi per assicurare che la protezione dei minori nei conflitti armati «sia superiore ad ogni altra considerazione». «Esorto il Consiglio a considerare azioni decise per colpire l’impunità e fermare questi violatori dal continuare a vittimizzare i bambini», ha affermato Ban Ki-moon.

La Rappresentante speciale dell’Onu per i bambini nei conflitti armati, Radhika Coomaraswamy, ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell’Onu di prendere «misure mirate contro gli autori recidivi» di violenze, anche sessuali, sui bambini durante le guerre. La responsabile Onu ha precisato che il Consiglio dovrebbe includere sulla «lista della vergogna» del meccanismo di sorveglianza e notifica dell’Onu anche gli autori di violenze sessuali sui bambini e non soltanto gli omicidi.

Anche l’Unicef si è unita all’appello del segretario generale per porre fine al reclutamento e allo sfruttamento sessuale dei bambini da parte dei gruppi armati nei conflitti. «Il rispetto del diritto internazionale umanitario e dei diritti dei bambini deve essere rafforzato», ha affermato Ann Veneman, direttore generale dell’Unicef.

Il Rapporto considera «gravi violazioni» del diritto internazionale il reclutamento e l’impiego di bambini nei conflitti armati, la loro uccisione e mutilazione, gli stupri e le altre gravi violenze sessuali, i rapimenti, gli attacchi contro scuole e ospedali e il rifiuto di fornire assistenza umanitaria ai bambini.

Il Rapporto rileva anche i progressi nella liberazione dei bambini da parte di gruppi e forze armate, come ad esempio nella Repubblica democratica del Congo, nel Nord Kivu, dove sono stati liberati oltre 1200 bambini dall’inizio del 2009 o in Burundi, dove sono stati liberati dai gruppi armati 342 bambini.

In una lettera inviata agli Ambasciatori all’Onu, la Coalizione Stop the Use of Child Soldiers ha chiesto misure più efficaci contro governi e gruppi armati che impiegano minori-soldato, di porre fine a pratiche come la tortura e la detenzione, il rilascio dei bambini tuttora impiegati e migliori strumenti per il loro recupero e inserimento nella società.

L’organizzazione Human Rights Watch ha chiesto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di imporre sanzioni a governi e gruppi armati che reclutano bambini soldato, abusano sessualmente dei minori e compiono attacchi sulle scuole e di promuovere un efficace perseguimento penale dei comandanti responsabili di queste violenze e abusi. Tra le misure richieste da Hrw vi è l’embargo di armi, il divieto di viaggi e il congelamento dei depositi finanziari.

Il meccanismo repressivo delle Nazioni Unite può portare fino a una causa presso la Corte penale internazionale dell’Onu. Il sistema di sorveglianza dell’Onu prevede la notifica in caso di sei violazioni gravi: omicidio, mutilazioni, arruolamento di bambini-soldato, rapimento, abusi sessuali e diniego di protezione umanitaria. Ma finora solo i casi accertati di omicidio portavano all’iscrizione degli autori sulla lista nera che può provocare il perseguimento penale degli autori.

Hrw ha evidenziato inoltre i casi in cui comandanti militari di Congo e Sri Lanka noti per l’utilizzo di bambini soldato oggi rivestono ruoli di governo o sono al vertice delle forze armate. Hrw ha anche invitato il Consiglio di Sicurezza ad adottare un’azione «più incisiva» per fermare la violenza sessuale contro i bambini e gli attacchi alle scuole.

Dal 2003 al 2006, secondo l’Unesco, il numero degli attacchi agli istituti è sestuplicato. A marzo in Afghanistan oltre 600 scuole sono rimaste chiuse perché possibili bersagli delle milizie anti-governative, mentre nel sud della Thailandia i ribelli ne hanno bruciate 280.

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