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Le donne di Gaza di fronte a un aumento della violenza sessuale

di http://donneinnerobologna.blogspot.com

In mezzo alle macerie di Zeitun, nel nord di Gaza, si è riunito un gruppo di donne. Sono sedute nella polvere dove si trovava una delle loro case; il velo sulla testa, i bambini, a piedi nudi, che si arrampicano su di loro.

Questa non è una riunione normale di madri. E’ stata organizzata dal Programma di Sanità mentale di Gaza, che cerca di aiutare le donne qui, dopo l’attacco militare israeliano, mentre loro si sforzano di educare i loro figli sotto il continuo assedio israeliano. Le donne parlano apertamente delle miserie che subiscono – senza casa, la morte di persone care, di cui amano mostrare le foto, i traumi dei figli dopo gli orrori che hanno visto. Eman, vittima di violenza domestica dice che suo marito la afferra per i capelli prima di picchiarla. Ma molto più difficile è discutere con loro, dicono gli operatori della sanità, del numero crescente di violenze domestiche che le donne subiscono in casa.

Il Fondo di sviluppo per le donne dell’ONU dice che è evidente che la violenza domestica – verbale, fisica, sessuale e psicologica – è aumentata notevolmente dopo la sanguinosa operazione israeliana a Gaza e in generale dopo che Hamas ha preso il controllo della striscia,ormai da due anni. Dopo che Israele e l’Egitto hanno praticamente chiuso le loro frontiere con Gaza, limitando considerevolmente le forniture e in modo spettacolare la libertà di circolazione, Israele ha lanciato un certo numero di campagne militari punitive. Qui delle ONG tentano ora di trovare degli strumenti per impedire agli uomini di sfogare le loro frustrazioni sulla loro famiglia.

Camminando a Beit Lahia, straziata dalla guerra, nel nord di Gaza, abbiamo incontrato 3 generazioni di donne della famiglia al-Atar. Insharar è una di 5 sorelle. Ci racconta che suo marito ha perduto tutto, lavoro e casa; difficilmente riusciva a parlare con qualcuno e si vendicava per la sua frustrazione su lei e i figli. «Ma noi lo perdoniamo. Sappiamo cos’è accaduto qui e cosa sopporta».

Gaza è conservatrice, dominata dagli uomini, una società basata su clan. Ma delle ONG cominciano a introdurre dei programmi di coscientizzazione della violenza, comprese sessioni speciali per gli uomini.

Abu Fahdi, è un ex violento, ora consigliere. Mi ha raccontato: «Per noi la guerra comincia davvero quando finisce. Qui a Gaza gli uomini devono provvedere alle famiglieŠL’assedio, i bombardamenti aerei, in un modo o nell’altro, colpiscono tutte le famiglie di Gaza – povertà, fame, senza tettoŠGli uomini sono davvero frustrati e a volte si rifanno contro le loro donne che sono di fronte a loro ogni giorno». Ma a Gaza, come in molte società orientali, le donne non possono fuggire da nessuna parte. Non ci sono rifugi qui. Solo delle cliniche dove le donne possono trovare conforto, un consiglio o un anti-depressivo – e quasi sempre all’insaputa del marito.

La psichiatra Suha Muusa dice che è difficile per le donne di Gaza lasciare degli uomini violenti. Chi vuole aiutare donne violentate deve lavorare tenendo conto degli obblighi sociali. E’ difficile intervenire nella vita familiare delle persone, spiegando che, se un uomo vuol divorziare da sua moglie o se lei lo lascia e torna nella casa di suo padre, lei potrebbe perdere tutti i contatti con i suoi figli.

E’ per questo, mi ha raccontato Eman, che lei resta con il suo marito violento. L’ha talmente picchiata che ha problemi agli occhi, ai denti e alla spalla. Dice che lui la afferra per i suoi lunghi capelli e la trascina in giro prima di picchiarla. E’ violento con i suoi 3 figli di 5 e 3 anni e 9 mesi. Il bebé Ahmad dorme in braccio alla mamma mentre noi parliamo in una cameretta della clinica femminile. Per Eman, la recente aggressione israeliana è stata un sollievo. Suo marito diventa violento quando perde il lavoro.

Durante le 3 settimane dell’attacco israeliano lei ha cercato rifugio con i suoi 3 figli nelle scuole dell’ONU. Suo marito è rimasto a casa. Lei ha detto che i bambini volevano restare all’ONU anche dopo la fine dei bombardamenti. Avevano da mangiare, il che a casa non accadeva sempre, mi ha raccontato, ed erano lontani dal loro padre violento.

Naima al-Rawagh è la direttrice del Programma di sanità mentale di Gaza e non ha peli sulla lingua. Dice che l’unico modo di combattere la violenza domestica è l’educazione. La sua clinica offre conferenze (separate) per giovani uomini e donne non sposati. La sua psicologa e la sua psichiatra percorrono Gaza tentando di informare le donne sui loro diritti. Molte sono semplicemente ignoranti. Naima ci ha anche raccontato quanto sia importante lavorare con i capi clan a Gaza.

Sono loro che possono davvero cambiare i comportamenti. Quando le ho chiesto quanto fossero aperti al messaggio della sua clinica, lei ha sorriso. «Alcuni lo sono, altri ci voltano le spalle» dice. Non sradicheremo mai completamente la violenza domestica, ma possiamo progredire». Politicamente Gaza è guidata da Hamas, islamista. I poliziotti sono di Hamas, i giudici sono di Hamas, i politici sono di Hamas. Il movimento fa qualcosa per combattere la violenza contro le donne?

Jamila al-Shanti è una delle 3 donne membre del Parlamento a Gaza. L’ho incontrata a un raduno di Hamas per commemorare un dirigente del gruppi, Nizar Rayyan, ucciso durante un attacco aereo israeliano. Era seduta nella tenda delle donne. «Molta gente pensa che l’Islam imponga alle donne l’inferiorità. Ma non è l’Islam, è l’errore di cattive tradizioni e cattive abitudini. Dalla nascita, l’arrivi di un maschietto è festeggiato, quello di una bimba è accettato. Il movimento di Hamas tenta di cambiare le cose.

Abbiamo donne ovunque -nei ministeri, nell’educazione, negli ospedali. Le donne devono affrontare problemi, non solo nel mondo musulmano ma ovunque nel mondo. So cosa accade in Europa, in America. Non vedo un solo luogo dove le donne abbiano tutti i loro diritti. Non li hanno qui a Gaza. Ma si tenta. Noi lottiamo».

Tornando tra le macerie del nord di Gaza, è chiaro che non ci sono grandi cose che le persone normali possano fare qui per fermare l’assedio o gli attacchi di Israele, o i missili di Hamas, ma c’è un tentativo lento costante per cambiare gli atteggiamenti verso le donne. E’ una necessità urgente. Il giorno in cui siamo arrivati a Gaza, una giovane madre è stata pugnalata a morte da membri del clan che avevano litigato con suo marito. I gruppi dei diritti umani ritiene che la legge a Gaza tratti questi casi con troppa indulgenza. Li si considera generalmente come questioni di famiglia.

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