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I numeri di Bertolaso sulla ricostruzione

di Enzo Mangini
da www.carta.org

Il capo della protezione civile spiega numeri e tempi del rientro nelle case. Almeno 15 mila persone dovranno aspettare da dodici mesi a qualche anno prima di poter avere una casa. Entro giugno i primi rientri negli edifici agibili. E il decreto sarà modificato.

Continua l’operazione di public relations del capo della Protezione civile Guido Bertolaso, dopo lo strappo consumato tra il governo e la popolazione locale seguito alla pubblicazione del decreto Abruzzo. Nel capoluogo abruzzese, intanto, inizia a sentirsi la pressione per il G8: il Dicomac, il centro di comando e controllo della macchina dei soccorsi, sarà trasferito lunedì dalla scuola sottufficiali della Guardia in finanza in una nuova località, ancora ignota.

Nella scuola sottufficiali l’accesso è stato limitato e la sorveglianza è stata affidata a sentinelle armate che presidiano tutti gli ingressi. Pattuglie armate hanno iniziato a girare anche nel resto della città. Sono i primi effetti delle misure di sicurezza che si faranno sempre più stringenti man mano che il vertice si avvicina. Le organizzazioni di volontari che hanno personale nell’area del cratere si limiteranno alla presenza nelle tendopoli, a quanto pare, senza partecipare all’organizzazione del G8, la cui regia comunque rimane nelle mani del Dipartimento della Protezione civile.

Nel corso dell’audizione davanti alla Commissione ambiente della Camera, questa mattina, Bertolaso ha fatto il punto della situazione, sia per lo stato dei soccorsi sia per i tempi della ricostruzione. Il capo della Protezione civile ha ripetuto che il testo del decreto sarà emendato per abbattere il tetto di 150 mila euro di contributi statali a fondo perduto per la ricostruzione delle prime case.

Ma per le ordinanze che avviano la macchina della ricostruzione «pesante» bisognerà attendere la fine di giugno, il 26 o il 27. Nei prossimi giorni, invece, secondo Bertolaso, arriveranno le ordinanze per la parte «leggera», quella che riguarda le strutture provvisorie per alloggiare gli sfollati. Bertolaso ha anche indicato i tempi del rientro: entro il mese di giugno ci dovrebbe essere il ritorno negli edifici dichiarati agibili e parzialmente agibili.

E per chi vuole tornare non ci sarà alcun onere: la Protezione civile, ha detto Bertolaso, pagherà tutto. Tremonti, in commissione, ha detto che in effetti sì, bisogna rifare i conti per i danni e che ci saranno più risorse, anche se il tetto di 150 mila euro rimane comunque l’ordine di grandezza di riferimento e potrà essere superato solo con perizie giurate. «Dettagli» che saranno definiti nelle ordinanze e con le modifiche al decreto già annunciate dal governo.

Più difficile la situazione per chi ha la casa non agibile o del tutto crollata. Secondo Bertolaso, «15 o 20 mila persone non potranno tornare a casa per un periodo variabile da dodici mesi a qualche anno. Ci stiamo organizzando per queste persone dopo che avremo finito la fase della ricostruzione leggera». All’Aquila non sarebbero previsti container o casette di legno, ma – pare – solo i moduli abitativi su cui il governo sta puntando.

Nei comuni minori, invece, dove c’è più spazio, si potrebbe adottare la soluzione delle casette di legno rimovibili. Bisognerà attendere però ancora qualche giorno prima di avere un quadro più completo. Delle 14 aree che Berlusconi aveva annunciato di aver individuato già qualche giorno fa per costruire i villaggi antisismici, non c’è ancora traccia, né su carta, né sul terreno dove gli sbancamenti per le placche antisismiche su cui costruire i moduli non sono stati ancora avviati.

Bertolaso è comunque ottimista e ha ripetuto ai membri della Commissione ambiente che entro il 30 ottobre «contiamo di dare una sistemazione a chi non ha una casa». Il termine è già slitatto di un mese e mezzo: una settimana fa, Berlusconi al Dicomac aveva parlato di «case entro metà settembre».

Per quanto riguarda la situazione nel cratere, Bertolaso ha detto che al momento ci sono circa 64 mila persone assistite dalla Protezione civile. La metà di loro vive nelle circa 170 tendopoli allestite nella zona colpita dal sisma, e l’altra metà è negli alberghi e nelle abitazioni sulla costa abruzzese. Secondo Bertolaso, però, a queste cifre ormai note, bisogna aggiungere circa 20 mila persone che hanno lasciato

L’Aquila per rifugiarsi da amici o parenti e che sfuggono alla valutazione della Protezione civile. Per questo, ha detto Bertolaso, è stato avviato un censimento. E il numero degli sfollati causato dal terremoto del 6 aprile è quindi salito a «85-90 mila persone».

Si allungano i tempi anche per la riapertura dei servizi ospedalieri. Berlusconi aveva annunciato che l’ospedale sarebbe stato riaperto entro maggio, in realtà saranno aperti solo tre padiglioni, i meno danneggiati: cento posti letto disponibili – secondo l’assessore regionale alla sanità Lanfranco Venturoni – entro i primi di giugno. A giorni potrebbero riaprire i reparti di radiologia, medicina nucleare e radioterapia.

Per il resto della struttura, si parla di quattro o cinque mesi di lavori per i reparti con danni di media entità. In totale, secondo Venturoni, entro fine ottobre ci saranno 300 posti letto. Nel frattempo, il G8 porterà almeno l’ospedale mobile che era stato previsto per La Maddalena.

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