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Il business ecocriminale

di Ida Rotano
testo giunto tramite e-mail

Il fatturato totale dell’ecomafia non è mai stato così alto ed è cresciuto a livelli record proprio nell’anno più nero per l’economia mondiale. Segno che il business degli ecomafiosi non conosce congiunture sfavorevoli e che quindi è necessario mettere in campo tutti gli strumenti possibili per combattere chi lucra avvelenando l’ambiente e mettendo a rischio la salute dei cittadini. Intanto, Il decreto sicurezza in discussione in questi giorni alla Camera contiene due polpette avvelenate: La prima riguarda le intercettazioni telefoniche che, attualmente, escludono i reati ambientali. La seconda riguarda la norma antiracket dalla quale è stato cancellato l’obbligo di denuncia per gli imprenditori che subiscono richieste estorsive

Sono 25.776 gli ecoreati accertati nel 2008, quasi 71 reati al giorno, 3 ogni ora, . Circa la metà (più del 48%) in Campania, Calabria, Sicilia e Puglia, il resto si spalma “democraticamente” su tutto il territorio nazionale. Il 2008 è l’anno dei record per le inchieste contro i trafficanti di rifiuti pericolosi, ben 25, con un fatturato che supera i 7 miliardi di euro. La montagna di scorie industriali gestite illegalmente dalla “Rifiuti Spa” in un solo anno ha raggiunto la vetta di 3.100 metri, quasi quanto l’Etna. Non è mai stata così alta.

Sono alcune delle cifre del rapporto Ecomafia 2009 di Legambiente, presentato oggi a Roma tra gli altri da Sebastiano Venneri, responsabile Osservatorio Ambiente e Legalità Legambiente, dal procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso, dal vicepresidente della commissione Antimafia Fabio Granata, dal presidente della commissione sul Ciclo dei rifiuti Gaetano Pecorella e da Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale Legambiente.

Le ecomafie prosperano in Italia e, nonostante le promesse, il governo indebolisce l’azione di contrasto reale, tant’è che nel decreto sicurezza, in discussione in questi giorni alla Camera si escludono i reati ambientali – compresi i traffici illeciti di rifiuti tossici e pericolosi – da quelli sottoponibili ad intercettazioni telefoniche, strumento di indagine che ha avuto un ruolo risolutivo per fermare tante organizzazioni criminali che smaltiscono illegalmente rifiuti in tutto il Paese.

La seconda riguarda la norma antiracket, dalla quale è stato cancellato l’obbligo di denuncia per gli imprenditori che subiscono richieste estorsive. Così, mentre il governo “abbassa la guardia”, la criminalità fa affari d’oro. Ammonta 20,5 miliardi di euro l’incasso totale dell’ecomafia, ovvero di quei 258 clan censiti da Legambiente nell’ultimo anno (19 in più rispetto all’ultimo dossier presentato).

“Il fatturato totale dell’ecomafia non è mai stato così alto ed è cresciuto a livelli record proprio nell’anno più nero per l’economia mondiale – afferma Sebastiano Venneri -. Segno che il business degli ecomafiosi non conosce congiunture sfavorevoli e che quindi è necessario mettere in campo tutti gli strumenti possibili per combattere chi lucra avvelenando l’ambiente e mettendo a rischio la salute dei cittadini”.

“La criminalità organizzata ha esteso i propri tentacoli in tutto il paese e ha avviato redditizie attività in molte aree del Nord Italia – spiega il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza -. Le mafie si infiltrano in tutti i settori economicamente vantaggiosi ed è per questo che abbiamo voluto istituire l’Osservatorio Ambiente e legalità in Abruzzo, per vigilare affinché la ricostruzione post terremoto non diventi l’ennesima occasione per fare vantaggiosi affari sporchi e pericolosi ai danni dei cittadini e dell’ambiente”.

Il Comando per la tutela ambientale dell’Arma dei carabinieri ha operato, nel 2008, ben 130 arresti, 115 dei quali relativi al ciclo dei rifiuti. Il maggior numero di infrazioni in materia d’ambiente viene accertato dal Corpo forestale dello Stato (il 56,5% del totale) e molto intensa è l’attività delle Capitanerie di porto per quanto riguarda sia la pesca illegale sia l’abusivismo edilizio nelle aree demaniali.

Cresce anche l’azione della Guardia di finanza, con un aumento del 24,8% delle infrazioni accertate rispetto al 2007, come quella della Polizia di Stato (più 13%) e dei Corpi forestali delle regioni e province a statuto speciale (più 9,9%). Di grande rilievo è il lavoro svolto dall’Agenzia delle dogane, con 4.800 tonnellate di rifiuti sequestrate, sei volte tanto il quantitativo intercettato nel 2007.

Dal 2002, anno di entrata in vigore del delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti, salgono a 123 le operazioni giudiziarie portate a termine contro i “signori dei veleni”, raggiunti da ben 798 ordinanze di custodia cautelare, con 2.328 persone denunciate e 564 aziende coinvolte.

A livello nazionale i reati commessi sul fronte rifiuti, nel 2008 sono stati 3.911, quasi il 38% in Campania, Calabria, Sicilia e Puglia. Per quanto riguarda il ciclo illegale del cemento stabile e solida al primo posto la Campania. Sono 1.267 le infrazioni accertate, con 1.685 persone denunciate e 625 sequestri. In tutta Italia, dopo anni di costante flessione, nel corso del 2008 l’abusivismo sembra aver rialzato la testa con 28 mila nuove unità (dati Cresme).

Stabile al secondo posto, nella classifica del cemento illegale, è la Calabria con 900 infrazioni, 923 persone denunciate e 319 sequestri. Continua la “scalata” del Lazio, che quest’anno si colloca al terzo posto nella classifica del cemento illegale, superando la Sicilia. Sono quasi raddoppiate in un anno le persone denunciate e così pure i sequestri.

Tre miliardi di euro è poi il business delle zoomafie. Per quanto riguarda il racket degli animali diminuiscono i combattimenti tra cani, mentre restano stabili le corse clandestine di cavalli: in 14 ippodromi si è verificata la presenza di scommesse truccate e infiltrazioni della mafia organizzata, con sequestri di immobili in Sicilia, Campania, Calabria, nella Marsica abruzzese, in Puglia e in Lombardia.

Sul fronte “archeomafia”, sono 1.031 i furti accertati con un lieve calo del 5% rispetto al 2007 quando furono 1.085. In testa il Lazio, seguito da Lombardia, Toscana, Piemonte e Campania.
Sono aumentati invece i furti nei musei (21 a fronte dei 13 nel 2007), parzialmente compensati da un +55% di tesori di archeologia recuperati. Gli scavi clandestini sono aumentati del 15%, così come le falsificazioni (più 36%). Sale del 9,2% il numero delle persone denunciate.

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