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La guerra al tempo della crisi

di Alessandro Ursic
da www.megachip.info

Per ora siamo solo alla potatura dei rami secchi, o al taglio di quelle spese che sembrano lussi non necessari, specie in tempo di crisi. Ma il nuovo bilancio del dipartimento alla Difesa statunitense dà un’idea di come l’amministrazione Obama vede il ruolo delle forze armate Usa nel medio termine. Una visione che in patria i più conservatori hanno già bocciato, in quanto troppo timida.

Il documento del Pentagono per il 2010 contiene spese del 4 percento più alte rispetto a quest’anno, ovvero 534 miliardi di dollari. Ma andando a vedere la composizione del bilancio, si nota in particolare un graduale spostamento di risorse dalla guerra convenzionale su larga scala alle armi usate contro una guerriglia come quelle di Afghanistan o Iraq: aerei spia senza pilota, elicotteri per una più rapida evacuazione dei soldati feri, veicoli blindati a prova di mine. Tenendo conto dell’inflazione, inoltre, la spesa della Difesa dovrebbe mantenersi in sostanza piatta.

Per fare spazio alle nuove spese, il Pentagono ha scelto di cancellare alcuni progetti già avviati. Tra questi, un motore alternativo per il jet F-35, nuovi F-22, veicoli di terra da combattimento più moderni, finanziamenti per il programma di difesa missilistica. Invece di includere fondi per lo sviluppo di un nuovo bombardiere, nel piano di spesa si prevede un aumento dei finanziamenti per migliorare gli aerei già esistenti.

Questa settimana il segretario alla Difesa Robert Gates dovrà affrontare l’esame del Congresso, dove molti repubblicani sono pronti a fare le pulci al suo piano. I conservatori accusano l’attuale numero uno del Pentagono, posizione che ha ricoperto anche negli ultimi due anni dell’amministrazione Bush, di indebolire la capacità militare di Washington. Il senatore James Inhofe ha già chiesto retoricamente in aula: “Le forze che stiamo dando ai nostri comandanti sul campo sono capaci di contrastare l’intera gamma di minacce nel breve e nel lungo termine? Stiamo fornendo alle nostre truppe il miglior equipaggiamento disponibile? Oggi non lo stiamo facendo”.

Lo spettro di una Cina sempre più potente – che da 15 anni aumenta il bilancio militare a tassi in doppia cifra – una Russia baldanzosa, le costanti spine nel fianco rappresentate da Iran e Corea del Nord preoccupano i “falchi”. “Nonostante così tante minacce alla sicurezza, emergenti o crescenti”, ha detto il senatore John Cornyn, “l’amministrazione progetta forze armate che avranno una minore forza per fronteggiarle”.

Paure esagerate, probabilmente, e che forse rimarranno nel dimenticatoio nel caso l’economia statunitense dovesse tornare a correre, portando con sé nuove spese militari. Nonostante la timidezza del bilancio, non va dimenticato che gli Stati Uniti investono per la difesa quanto le altre nazioni del mondo messe assieme. Il tanto discusso rafforzamento militare della Cina non tiene conto dell’enorme divario tra i due Paesi e del potenziale di usare la propria forza a livello globale. Solo a livello di Marina, per esempio, gli Stati Uniti sono dotati di 13 portaerei, mentre Pechino non ne ha nessuna. Anche se recentemente ha segnalato l’intenzione di voler costruire la sua prima. Quando arriverà l’annuncio, aspettiamoci nuove accuse da parte dei repubblicani.

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