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Francia, due anni di sarkozysmo

di Giustiniano Rossi
da www.megachip.info

A due anni dall’elezione alla presidenza della Repubblica francese di Nicolas Sarkozy e nell’imminenza delle elezioni europee, l’entusiasmo dei suoi elettori appare decisamente in calo, se è vero che il 63% dei francesi giudica il suo bilancio negativo ed essi cominciano a prendere coscienza del significato di quella che perfino François Bayrou, leader del MoDem, definisce “la più impressionante confisca di tutti i poteri tentata da decenni nella V Repubblica”

Incurante della sua impopolarità nei sondaggi, il presidente Nicolas Sarkozy continua a perseguire il suo progetto di ristrutturazione della società transalpina per adattarla alle esigenze del padronato francese ed europeo nel quadro della mondializzazione capitalista, approfittando della crisi per accelerare i relativi cambiamenti, come quelli contenuti nel concetto di scudo fiscale al 50% (nel 2008, gli 834 contribuenti con un patrimonio superiore a 15,5 milioni di euro hanno ricevuto in media un assegno di 368 261 euro ciascuno), espressione – a suo dire – di una scelta che valorizza il successo e in quello di alleggerimento dell’imposta di successione.

3 000 disoccupati si aggiungono ogni giorno ai 2 500 000 già censiti, i salari sono fermi o diminuiscono mentre le banche e le imprese ricevono decine di miliardi di denaro pubblico, il licenziamento diventa più facile ed i poteri delle assemblee elettive vengono ridotti a profitto di quelli del presidente, che il 4 febbraio 2008 ha fatto adottare il Trattato di Lisbona, copia conforme della Costituzione europea che i francesi avevano bocciato con il referendum del 2005.

La ritrovata unità delle otto maggiori organizzazioni sindacali, che si è materializzata nelle imponenti manifestazioni del 29 gennaio, del 19 marzo e del 1° maggio e che hanno già annunciato ulteriori mobilitazioni per il 26 maggio ed il 13 giugno, sostenute dal 72% dei francesi, mostra che, per la prima volta da trent’anni a questa parte, la domanda di uguaglianza è più forte di quella di libertà (57% contro 43%), cioè tutto il contrario dei valori espressi dal presidente.

Il quadro generale sembrerebbe favorevole alle forze progressiste, tuttavia le contraddizioni interne del Partito Socialista, diviso fra opposizione al presidente e sostegno dell’Europa liberista, la persistente divisione della sinistra dove il Front de Gauche formato dal PCF e dal neo-nato Parti de Gauche ha mancato l’accordo elettorale con il Nuovo Partito Anticapitalista di Olivier Besancenot non sembrano far presagire risultati in grado di capovolgere la tendenza neoconservatrice, smascherando la vera sostanza dello slogan sarkozysta “lavorare di più per guadagnare di più” seguito dalla fine delle 35 ore, dalla detassazione delle ore straordinarie, dal lavoro domenicale.

Il presidente, dal canto suo, prosegue imperterrito nell’attuazione del suo programma, dalla “riforma” delle pensioni, sinonimo di “lavorare più a lungo per guadagnare di meno”, all’introduzione del “servizio minimo” nei trasporti trasporti pubblici e nelle scuole, tentando di mettere gli utenti contro i lavoratori ed i sindacati, all’inclusione nel suo governo di tre ministri “socialisti” per screditare ulteriormente il Partito Socialista (la maggioranza dei francesi è convinta oggi che, se i socialisti fossero al governo, non farebbero meglio della destra).

Sarkozy si è attribuito il diritto di nominare i presidenti di France Télévisions e di Radio France e quello di censurare gli articoli di numerosi giornali, di proprietà dei suoi amici industriali e finanzieri (Matin Plus del gruppo Bolloré o il Journal du Dimanche del gruppo Lagardère ad esempio) e la sua politica sicuritaria si è tradotta da una parte nell’arresto, nel 2008, di 577 816 persone, quasi l’1% della popolazione e dall’altra nel cinico sfruttamento dell’emozione suscitata da episodi di cronaca per far passare leggi liberticide, nuovi sistemi di schedatura, caccia ai sans papiers.

I risparmi che il “monarca repubblicano ” ha realizzato sopprimendo 30 000 posti nella pubblica istruzione finanziano 30 000 posti riservati ai giovani nell’industria privata, esonerata dal pagamento degli oneri sociali e favorita dalla riforma fiscale, mentre la riforma ospedaliera intende fare degli ospedali aziende in grado di fare profitti e quella dell’università ha come obiettivo quello di trasformarle in centri di formazione per le imprese utilizzando a questo scopo 5 miliardi di denaro pubblico.

Per sottrarre voti a Le Pen, Nicolas Sarkozy non ha mai cessato di agitare il panno rosso dell’immigrazione e di sostenere l’immigrazione “scelta”, facendo gestire l’espulsione programmata di 27 000 immigrati all’anno al “socialista” Eric Besson, alla testa del ministero dell’Immigrazione e dell’Identità nazionale che la Rete Education sans frontières ha ribattezzato ministero della Retata, dell’Espulsione e della Bandiera mentre per conquistare i consensi dei lettori di riviste patinate non esita a servirsi della sua vita privata.

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