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Pakistan, cronache di guerra da Swat

di Tahir Ali
Giornalista pachistano del settimanale Weekly Pulse, su cui è pubblicata la versione intergrale (in inglese) di questo reportage, pubblicato su gentile concessione dell’autore

Reportage dalla zona dei combattimenti tra esercito e talebani, dove a morire sono soprattutto i civili. Le forze di sicurezza pachistane affermano di aver ucciso finora 700 militanti talebani nell’offensiva contro le milizie guidate da Maulana Fazullah nelle montagne di Swat e dicono che i talebani sono in fuga dalle aree sotto attacco militare.

Chi scrive ha trascorso una settimana nella zona di guerra, dove ha visto le infrastrutture talebane ancora intatte e ha scoperto che i morti e i feriti a causa dell’attacco sono gli abitanti poveri della zona.
Il governo ha ordinato alla popolazione di evacuare i villaggi ma non ha fornito alle persone in fuga alcun mezzo di trasporto.
Dopo l’evacuazione dell’area, i villaggi sono stati bombardati mentre i Talebani non sono stati presi di mira.

A causa dei lunghi coprifuoco nelle zone interessate, la gente gente è stata costretta a usare, invece dell’autostrada principale Peshawar-Swat, una difficile via che passa attraverso Agra nel Malakand per raggiungere il distretto di Mardan. I fornitori di trasporti hanno alzato le proprie tariffe, e portare una famiglia da Chakdara nel basso Dir fino a Peshawar costa intorno ai 20 mila rupie (180 euro). I più poveri, che non possono permettersi di pagare questo prezzo, hanno deciso di rimanere nelle loro case, ma a casa del coprifuoco stanno affrontando una seria carenza di cibo e di altri beni di uso quotidiano.

Parlando con i residenti dell’area è facile capire il loro odio sia nei confronti dei talebani che delle forze di sicurezza. E’ una percezione comune nell’area quella che i talebani siano un prodotto dei servizi. I residenti pensano che sia una strategia della quale i civili devono pagare le conseguenze. Faith Mehmood, di Timargara, dice che “non è una novità: ancora una volta il governo sta usando i talebani per i propri interessi, per ricevere fondi dagli Usa”. Awal Shah, un residente di Maidan Dir, dice: “Non ci è chiara la strategia che sta dietro a questa operazione, ma una cosa è certa: il governo cerca dollari a nostre spese”.

Jaafar Khan e la sua famiglia hanno abbandonato il villaggio di Shamozai, nello Swat, per raggiungere un luogo più sicuro. Ora si trova con gli altri sei membri della sua famiglia a Chakdara e sta cercando un veicolo per portare la famiglia fuori dalla pericolosa zona di Malakand. “Non so dove andrò, ma almeno sto lasciando la regione di Malakand. La nostra zona non è sicura, in ogni momento puoi trovarti sotto un bombardamento o un lancio di granate. Il governo e i talebani sono entrambi responsabili per la nostra sofferenza”.

Namoos Khan, della zona di Asban, non è pronto a lasciare il suo villaggio, e dice: “Non mi arrenderò mai e non farò la vita del girovago in una tenda. Piuttosto preferisco morire nel mio villaggio. Perché dovrei lasciare il mio villaggio, che cosa ho fatto di male? Se il governo vuole uccidermi, allora che lo faccia, ma io non lascerò la mia casa”.

Gli abitanti di queste zone, in maggior parte contrari ai talebani, criticano duramente anche il governo che invece di mandare truppe sul campo per combattere i miliziani, bombarda i villaggi con elicotteri e aerei. Rashid Khan, di Naway Kalay, dice: “Se l’esercito combattesse i talebani sul terreno, noi locali lo supporteremmo, ma il bombardamento di aree residenziali ha creato odio per il governo”.

L’operazione dell’esercito prosegue. Entrambe le parti sembrano determinate a sconfiggere il nemico, mentre la gente comune si preoccupa del suo futuro. Se a motivare i talebani c’è la ricompensa del paradiso nell’aldilà, mentre a incentivare il governo sono gli aiuti finanziari stranieri, i poveri civili di Swat devono sopportare il peso di questa guerra, senza alcuna ricompensa.

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