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BERLUSCONI A MOSCA IN CERCA DI ENERGIA

di Carlo Benedetti
da www.altrenotizie.org

Dalle pacche sulle spalle alla firma di contratti utili per portare a casa qualche dividendo. E’ la strategia di Berlusconi (che cerca sponde politico-economiche capaci di aiutarlo ad uscire dalla crisi italiana) in una tournee che lo ha portato dalle rive del mar Nero alle foreste di Barvika, nell’hinterland della capitale russa. La carta d’identità che l’Italia mostra alla dirigenza russa rivela alcuni dati da non sottovalutare. Siamo infatti il terzo partner mondiale della Russia nell’interscambio economico, preceduti solo dalla Germania e dalla Cina e il nostro giro d’affari con Mosca è salito, nel 2008, a 26,5 miliardi di euro. Quanto alle nostre esportazioni, queste segnano un aumento del 9,3 rispetto al 2008. Dalla Russia, intanto, importiamo gas e petrolio segnando così il livello del 70%. Un buon identikit che Berlusconi si è speso subito al tavolo dei vari incontri.

Primo fra tutti quello con Putin a Soci. Qui, messi da parte frizzi e lazzi del nostro Premier, il discorso si è concentrato sul progetto “South Stream” che è quel gasdotto nato da una serie di intese tra la piovra russa del “Gazprom” e la holding italiana “Eni”. In pratica – alla presenza anche del boss russo Miller che (con Putin) è capo della piovra energetica del Cremlino – si è proceduto a festeggiare l’entrata in vigore del progetto stesso, pur se (lo hanno rilevato alcuni commentatori economici che prendono le distanze dalla gestione putiniana del potere) “gli italiani sono ancora in posizione di debolezza nel South Stream”.

Il progetto, infatti, è più che ambizioso. Prevede un tunnel sotto il Mar Nero che arriverà nei paesi europei. Il fatto é che in tutta questa vicenda geostrategica e geoeconomica l’Eni vuole da Gazprom un ruolo come partner nella penetrazione in Europa e non un semplice ruolo di socio all’interno della società che gestirà il gasdotto; ma i russi fanno resistenza. All’Eni i russi offrono la capacità di trasporto per portare altro gas in Italia e poi un ruolo di socio. Ma questo ad Eni non basta. Il gruppo italiano vorrebbe entrare anche nella seconda fase del progetto: quello della vendita di gas nei paesi che saranno attraversati dall’infrastruttura divenendo un asse portante della futura architettura energetica. La trattativa – si dice – é però ancora aperta.

C’è poi in ballo un altro aspetto. Perché sono ancora vive molte tensioni tra i paesi di transito. Infatti, a seconda del tracciato definitivo che sarà scelto, il gasdotto potrebbe servire per i rifornimenti di buona parte dell’area balcanica e dell’Europa orientale: Bulgaria, Serbia, Grecia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Germania. Eni e Gazprom, in proposito, hanno firmato una serie di “Memorandum of under standing” sullo sviluppo di South Stream a partire dal giugno del 2007. Con un progetto che prevede una nuova dorsale che porti il gas russo in Europa, attraverso la Bulgaria e poi la realizzazione di nuove reti nei paesi attraversati per la distribuzione.

Il gasdotto – questo é il piano – partirà dal territorio russo per riemergere in Bulgaria, dopo 900 chilometri di percorso sottomarino nel Mar Nero. Attualmente, per l’ulteriore percorso del gasdotto all’uscita dalla Bulgaria, sono previste due ipotesi. Una verso Nord che coinvolgerebbe Romania, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca; e una seconda che invece prevede un passaggio da Sud verso l’Albania. L’Eni, in proposito, “vuole sapere da Gazprom quale sarà la scelta definitiva”. La condotta dovrebbe aumentare di 31 miliardi di metri cubi l’anno.

Problemi a parte resta il fatto che Mosca e Roma hanno raggiunto un’intesa. Ma gli esami per l’asilo politico di Berlusconi nel ventre della grande Russia non sono finiti in quel di Soci. Altra tappa quella di Mosca, con Medvedev. Qui l’atmosfera è stata decisamente rivolta agli aspetti tecnici bilaterali. Il premier russo é un pragmatico, non bada molto ai sorrisi e si muove con una relativa e felpata autonomia. E così, nel palazzo di Barvika (già Meindorff), c’è stato un faccia-a-faccia sui temi bilaterali.

Si è parlato di cooperazione energetica e industriale e c’è stato anche un rapido esame delle questioni internazionali di maggior attualità: un nuovo Trattato paneuropeo di sicurezza, molto voluto dal Cremlino, e ancora relazioni Russia-Nato, Russia-Ue e Afghanistan. Quanto all’offerta di Berlusconi per una mediazione nelle delicate relazioni di Mosca con Washington, da parte russa è stato apprezzato “l’amichevole supporto italiano” offerto dal Presidente del Consiglio, ma il Cremlino precisa che i rapporti tra i due nuovi capi di stato – Obama e Medvedev – sono già partiti sotto i migliori auspici. E che, quindi, bisogna solo aspettare il corso degli eventi. Tanto più che Obama è atteso a Mosca dal 6 all’8 luglio.

Ma tutto questo pragmatismo non sta a significare che la situazione sia delle migliori quanto a rapporti internazionali. Non mancano i rischi, pesano gli effetti della crisi economica, il calo dei prezzi delle materie prime e una certa preoccupazione (non confessata) per differenze di vedute tra Putin e Medvedev a proposito della gestione dei rapporti globali, mondiali. Non è ancora chiaro (o perlomeno definitivo) se Mosca punta ad un rapporto privilegiato con l’Eurasia oppure si è già fatta trascinare nel progetto di una “Eurussia”, cioè un asse con Berlino che dovrebbe aprire una nuova strategia geopolitica: una sempre più forte intesa tra Parigi-Berlino-Mosca. Nel qual caso Berlusconi dovrebbe ripresentarsi al più presto al Cremlino per definire le pratiche del suo status con la richiesta di asilo politico nelle braccia di una Eurussia dove Roma sarebbe ospitata in un centro di accoglienza e niente più.

E infine ecco un po’ di pettegolezzi russi che a Berlusconi sono stati, ovviamente, tenuti nascosti dall’entourage. Intanto la prima cosa da dire è che quando i media locali hanno parlato dell’affaire con Noemi e del Papi hanno tradotto l’espressione con un “Papascia” che, in russo, ha anche significati reconditi e tutt’altro che simpatici… Il tormentone berlusconiano, comunque, invade anche l’Internet russo. Sono decine e decine i siti che parlano del nostro premier col testosterone agitato. E sono tante quelle foto di Noemi che vanno a riempire gli spazi con il suo costumino ammiccante. Ma sul web domina la ministra Garfagna. Di lei il sito russo “Live.story” pubblica una fotona con questa didascalia: “E’ quella con la quale si sarebbe voluto sposare Berlusconi”. Siamo ridicoli anche per i russi. E’ l’Italia del cabaret che arriva online da Casoria a Mosca.

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