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Lenta viene

di Stella Spinelli
da www.peacereporter.net

Alla marcia del silenzio un assente eccellente, il poeta dei desaparecidos Mario Benedetti, morto lunedì. Migliaia di persone in marcia per i desaparecidos della dittatura hanno invaso, come ogni anno il 20 maggio, le strade di Montevideo, in Uruguay. “Verità, giustizia, memoria e mai più” è lo slogan che ha accompagnato i manifestanti, i quali dal governo di sinistra di Tabaré Vazquez pretendono l’annullamento della legge di amnistia ai militari, colpevoli durante gli anni bui – 1973-1985 – di soprusi, violenze, omicidi e sparizioni.

Tra simboli e battaglie. Le organizzazioni di Familiari e detenuti-scomparsi, che dal 1996 non si stancano di scendere in piazza ogni maggio in assoluto silenzio per “non dimenticare”, pretendono un referendum che rimetta nelle mani dei cittadini la decisione sul futuro degli aguzzini della dittatura. La legge in questione è la Ley de Caducidad e la speranza è che le firme raccolte per indire la consulta siano ritenute valide dalla Corte elettorale che le sta esaminando e che quindi il prossimo ottobre, il tanto atteso referendum venga aggiunto alle legislative.

La scelta del 20 maggio è simbolica: quel giorno del lontano 1976 vennero uccisi a Buenos Aires, nell’ambito del Plan Condor che vedeva cooperare le dittature latinoamericane, Zelmar Michelini, capo e fondatore del Frente Amplio, coalizione di sinistra adesso al governo, Héctor Gutièrrez Ruiz, esponente del Partito nazionale (conservatore) e presidente della Camera dei deputati, e i militanti del movimento rivoluzionario tupamaros Rosario Barredo e William Whitelaw. Come loro scomparvero, durante il regime, duecento oppositori, perlopiù uccisi nella vicina Argentina, a suggello della collaborazione nel programma di sterminio sistematico.

Come in Argentina. La legge uruguaiana a garanzia dell’impunità di chi si è macchiato di orrendi delitti, tutti accomunati da una continua violazione dei diritti umani, fu votata nel 1986 e ratificata dalla cittadinanza in un referendum tre anni dopo. Solo i casi indicati dal Governo potevano essere investigati con relativa inquisizione dei colpevoli. Il resto, tabù. La medesima legge era stata imposta anche in Argentina, ma già da un paio d’anni è stata abolita e le aulee dei tribunali si sono finalmente spalancate ai colpevoli, senza riserve.

A commentare a Peacereporter l’evento è Gennaro Carotenuto, il professore di storia dell’America Latina che dal 1997 è redattore del settimanale uruguaiano Brecha. “La marcia di quest’anno ha avuto molti significati. E’ mancato a tutti don Mario Benedetti, il grande poeta deceduto lunedì che aveva i desaparecidos come uno dei filoni ispiratori principali della sua poesia oltre che della sua militanza, essendo stato egli stesso esiliato per 10 anni. Ma è anche una marcia che avviene in un contesto peculiare.

Con il governo di centro-sinistra si fanno i processi, si cercano i resti dei desaparecidos, ma non è stata ancora abrogada, come è invece successo in Argentina, la legge dell’impunità voluta al ritorno della democrazia nell’85. Tutta la marcia è stata dedicata allo sforzo per arrivare a un referendum. E questo, unito al fatto che i dittatori Bordaberry e Álvarez stanno in galera ci conferma che in Uruguay la giustizia, per citare Benedetti “lenta ma viene”.

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