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USA ED EMIRATI ARABI CONTRO L’IRAN

di Alessandro Iacuelli
da www.altrenotizie.org

Il presidente americano Barack Obama ha dato il suo personale via libera ad un accordo nucleare tra Usa ed Emirati Arabi Uniti. L’intesa potrebbe fruttare miliardi di dollari alle industrie Usa. L’accordo infatti, autorizza gli Emirati ad acquistare dagli Usa materiale nucleare a fini energetici, con la garanzia che tale materiale non sarà riprocessato. “Sono giunto alla conclusione che questo accordo aumenterà, e non metterà a repentaglio, la sicurezza del nostro paese”, ha detto Obama in conferenza stampa. “Lo scopo”, si legge in un comunicato della Casa Bianca, “è di provvedere al crescente bisogno di energia elettrica di quel Paese del Golfo”. Obama ha firmato mercoledì l’accordo, che era stato progettato durante la presidenza Bush, sostenendo che esso “promuoverà la difesa e la sicurezza comuni e non sarà, al contrario, un rischio”.

Secondo il giornale di Dubai in lingua inglese The National, il via libera dato da Obama all’accordo, noto come Accordo 123, è stato accolto bene dal mondo degli affari americano: saranno infatti società degli USA a competere per la realizzazione delle strutture previste dall’accordo, il cui valore si aggira intorno ai 40 miliardi di dollari. In base alle clausole dell’accordo, gli Emirati Arabi non saranno, come sono attualmente, esportatori di energia, ma importeranno carburante che servirà ad alimentare i reattori nucleari.

Lo Stato del Golfo si è anche impegnato a non procedere autonomamente all’arricchimento dell’uranio e a non riutilizzare il carburante nucleare già usato. L’accordo in questione sarà sottoposto formalmente dal Segretario di Stato Hillary Clinton al Congresso americano e, se approvato, entrerà in vigore 90 giorni dopo la presentazione. Secondo il giornale di Dubai, gli Emirati sceglieranno entro quest’anno le compagnie alle quali affidare i lavori per la realizzazione del reattore. Si ritiene, tuttavia, aggiunge la fonte, che a competere potrebbero, oltre alle aziende americane, anche società giapponesi, francesi e russe.

Così si è arrivati al caso, storicamente più unico che raro, di vendere energia ad un Paese produttore ed esportatore di petrolio: gli Emirati Arabi Uniti importeranno combustibile, mentre contemporaneamente sono tra i maggiori produttori al mondo di combustibile fossile. Secondo molti analisti, di conseguenza, dietro non c’è solo un motivo economico. Infatti, se da un lato è vero che gli Emirati Arabi guadagnano dal petrolio tanti di quei soldi da non sapere più come spenderli, è anche vero che un accordo del genere, in pieno scacchiere mediorientale, appare come un tentativo di dare un esempio “virtuoso” al vicino Iran, accusato di voler fabbricare armi nucleari solo perché ha scelto di arricchire in proprio l’uranio, senza diventare dipendente da Paesi esteri.

Il combustibile nucleare americano dovrebbe andare ad alimentare una centrale di costruzione francese, provvista di due reattori nucleari EPR di terza generazione da 1.600 megawatt ciascuno, per la cui costruzione si sono accordati un anno fa il presidente francese Nicolas Sarkozy ed il ministro della difesa degli Emirati ed emiro del Dubai Mohammed Bin Rached al Maktoum. In cambio Parigi avrà anche una base militare da realizzare nel Golfo Persico, proprio di fronte alle coste iraniane, che gli permetterà di controllare altri due flussi energetici importanti: quelli di gas e petrolio.

Contemporaneamente, c’è da ricordare che gli Emirati hanno delle vecchie dispute territoriali non completamente risolte con Teheran, per cui i dissapori sono ancora vivi e vegeti. Con quest’accordo gli Emirati si pongono direttamente in un’ottica di contrapposizione con l’Iran e contribuiscono a rafforzare il dispositivo militare anti-iraniano. Proprio mentre il Segretario di Stato americano Hillary Clinton richiede all’Iran di “abbandonare ogni ambizione nucleare nell’interesse della propria sicurezza”.

Dopo l’ennesimo lancio di un missile a lunga gittata da parte del regime di Teheran, che è costato anche l’annullamento della visita del nostro ministro degli esteri Franco Frattini, intervenendo, al sotto-comitato del Senato Usa per la supervisione dei fondi statali, la Clinton ha detto che “il nostro obiettivo è quello di persuadere il regime iraniano che perderà per quel che riguarda la sua sicurezza se proseguirà il suo programma di armamento nucleare. Un Iran nucleare armato di un sistema d’armamento disponibile rischierà di provocare una corsa agli armamenti in Medio Oriente e più ampiamente nella regione. Questo non sarà nell’interesse della sicurezza iraniana”. Queste parole chiariscono molto di più delle analisi economiche il vero senso politico dell’accordo USA-EAU.

Accordo che, assieme a quello tra Emirati e Francia, contribuisce ad alzare la tensione, ad aumentare il rischio atomico e mette a portata di missile iraniano (è appena sulla sponda opposta del Golfo Persico) un nuovo bersaglio nucleare. Ma c’è anche da ricordare che la signora Clinton commette un’imprecisione quando dice che l’Iran rischia di provocare una nuova corsa agli armamenti: la corsa agli armamenti nel Golfo non è mai finita, continua dai tempi della guerra Iran-Iraq, è riccamente finanziata da americani, francesi e italiani, e russi. L’Iran è solo l’ultimo arrivato.

In questo quadro, la posizione degli Emirati Arabi è spesso stata quella di “correre da soli”. Ne è un esempio il loro ritiro dal di unione monetaria dei paesi del Golfo. In tale occasione, l’agenzia di stampa nazionale ha precisato che la valuta degli Emirati resterà ancorata al dollaro USA e la politica monetaria non subirà variazioni. Gli Emirati avevano lanciato con altri quattro paesi del Golfo il progetto di una moneta unica e erano candidati ad ospitare la Banca centrale del Golfo che ha scelto, invece, come proprio quartiere generale l’Arabia Saudita.

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