Home Europa e Mondo Obama e i musulmani. Cosa dobbiamo aspettarci?

Obama e i musulmani. Cosa dobbiamo aspettarci?

di Tariq Ramadan
da www.carta.org

Giovedì 4 giugno, il presidente statunitense Barack Obama terrà un attesissimo discorso all’università di Al Azhar, al Cairo, in Egitto, cuore dell’Islam sunnita. Obama ha annunciato che sarà l’inizio di un nuovo rapporto tra gli Usa e il mondo musulmano. Ecco il parere del filosofo Tariq Ramadan, una delle figure di maggior prestigio e autorevolezza dell’Islam europeo.

Le relazioni tra gli Stati uniti e i musulmani sono state tanto danneggiate dagli otto anni dell’amministrazione Bush che l’intero mondo si sta ora chiedendo: cosa dirà ai musulmani Barack Obama? Cosa potrebbe dire per ricostruire fiducia e rispetto? Può essere necessario analizzare le cause principali della profonda sfiducia che troviamo oggi, non solo nei paesi a maggioranza musulmana, ma anche tra musulmani africani, asiatici e occidentali. Per decenni, e specialmente dopo l’11 settembre 2001, i musulmani in tutto il mondo hanno ricevuto dagli Stati uniti messaggi preoccupanti, nella forma e nella sostanza. L’ex presidente George W. Bush era percepito come aggressivo, spesso arrogante, gretto e perfino sordo quando si è trovato ad affrontare questioni islamiche e materie connesse con i paesi a maggioranza musulmana del Medio Oriente.

Oltre le sue affermazioni di rispetto, i musulmani hanno sempre avuto in mente i suoi primi riferimenti religiosi spontanei e le parole che citavano «crociate» e «asse del male». La «guerra al terrorismo», i bombardamenti sull’Afghanistan, l’invasione dell’Iraq, le bugie sulle armi di distruzione di massa, le extraordinary renditions e le torture sono tutti elementi che testimoniano che le vite e la dignità musulmane sembravano non avere quasi alcun valore. Oltre la retorica di Bush, la sua amministrazione non ha mostrato alcun rispetto né alcun senso di giustizia verso i musulmani, e il suo appoggio cieco e unilaterale a Israele né è stato un ulteriore elemento di prova.

Barack Obama ha questa eredità da rovesciare. Durante la sua campagna elettorale ha dovuto ripetere diverse volte di non essere musulmano, come se nella società statunitense fosse ancora un problema in sé essere musulmani, come giustamente ha sottolineato una volta Colin Powell. Perciò ci si potrebbe aspettare che sia questa la prima cosa che Barack Obama vuole dire nel suo messaggio, la cui sostanza è pronto a riportarsi a casa. Parlando ai musulmani, Barack Obama dovrebbe parlare agli Stati uniti e all’Occidente, perché le cicatrici della sfiducia sono profonde e gravi. Obama è stato molto attento e cauto nella modulazione dei suoi messaggi politici nei primi mesi della sua presidenza: ha lavorato sulla narrazione e sui simboli. Ha ripetutamente espresso il proprio rispetto verso l’Islam e i musulmani, annunciando la chiusura di Guantanamo e la fine delle torture e anche usando parole più dure contro il governo israeliano a proposito degli insediamenti colonici. Sono passi positivi che non si possono negare.

Eppure, simboli e discorsi non sono abbastanza. Quello che possiamo aspettarci dal nuovo presidente è un cambio di atteggiamento così come efficaci e necessarie azioni da intraprendere. L’umiltà è un fattore chiave. Nella nostra età globale, gli Stati uniti possono ancora essere la nazione più potente del mondo, ma non hanno il monopolio del torto e della ragione. Essere aperti al mondo comincia dall’essere aperti a tutte le civiltà e dal riconoscere il potenziale contributo positivo di ogni cultura e ogni religione. L’Islam è una grande civiltà e Barack Obama dovrebbe portare un vero e profondo messaggio di rispetto annunciando che abbiamo tutti da imparare l’uno dall’altro e che lui stesso si impegnerà a diffondere negli Stati uniti una migliore conoscenza della diversità religiosa e culturale. Umiltà vuol dire che tutti dobbiamo imparare l’uno dall’altro e gli americani dovrebbero essere pronti a imparare dall’Islam e dai musulmani, come dai buddisti o dagli hindu. Paradossalmente, come Obama intende agire a proposito di educazione e diversità religiosa negli Usa sarà la vera indicazione della sua reale politica verso l’Islam e i musulmani nel mondo.

Nessuna civiltà può affermare di avere il monopolio dei valori universali e nessuno può affermare di essere sempre rimasto fedele ai propri valori. Il presidente Obama deve riaffermare i valori ideali e i diritti umani che gli Stati uniti difendono ma deve anche ammettere gli errori, i fallimenti e le contraddizioni che emergono quando si tratta di metterli in pratica. La mancanza di coerenza è una debolezza globale condivisa da tutte le nazioni. Il modo migliore per il presidente per farsi ascoltare quando invoca diritti umani, democrazia e annuncia l’inizio di una nuova era con i musulmani sarebbe iniziare ad essere costruttivamente auto-critico e riconoscere che gli Stati uniti possono fare – e faranno – molto di più per rispettare i valori in cui credono e realizzare politiche eque verso il mondo musulmano e verso i paesi più poveri. Questo atteggiamento umile basato sul dovere imperativo della coerenza non un’affermazione di debolezza, anzi il suo esatto contrario: perciò, sarebbe nella posizione di poter ricordare ai leader musulmani e ai musulmani comuni le loro proprie incoerenze. Solo un presidente statunitense coerente e autocritico potrebbe ricordare ai musulmani che devo agire contro la corruzione, l’estremismo, le dittature, la mancanza di politiche di istruzione, le discriminazioni contro le donne e i poveri, e sperare di essere ascoltato con un minimo di fiducia.

I musulmani aspettano le azioni e sanno per esperienza [con gli Stati uniti così come con i loro governi] che i politici sono molto bravi a parlare. Barack Obama ha uno status molto speciale oggi nel mondo e specialmente nel mondo musulmano. E’ l’unico presidente statunitense che abbia sia il background che la capacità di essere più di un simbolo che diffonde belle parole. Sarebbe triste perdere questa occasione storica e si spera che egli abbia una visione e una strategia efficace e precisa per il suo paese e per il mondo. Sulle questioni interne, quando si tratta di discriminazione, sicurezza, immigrazione e uguali opportunità, Barack Obama deve aiutarci a dimenticare che è un afro-americano attraverso la promozione di uguali diritti e della giustizia. A livello internazionale deve farci dimenticare che suo padre era musulmano rifiutandosi di essere timido o apologetico e rispettare tanto i diritti individuali quanto quelli collettivi dei popoli della Palestina, dell’Iraq, dell’Afghanistan eccetera. Il messaggio che manderà ai musulmani dovrebbe arrivare da un presidente che si posiziona oltre le specifiche appartenenze di colore o di religione, con umiltà, coerenza e rispetto. E mentre pronuncerà il suo discorso, dovrebbe essere chiarso su un punto: che dopo molti anni di sordità, Washington ha finalmente ascoltato.

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