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Pas à vendre

di Carla Fronteddu
da www.womenews.net

Sul sito della Lobby europea delle donne si trova un film intitolato “Pas à vendre” che, attraverso il contributo di ex prostitute e di donne impegnate a vario titolo nella tutela dei diritti della donna, mette in discussione punti di vista e pregiudizi sulla prostituzione. In particolare il film pone l’accento sull’effetto devastante che la legalizzazione di quest’ultima, contrariamente a quanto spesso ritenuto dall’opinione pubblica, avrebbe sulla vita delle donne coinvolte nella rete del sesso a pagamento.

Una premessa indispensabile riguarda la condizione delle prostitute. Senza voler entrare nel merito della discussione sulla volontarietà o meno dell’esercizio della prostituzione, è un dato incontestabile che il mercato del sesso a pagamento rappresenta una fetta consistente del traffico di esseri umani e che è caratterizzato da un alto tasso di violenza. Nel documentario viene citata a proposito, una ricerca del British Medical Journal secondo la quale il 93% delle prostitute è vittima di violenza e vengono raccolte numerose testimonianze di ex prostitute sulle brutalità a cui sono state sottoposte da protettori e da clienti.

La violenza, infatti, è un elemento intrinseco della prostituzione, funzionale a più scopi. I protettori se ne servono sin dai primi momenti, per introdurre le donne nel mondo della prostituzione e vi ricorrono per soddisfare i propri desideri sessuali, per punire, intimidire, umiliare e sottomettere le prostitute. Quest’ultime, per un’evidente diseguaglianza rispetto al protettore e al cliente in termini di forza fisica e di potere, sono costantemente esposte alla violenza e alla sottomissione. Considerati i tratti caratteristici del mercato del sesso, quali conseguenze produrrebbe la sua legalizzazione?

Legittimare la prostituzione, contrariamente a quanto si potrebbe credere, non equivale a rafforzare il potere delle donne. Rendere la prostituzione “un lavoro come un altro” non conferisce maggiore dignità alle donne, ma spiana la strada ai protettori che si trasformano in imprenditori del sesso autorizzati ad assumere (o a trafficare) donne di cui sfrutteranno il corpo, e a far prosperare attività fondate sulla deumanizzazione di soggetti deboli. Legalizzare la prostituzione significa rendere normale e giusta una forma di sfruttamento e di dominio e rendere ancor meno visibili, e quindi denunciabili, le violazioni ai diritti umani a cui sono esposte le prostitute.

Nel documentario viene posta la domanda: se la prostituzione viene legalizzata ed istituzionalizzata chi controllerà che i diritti delle prostitute vengano tutelati? Chi riterrà necessario fare controlli di questo tipo in un sistema istituzionalizzato? Nei paesi in cui la prostituzione è stata legalizzata non viene fatto nulla per proteggere le prostitute all’interno delle case chiuse; l’unica protezione garantita è quella dei clienti.

Come testimoniano le ex prostitute intervistate in Pas à vendre lavorare in un marciapiede o in una casa chiusa non modifica le conseguenze di deumanizzazione e non ti rende meno esposta alla violenza.
Una delle intervistate riporta la sua esperienza in un bordello di Edimburgo e descrive un contesto gestito da un uomo “orribile e brutale ” che trafficava droga al piano inferiore dell’edificio e che minacciava di “licenziamento” le prostitute se si fossero ostinate a richiedere l’uso del preservativo a determinati clienti.

La legalizzazione della prostituzione non agisce contro la violenza a cui sono esposte e che subiscono le prostitute, ma anzi mantiene e radicalizza la loro condizione. Dietro la proposta di legalizzare la prostituzione, a mio avviso, sta una banalizzazione del fenomeno e la miopia di non riconoscere che nel mercato del sesso predominano violenza e sopraffazione e si calpestano fondamentali diritti umani. La depenalizzazione deve essere rivolta alle donne che si prostituiscono, che non devono essere punite per essere state sfruttate, ma non dovrebbe mai essere rivolta agli imprenditori del sesso a pagamento.

Le norme in materia di prostituzione dovrebbero porre l’enfasi sulla condizione delle prostitute e sulle minacce a cui sono esposte e muoversi in direzione del miglioramento della loro condizione e della tutela dei loro diritti, piuttosto che preoccuparsi, come avvenuto di recente, di avere strade ripulite dalle lucciole.

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