Home Politica e Società Eppur (qualcosa) si muove

Eppur (qualcosa) si muove

di Filippo Gentiloni
in “il manifesto” del 31 maggio 2009

Aumenta di giorno in giorno la discussione all’interno del mondo cattolico. Con molta discrezione, comunque, e prudenza. In questi giorni ha fatto un certo scalpore un dialogo fra due personaggi cattolici importanti, il cardinale Carlo Maria Martini e Luigi Maria Verzè, «Siamo tutti nella stessa barca» (Ed.San Raffaele). I mass media hanno sottolineato soprattutto l’invito a rivedere la disciplina cattolica del rifiuto della comunione a divorziati risposati. Martini: «Ritengo che la Chiesa debba trovare soluzioni per queste persone».

È la critica più esplicita fra le molte che il dialogo rivela, sempre, però, in maniera molto «soft» e con la consapevolezza di non volere aderire alle varie forme di dissenso che ormai si incontrano nel cattolicesimo anche italiano. Così per l’obbligo del celibato per i sacerdoti. Martini: «Un grande segno evangelico. Non per questo è necessario imporlo a tutti, e già nelle chiese orientali cattoliche non viene chiesto a tutti i sacerdoti». E Martini pensa a uomini sposati a cui conferire il sacerdozio.

Non pochi gli accenni alla necessità di un maggiore ecumenismo. Si parla anche del dibattito sulle cellule staminali. Più esplicite, anche se sempre prudenti, le parole sul papato. Don Verzè: «Tocca al Papa di Roma, senza nulla chiedere, abbracciare ogni confessore di Cristo con tale amore da dissipare qualsiasi riserva storica, dottrinale, ecc. perché l’amore di Cristo ci basta, anzi urget nos, ci spinge con irrefutabile urgenza».

Si discute anche sull’elezione del papa nonché sulla inopportunità che sia anche capo di stato (e si cita il prestigio di Gandhi che non lo era). Con parola decise, i due interlocutori insistono sulla povertà che deve caratterizzare la chiesa. Martini: «Il Regno di Dio a cui tendiamo è il regno degli umili e dei poveri che saranno trasformati da Dio in pienezza attraverso forme semplici e senza sfarzo». Il Concilio lo aveva intravisto, ma invano.

Dibattito, dunque, aperto, anche se ancora incerto. Proprio in questi giorni a Firenze si sono riuniti parecchi cristiani «per uno scambio aperto del vissuto della fede». All’insegna non tanto del dissenso quanto del disagio. Dunque al di là della apparente compattezza qualche cosa si muove.

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