Home Politica e Società Donne: indossate il burqa per stare sul web!

Donne: indossate il burqa per stare sul web!

di Femminismo a Sud
da http://femminismo-a-sud.noblogs.org

Forum è una trasmissione di rete quattro (quella rete che neppure dovrebbe stare in analogico non fosse per la legge Gasparri) condotta da Rita Dalla Chiesa con l’aiuto di due signori che dispensano opinioni su qualunque materia. I primi tempi di Forum c’era la Tina Lagostena Bassi a presiedere le sedute. Stimabile donna che ricorderete per “Processo per stupro” e che ad un certo punto si è appassionata alla materia berlusconiana. Poi si alterno’ con quello scioglilingua di Santi Licheri.

Forum è un processo pubblico senza avvocati. Ci sono due contendenti, un accusatore e un’accusato, c’e’ il giudice, si chiacchiera per chiarire i motivi del procedimento, poi il giudice si ritira a decidere e nel frattempo accusato e accusatore sono sottoposti a linciaggio pubblico. Il linciaggio è istigato e rintuzzato dai due co-conduttori. Anche Rita dalla Chiesa è dispensatrice spesso di consigli e giudizi sull’universo mondo.

Negli ultimi tempi, mi dicono, a processo ci sono spesso tante donne. Accusate di aver deciso di abortire senza aver coinvolto il padre del bambino, di aver intrecciato relazioni con qualcuno mentre l’ex marito passava gli alimenti, di aver abbandonato la madre del marito al suo destino guadagnandosi l’epiteto di donna fedigrafa e moglie sdisonorata, e via di questo passo.

Il 3 giugno Forum ha affrontato un argomento che apre e legittima le nuove frontiere della misoginia. Sotto processo una donna blogger che osava entrare in rete senza un burqa manifestando la sua precisa opinione sul mondo maschile.

L’accusatore: il marito di un’altra donna che – secondo la deposizione – dopo aver letto il blog avrebbe cambiato idea su molte cose e avrebbe cominciato a lasciarsi influenzare a tal punto da volere la separazione.

L’accusatore chiedeva l’oscuramento del blog. Della causa io ne ho intercettato un pezzo ma è stato sufficiente per vedere i commenti di uomini e donne di fronte allo spunto “di riflessione” che la puntata ha voluto dare.

Punto primo: le donne non devono aggregarsi. Devono stare lontane il più possibile perchè se stanno insieme dicono tante cattiverie sugli uomini. Ecco perchè è necessario odiarci ed ecco chi ci mette l’una contro l’altra.

Punto secondo: usare un blog per scambiare opinioni con altre donne diventa lesivo della “dignità” maschile. Di colpo l’uomo si rende conto di quello che è e vuole cancellarne memoria perchè nessuno sappia. Soprattutto: perchè le altre donne non sappiano.

Punto terzo: altri stereotipi e luoghi comuni. Le donne sarebbero tutte cattive e invidiose e dunque alimenterebbero odio verso gli uomini solo per avere il piacere di produrre separazioni nelle coppie.

Messi assieme questi tre punti otteniamo una sentenza: la donna è stata condannata ad oscurare le parti del blog che avrebbero istigato i cambiamenti di comportamento della lettrice inquadrando il reato come istigazione a delinquere (il delitto individuato stava nella violazione della privacy), sforando sul reato di opinione (che non esiste, almeno fino ad ora) e perchè no anche sul reato di apologia di solidarietà femminile.

Ecco. Ci sono rimasta davvero male e ve lo volevo dire. Ora sono più che certa che questo blog e tanti altri di mie grandi amiche, sorelle e compagne, per retequattro sono sovversivi e che la direzione legislativa è quella di interpretare la libera opinione di ciascuno come istigazione a compiere un delitto.

Non mi è mai capitato di scrivere “ammazza tuo marito”. Mi è capitato di scrivere che se tuo marito vuole ammazzarti sarebbe meglio che tu praticassi autodifesa per poi darti alla fuga. Oppure mi è capitato di dire che bisogna trovare un lavoro, rendersi indipendenti e mollare l’uomo che ti fa del male. Si può o questa cosa offende la santa chiesa e retequattro? (ma retequattro è uno stato a parte con una legislazione tutta sua? chissà…)

Esistono tanti siti e spazi maschili in cui si parla quotidianamente male delle donne, in cui si parla male delle bambine, in cui si giustifica lo stupro e si “istiga” all’odio sessista e razzista verso le donne, le lesbiche, le trans, i gay, le persone straniere e via di questo passo. Vi sono tanti siti e blog di stampo fascista che inneggiano a mussolini e ancora per la legge italiana l’apologia di fascismo è un reato.

Ciò nonostante si sperimenta questa strategia della applicazione del reato di istigazione tramite web per via di quattro chiacchiere tra donne su contenuti per nulla rivoluzionari e che non sovvertono minimamente la cultura patriarcale che vige nel nostro paese. Un blog – che neppure frequenterei – che parla di corna e suggerisce alle amiche in ascolto di rovistare nelle tasche del marito non fa nulla di più di una qualunque insulsa rivista femminile che ogni giorno elenca metodi e consigli in apposite rubriche istigatrici di qualunque cosa.

Come può dunque una sentenza essere corretta se persegue la libertà d’opinione e d’espressione?

Come può Rita Dalla Chiesa, sorella di Nando dalla Chiesa (e tralascio il padre conosciuto per aver applicato repressione antiterroristica a tanti compagni e compagne prima di andare a morire in sicilia per mano della mafia o perchè sapeva troppo sul delitto moro) conosciuto come persona che lotta contro la mafia, senza paura di fare nomi e cognomi anche a rischio di querela per diffamazione, avallare questa persecuzione, questa caccia alle streghe misogina e liberticida che ancora una volta si serve delle donne per dare una mazzata ad una delle libertà fondamentali che esistano?

Ma l’italia non era contro i burqa? Qualcun@ mi spieghi allora perchè dobbiamo indossarlo per non fare vedere i nostri pensieri.

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