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Miliardi sì, ma di metri cubi

di Anna Pacilli
da www.carta.org

Le Regioni decidono, in ordine sparso, «piani casa» a maglie molto larghe, devastanti per territori pressoché saturi. In attesa del colpo di grazia del governo.

Il decreto legge del governo con le semplificazioni per l’edilizia abitativa e le norme anti sisma sarà pronto entro il 15 giugno, ha detto il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, per dare un termine ai ripetuti annunci sul cosiddetto «piano casa». La promessa è la messa in circolazione di una montagna di soldi, dai 30 ai 100 miliardi di euro [piuttosto ampia la forbice!], che i cittadini ora tengono a riposo in banca e che invece verranno immessi sul mercato edilizio.

Nel frattempo le Regioni, forti dell’accordo del 1 aprile con il governo, hanno accelerato la lavorazione delle norme per consentire gli ampliamenti delle cubature, contando di approvare le leggi regionali e chiudere tutta la partita entro il 30 giugno o poco oltre, preparando una nuova colata di cemento, brutture e superfetazioni in giro per lo stivale. Dal 1995 al 2006 i Comuni italiani hanno autorizzato la costruzione di 3,1 miliardi di metri cubi: di questi, poco più dell’80 per cento per la realizzazione di nuove edificazioni, il resto per ampliamenti. L’edilizia residenziale, con una media di 106 milioni di metri cubi all’anno, ha rappresentato circa il 40 per cento del totale, saliti a 284 milioni di metri cubi [oltre il 45 per cento] nell’ultimo triennio.

Nel 2001, le aree urbanizzate sono cresciute del 15 per cento rispetto al 1991, mentre l’aumento della popolazione è stato dello 0,4 per cento. Sono alcuni dei dati impressionanti dell’ultimo rapporto Istat, che parla di un’urbanizzazione senza precedenti in Italia, pressoché autonoma rispetto agli andamenti demografici ed economici e con fluttuazioni cicliche influenzate anche dai due condoni edilizi del 1994-1995 e del 2004. Un fenomeno che sta portando alla saturazione di interi territori, a partire dal Veneto, una delle regioni più costruite d’Italia insieme alla Lombardia. Con l’aggravante che, in molti casi [ancora Veneto, e poi Lazio e regioni del sud], tutto ciò è avvenuto in assenza di una pianificazione urbanistica sovraccomunale.

Il quadro solo accennato dovrebbe far riflettere, se non il nostro lanciatissimo premier, almeno gli amministratori regionali e locali più accorti sui rischi che i «piani casa» comportano per il territorio e le comunità, senza per nulla risolvere i mali italici, innanzitutto crisi economica ed emergenza abitativa. Invece le Regioni, in ordine sparso e con molta creatività, stanno varando provvedimenti che non si limitano ad ampliamenti di cubature solo fino al 20 per cento [e fino al 35 per cento in caso di demolizione e ricostruzione] delle sole abitazioni mono e bifamiliari, né prevedono sempre criteri di efficienza energetica né, addirittura, escludono sempre i centri storici.

Fra le sette Regioni che hanno disegni di legge già pronti, adottati o approvati, la Sicilia e il Veneto non prevedono di limitare gli ampliamenti alle sole «villette» ma li estendono a tutte le abitazioni residenziali, compresi i condomini. Campania, Umbria e Piemonte consentono di allargare del 20 per cento anche uffici e negozi annessi all’abitazione, mentre l’Umbria estende questa possibilità anche ai capannoni industriali, seppure entro certi limiti. Di nuovo il Veneto, che si dice abbia ispirato il piano casa annunciato da Berlusconi, è finora l’unica Regione a non aver escluso esplicitamente interventi edilizi nei centri storici, rimettendo le decisioni ai Comuni.

La Sicilia, da parte sua, non esclude interventi edilizi nei centri storici, salvo richiedere l’autorizzazione della soprintendenza prima dell’apertura dei cantieri. Più rigorose su questo Toscana e Piemonte. Fra i progetti di legge ancora in lavorazione, sembra che la Valle d’Aosta conceda anche ad alberghi e ristoranti la possibilità di ampliare le cubature del 40 per cento, in deroga ai piani regolatori. Comunque, la prossima settimana dovrebbero concludersi gli iter di legge in diverse regioni, quali Friuli Venezia Giulia, Basilicata, Puglia ed Emilia Romagna.

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