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Sri Lanka, la strage negata

di Enrico Piovesana
da www.peacelink.it

Almeno 20mila civili tamil sarebbero stati uccisi in Sri Lanka dai bombardamenti governativi durante gli ultimi quattro mesi di guerra

Secondo le inchieste realizzate da due autorevoli quotidiani come il britannico Times e il francese Le Monde, almeno ventimila civili tamil sarebbero stati uccisi in Sri Lanka dai bombardamenti governativi durante gli ultimi quattro mesi di guerra: il triplo rispetto alle stime ufficiali fornite dalle Nazioni Unite nelle ultime settimane del conflitto.

Oltre 20mila i civili tamil uccisi. “A fine aprile – scrive il Times – i rapporti confidenziali delle Nazioni Unite parlavano di circa settemila civili tamil uccisi dai bombardamenti sulla No Fire Zone. Fonti Onu ci hanno poi detto che il bilancio è aumentato nei giorni successivi a un ritmo di mille morti al giorno fino al 19 maggio, il giorno dopo l’uccisione di Velupillai Prabhakaran, leader delle Tigri tamil. Cifre che coincidono con le stime forniteci da padre Amalraj, un prete cattolico che è fuggito il 16 maggio dalla No Fire Zone e che ora è internato con altri 200mila sfollati nel campo profughi governativo di Manik Farm.

Quindi il bilancio finale sarebbe superiore ai ventimila morti: ‘Anche di più’, ci dice una fonte Onu”. “Vijay Nambiar, capo-gabinetto del segretario generale delle Nazioni Unite – scrive Le Monde – è stato informato che il bilancio finale dei morti supererà senza dubbio i 20mila morti”.

Nessuna inchiesta internazionale. In seguito a queste notizie, Amnesty International ha chiesto alle Nazioni Unite di “rendere immediatamente pubbliche le informazioni in suo possesso sul numero di civili tamil uccisi nelle ultime settimane di guerra” e di avviare “un’inchiesta internazionale e indipendente per accertare i crimini di guerra commessi dal governo dello Sri Lanka e dalle Tigri tamil”.
L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, la sudafricana Navi Pillay, ha accolto questo appello chiedendo che la risoluzione del Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu invocasse un’inchiesta internazionale: ma la sua richiesta non è stata accettata.

Human Rights Watch ha criticato la debole risoluzione emessa dal massimo organo internazionale per i diritti umani, sottolineando che sono stati in particolare i delegati indiani, pachistani, brasiliani, sudafricani, cinesi e cubani ad opporsi all’approvazione di una risoluzione più decisa.

Il governo di Colombo: “Falsità”. Rassicurato da questa debole risoluzione, il governo di Colombo ha reagito con sprezzo alle richiese di un’inchiesta internazionale. Il ministro degli Esteri, Rohitha Bogollagama, ha dichiarato che le accuse di crimini di guerra sono “false” e volte a “screditare le forze armate e a creare imbarazzo al governo”, concludendo che “sarà il nostro sistema giudiziario indipendente, non le organizzazioni internazionali, a indagare su eventuali abusi commessi”.

“Questi toni da inquisizione sono inaccettabili”, ha rincarato la dose il ministro del Commercio, G.L. Peiris. “Il mondo non dovrebbe enfatizzare gli aspetti negativi, cerando problemi allo Sri Lanka, minacciando sanzioni: abbiamo bisogno di sostegno e comprensione, non di condanne e giudizi”.

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