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G8: obiettivo economia reale

di Mario Lettieri e Paolo Raimondi
da www.aprileonline.info

Per il 2009 mancano ancora 8 miliardi di dollari per raggiungere l’obiettivo dei 20 miliardi a sostegno di nuove infrastrutture in Africa. La FAO ammonisce che, sulla scia della crisi finanziaria, i paesi avanzati, Stati Uniti in testa, stanno tagliando i già miseri fondi di aiuto.

Essa parla di carestie e di emergenza alimentare, di altri 75 milioni di affamati, mentre la povertà e il sottosviluppo favoriscono l’espandersi di malattie e pandemie. Riferisce che territori immensi dell’Africa sono comprati o affittati anche da “nuovi protagonisti” quali la Cina e i paesi arabi. Perché quindi stupirsi dell’ondata di emigrazione dalle zone di guerra e di fame verso l’Italia e l’Europa?

Nell’agenda ufficiale del prossimo G8 dell’8-10 luglio all’Aquila l’Italia ha opportunamente posto, oltre all’emergenza terremoto, anche la “questione Africa” come una delle priorità.

In alcuni incontri preparatori organizzati dal “Consortium for Africa” che vede oltre al G8 anche l’Unione Africana e la Banca Africana di Sviluppo, il governo italiano ha sottolineato che “pianificare lo sviluppo sostenibile e la lotta alla povertà nei paesi meno avanzati è una nostra priorità centrale” e che occorre “sviluppare dei meccanismi finanziari di riduzione del rischio per favorire investimenti privati che aiutino l’Africa a inserirsi nell’economia globale”.

E’ tempo di passare dalle enunciazioni di principio a fatti concreti.
Fino ad oggi la globalizzazione ha creato più rischi e problemi che opportunità per l’Africa, soprattutto quella sub-sahariana. Si è molto in ritardo sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio stabiliti dall’ONU nel 2000 che sostenevano di voler dimezzare la povertà entro il 2015. Gli altri obiettivi erano la lotta alla malnutrizione, alla fame, alle malattie, l’accesso all’acqua e all’istruzione, la tutela dell’ambiente.

La realtà è, invece, molto differente. Nel Darfur, una regione che galleggia su un vastissimo mare di petrolio che invece di essere portatore di ricchezza sembra essere una maledizione per le popolazioni locali, c’è da anni un’intollerabile emergenza umanitaria. Vi sono continue guerre nel Congo e in altre regioni, dove i gruppi etnici si massacrano per interessi stranieri e con armi moderne che il mondo avanzato produce, per il controllo delle materie prime strategiche.

Per il 2009 mancano ancora 8 miliardi di dollari per raggiungere l’obiettivo dei 20 miliardi a sostegno di nuove infrastrutture in Africa. La FAO ammonisce che, sulla scia della crisi finanziaria, i paesi avanzati, Stati Uniti in testa, stanno tagliando i già miseri fondi di aiuto. Essa parla di carestie e di emergenza alimentare, di altri 75 milioni di affamati, mentre la povertà e il sottosviluppo favoriscono l’espandersi di malattie e pandemie. Riferisce che territori immensi dell’Africa sono comprati o affittati anche da “nuovi protagonisti” quali la Cina e i paesi arabi.

Perché quindi stupirsi dell’ondata di emigrazione dalle zone di guerra e di fame verso l’Italia e l’Europa?

L’Africa sub-sahariana conta una popolazione di 800 milioni di persone su un territorio di 24,3 milioni di km quadrati, due volte e mezzo l’Europa. Ha un PIL di 847 miliardi di dollari (meno della metà di quello italiano), un debito estero di circa 200 miliardi e un export di 288 miliardi di dollari. I rapporti della Banca Mondiale, per quanto discutibili, sono assai eloquenti. Comunque la stessa Banca non è in grado di fornire dati certi relativi al reddito del 20% della popolazione più povera del continente perché sono cifre della vergogna!

E’ certo però che dall’inizio degli Anni Settanta i paesi in via di sviluppo hanno pagato interessi sul debito estero tanto alti da superare l’ammontare dell’attuale debito ancora da pagare. Anche questo è uno dei frutti avvelenati della finanza globale!

Nel 2006, in relazione alla celebrazione del Giubileo, il Parlamento italiano approvò con legge la moratoria sul debito estero dei paesi più poveri. Fu una decisione di concreta solidarietà.

In quest’ottica sarebbe auspicabile che il nostro governo al G8 dell’Aquila riproponesse la realizzazione del progetto “Transaqua: un’idea per il Sahel” approntato alla fine degli Anni Ottanta da esperti italiani del gruppo IRI.

Tale progetto prevede la realizzazione di un canale di 2.400 km dal lago Kivu, sul confine tra il Ruanda e la Repubblica del Congo, al lago Chad, attingendo solamente il 5% dell’enorme portata di acqua del fiume Zaire. Acqua che invece di sparire nell’Oceano Atlantico andrebbe a riempire il lago Chad minacciato di desertificazione.

Si realizzerebbe un'”autostrada fluviale” e un canale che potrebbe produrre energia elettrica attraverso turbine propriamente dislocate e fornire acqua per usi civili e per l’agricoltura, creando commercio, lavoro e benessere per le popolazioni di 10 stati africani direttamente e indirettamente interessati al progetto.

Sarebbe un vera rivoluzione per l’Africa e un modo nuovo e più giusto per definire gli assetti dell’economia globale.

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