Home Europa e Mondo IRAN/3 – Elezioni: “una frode totale”

IRAN/3 – Elezioni: “una frode totale”

di Mauro Mauri
da www.articolo21.info

Il popolo persiano, incluso la diaspora sparsa in tutti i continenti, è rimasto choccato dal responso delle urne, uno choc che col passare delle ore si è tramutato in rabbia che ha spinto migliaia di giovani a manifestare per le strade della capitale dando alle fiamme alcuni autobus e gridando “Morte al dittatore”. La durissima replica della polizia finora ha causato tre morti.

< > accusa Abuzar Baghi, giornalista e fratello di Emad, ex docente universitario, dissidente religioso, discepolo di Montazeri, scrittore e giornalista o meglio ex in quanto dopo qualche anno di galera ora è agli arresti domiciliari. Anche a nome del più illustre fratello, premiato dalla stampa britannica come giornalista internazionale del 2008, Abuz Baghi manda ad amici e conoscenti mail con una semplice frase scritta a corpo 36: < >.

Facile che gli inviati dei maggiori quotidiani abbiano timore a raccontare la realtà per esteso: in tutte le ambasciate iraniane c’è una sede dell’IRNA -agenzia di stampa nazionale- che controlla chi scrive cosa.
Il giorno prima delle elezioni il potentissimo ex Presidente, l’Ayatollah Hasemi Rafsanjani, conservatore moderato che appoggiava Amir Hussein Mussawi, si era rivolto alla Guida Suprema del Paese, il fondamentalista Ali Khamenei, ponendo alla sua attenzione il rischio di brogli.

Nella giornata di voto, quasi a confermare l’odore dei brogli che si respirava nei seggi dell’Antica Persia, non è stato possibile inoltrare SMS, che spesso i giovani utilizzano per comunicare, SMS con cui avrebbero potuto velocemente raccontare a costo quasi zero sull’affluenza alle urne nonché gli orientamenti del voto, basandosi sul color verde brillante indossato dai sostenitori di Mussawi.

SMS e nuove tecnologie: dal tardo pomeriggio di Sabato hanno tagliato i collegamenti internet e le comunicazioni via cellulare, mentre stamane non era possibile aprire il sito dell’Hoyatoleslam riformatore Mohammad Ali Abtahi, ex vice presidente durante il mandato di Khatami, che al pari di altri mullah riformatori sosteneva il candidato Mehdi Karrubi. Abtahi si chiede com’è possibile che Karrubi, ex speaker del Parlamento, apprezzato uomo delle istituzioni, sia sceso dagli oltre 5 milioni di preferenze ottenute durante la tornata elettorale del 2005 -e pure a suo tempo i riformatori erano divisi- ai 250 mila attuali.

Questo a prescindere dall’ errore di aver scordato che votano pure nelle campagne e che il consenso per Ahmadinejad di un contadino analfabeta equivale a quello di Abtahi e Baghi, a sua volta sostenitore di Karrubi. Già, la provincia: dove Ahmadinejad si recava in visita donando MP3 Player a gente che vive in abitazioni quasi senza corrente con il massimo della tecnologia che conoscono che è la radiolina, nemmeno il cellulare.

All’insegna del populismo sfrenato un MP3 veniva donato dal Presidente, dopo aver abbracciato e sbaciucchiato qualche bambino, ed un MP3 a testa se lo intascavano quelli del suo entourage, non Ahmadinejad stesso, che persino secondo i suoi detrattori pare che non abbia mai approfittato della sua posizione per ottenere illeciti benefici economici. Comunque nelle casse statali c’è un ammanco pari ad un miliardo di dollari, troppi zero per dirlo in rial, la valuta locale: mille o diecimila miliardi?

Le campagne possono aver sì in buona parte sostenuto Ahmadinejad, ma non le città, non i quartieri come quello nel Nord della capitale dove c’è il Palazzo Golestan, ex residenza dello Scia, i Parioli di Tehran, dove quasi nemmeno la polizia religiosa osa fermare le ragazze in tacchi a spillo che non rispettano le imposizioni del codice d’abbigliamento islamico e lasciano scivolare fuori dal velo qualche ciocca di capelli di troppo. E nemmeno gli uomini del bazar, puntuali sostenitori di Rafsanjani hanno votato l’attuale Presidente.

< > ed aggiunge < >

E sui brogli: < >

Nessun broglio è possibile senza l’appoggio o comunque l’assenso di Khamenei, che seppur indirettamente si era espresso a favore di Ahmadinejad. Dopo essersi vanamente appellato alla Guida Suprema, Mussawi ha mandato agli Ayatollah di Qom una richiesta, o meglio un’esortazione d’intervento che inizia con un salmo del Corano solitamente recitato quando si è colpiti da un grave lutto. La partita, finita a Tehran, potrebbe riprendere da Qom, la città santa dell’Islam sciita.

Di sicuro qualcuno ai vertici del movimento a sostegno di Mussawi si rivolgerà al GrandAyatollah Ali Hussein Montazeri, il faro dei Mullah riformatori, designato da Khomeini come suo successore alla guida del paese ma caduto in disgrazia poco prima della morte dell’Imam per antonomasia. La sua colpa? Aver lamentato la mancanza di libertà e paragonato la teocrazia al potere al regime dello Scia

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