Home Politica e Società LA RIFORMA DELLA SCUOLA E UN GOVERNO SENZA AUTORITÀ MORALE

LA RIFORMA DELLA SCUOLA E UN GOVERNO SENZA AUTORITÀ MORALE

di Paolo Bonetti
da www.italialaica.it

La signora Gelmini, ministra dell’Istruzione, è festante, direi anzi euforica. Non riesce proprio a contenere la sua soddisfazione, dal momento che il rapporto Ocse sulla scuola italiana le ha dato ragione: alunni impreparati rispetto alla media europea, professori troppo numerosi e demotivati, mancanza di meritocrazia, lassismo disciplinare. Nel manifestare (si veda il “Corriere della Sera” del 18 giugno) questa sua singolare soddisfazione per la condizione comatosa in cui versa la scuola italiana, la ministra allontana da sé ogni responsabilità, rivendica i meriti delle sue recenti riforme (sarebbe forse il caso di dire controriforme) e annuncia, ancora una volta, severità, disciplina, meritocrazia, riduzione e ringiovanimento del corpo insegnante, incentivi.

Ma quali? Ma a chi? Qui casca l’asino, anzi precipitano gli asini dell’onorevole ministra. Dopo aver vantato i presunti effetti miracolistici del recente cinque in condotta ed essersi compiaciuta per il grande aumento delle bocciature (che è come se il dirigente di un’azienda gioisse per aver trovato i conti in rosso), la signora Gelmini ci annuncia che sta pensando “anche ad altre riforme che non c’entrano con l’Ocse”. Di che si tratta? In che modo la nostra prode Anselma di viale Trastevere pensa di sovvenire ai bisogni e alle carenze della scuola di Stato, che sono tante e non tutte riconducibili, come lei crede, alla cattiva volontà dei professori e ai malvagi comportamenti degli studenti?

La ministra ci offre senza alcuna esitazione e direi, trattandosi del governo Berlusconi, senza alcun pudore, la sua infallibile ricetta: “sostegno economico per le scuole paritarie”. Dice proprio così la titolare di un dicastero che, un tempo, si chiamava della Pubblica Istruzione, e da qualche tempo è diventato, anche nel nome, un ministero che si vergogna di difendere la scuola pubblica, che anzi la diffama quotidianamente, che non perde occasione di umiliare docenti e discenti, e non prova alcun rimorso, di fronte a strutture scolastiche fatiscenti per incuria di chi governa, nel correre in soccorso delle scuole private, con la scusa che, essendo queste ultime paritarie, le si può tranquillamente chiamare pubbliche.

Naturalmente non ci viene risparmiato il consueto argomento che si tratta di garantire, attraverso la concessione di un bonus scolastico, la libertà di scelta delle famiglie. Ma nessuno, neppure il più accanito laicista e statalista, mette in discussione questo diritto, che però non può essere esercitato a spese della scuola di Stato, che è la scuola di tutti, quella che garantisce piena libertà di insegnamento, che si preoccupa di educare ai valori della Costituzione gli alunni appartenenti alle più diverse tradizioni religiose e morali, quella che va incontro alle esigenze delle fasce economicamente e culturalmente più deboli della popolazione. Contrariamente a quello che afferma la ministra, la nostra Costituzione non consente che vengano sottratte risorse all’unica scuola veramente pubblica per dirottarle verso scuole che educano esclusivamente ai valori di una determinata tradizione, maggioritaria o minoritaria che sia.

C’è poi un’altra osservazione da fare – e bisogna farla con la necessaria durezza – a proposito dei continui predicozzi che la Gelmini ci ammannisce circa la sua volontà di rendere la scuola italiana moralmente più seria e culturalmente meglio attrezzata. Per rendere credibili simili discorsi, bisognerebbe avere un’autorità morale che il governo di cui la signora fa parte assolutamente non possiede. Qualcuno è arrivato a parlare, non a torto, di “suburra di Stato”. Un governo ridotto in queste condizioni non può impancarsi a educatore di niente e di nessuno. I giovani italiani saranno anche in gran parte (noi non lo crediamo) dei teppisti o degli aspiranti bulli e i loro professori degli ignoranti scansafatiche, ma di fronte agli esempi che ci vengono dal governo nazionale essi conservano il diritto di ridere in faccia a questi grotteschi restauratori della serietà in campo educativo. Per di più costoro, mentre invocano il ripristino autoritario di certi valori, si fanno attivi e quotidiani promotori di quella diseducazione televisiva che dagli schermi berlusconiani è dilagata in quelli della televisione pubblica che, da anni ormai, tiene dietro, senza più remore, alle peggiori suggestioni del ciarpame televisivo privato.

Se lo metta bene in testa la signora Gelmini che vuol fare le sue velleitarie riforme contro quel mondo della scuola pubblica abbandonato e tradito non solo da lei, ma da quasi tutti i ministri che l’hanno preceduta e da gran parte della classe politica: quel mondo ha capito, prima di tanti altri, che il re è nudo, che i suoi illusionismi non reggono più, che la fine del carnevale è vicina, che c’è, anche nel nostro bistrattato paese, una coscienza morale pubblica non del tutto assopita dalla narcosi televisiva e che non si può sfidare impunemente troppo a lungo. In queste settimane centinaia di migliaia di giovani italiani affrontano l’esame di maturità, non sapendo bene che cosa riserverà loro questa società dell’apparenza, e migliaia di professori , mal pagati e per di più accusati di essere degli infingardi, cercano di fare, come meglio possono, in condizioni di oggettivo disagio, il loro dovere. Ma sono essi, con tutti i loro limiti, la realtà su cui tornare a costruire una scuola decente. La Gelmini è stata portata dal vento di una falsa politica, e un nuovo vento la spazzerà via ben presto.

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