Home Politica e Società MARIASTELLA DALLA PENNA ROSSA E LA CARICA DEI BOCCIATI

MARIASTELLA DALLA PENNA ROSSA E LA CARICA DEI BOCCIATI

di Mariavittoria Orsolato
da www.altrenotizie.org

L’anno scolastico 2008/2009 rimarrà sicuramente negli annali della pubblica istruzione e nella memoria degli studenti come un anno denso. Cominciato a settembre con gli annunci su grembiulini e cinque in condotta, è sfociato nell’autunno caldo di proteste e scioperi contro i pesanti tagli previsti dalla riforma, per poi trascinarsi fino alle vacanze estive in un misto di frustrazione e rassegnazione, condiviso molto ecumenicamente sia dai docenti che dagli studenti.

Se infatti il prossimo anno saranno molti gli insegnanti che vedranno perdere il posto, saranno almeno il quadruplo gli studenti che vedranno perdere l’anno. I dati li ha forniti direttamente il Ministero dell’Istruzione, anticipando la chiusura definitiva degli scrutini: i bocciati nelle scuole italiane saranno quasi 500.000. Di questi, oltre 372.000 nelle sole scuole superiori, ben 70.000 tra la prima e la terza media e addirittura 28.000 non ammessi alla maturità, un dato mai registrato nella storia della pubblica istruzione. Un’ecatombe insomma, soprattutto se si calcola che per le sole scuole secondarie il dato rappresenta il 15,4 % del totale e il 6% dei maturandi.

Le novità introdotte dal Ministro dalla penna rossa Mariastella Gelmini, ovvero il voto di condotta e la media del 6 per accedere all’anno successivo, non bastano a giustificare questo incredibile aumento delle bocciature. Pare infatti che il pollice verso degli insegnanti sia stato dovuto, più che a insufficienze, alla cattiva condotta e alle troppe assenze. Sulla scia di eventi di cronaca – come la famosa professoressa in perizoma filmata dagli alunni o la distruzione di un plesso scolastico ad opera di un gruppo di studenti piemontesi – il ministro Gelmini ha più volte spinto sul fattore del merito e sul “rigore” che gli insegnanti avrebbero dovuto tenere nei confronti degli allievi indisciplinati.

Una parte dei docenti ha sicuramente fatto proprio il metodo del “pugno di ferro”, forse perché ormai disarmati davanti all’indubbia precocità delle nuove generazioni, o più probabilmente perché è molto più semplice estrarre una penna rossa e mettere un bel 2 sul registro di classe, piuttosto che chiedersi il perché del comportamento problematico di un alunno. D’altronde, con quello che si guadagna…Di questo avviso pare essere una docente di Nola che a Repubblica ha raccontato: “Qui i ragazzi distruggono le aule e ci minacciano e chi vuole studiare è penalizzato dalla violenza di pochi. A lungo abbiamo evitato le bocciature, pensando che fossero controproducenti. Da due anni a questa parte invece, grazie a un nuovo dirigente scolastico, la linea è cambiata. Alcuni hanno abbandonato, è vero, ma chi è rimasto oggi studia con profitto”.

Insomma, meglio eliminare le mele marce, prima che putrefacciano tutto il cesto. Oltre che ad essere discriminatorio, questo metodo cozza fragorosamente col metodo che tutto il mondo ci invidia e copia (il metodo Montessori), che al contrario giudica la bocciatura e l’abbandono scolastico come una limpida e incontrovertibile sconfitta per l’educazione e, soprattutto, per gli educatori. Raramente infatti le bocciature spingono lo studente a migliorarsi ed è ancor più raro che al momento del respingimento un alunno non senta l’enorme peso dell’inadeguatezza.

L’esclusione è un’esperienza che in età adolescenziale viene vissuta in modo sicuramente più drammatico, la scuola, gli insegnanti dovrebbero invece provare a includere, a interessarsi degli innumerevoli disagi giovanili, semplicemente a capire. Ma la comprensione e l’empatia sono merce rara quando esistono programmi da portare tassativamente a termine entro giugno e le presenze docenti si assottigliano al minimissimo indispensabile per far quadrare l’esangue bilancio. Se però si vuole parlare di numeri e conti, si deve tenere in considerazione che anche gli studenti hanno un costo pro-capite: un solo studente delle superiori costa allo Stato oltre 7.600 euro l’anno per cui, se la matematica non è un’opinione, l’erario dovrà spendere 3 miliardi e 40 milioni di euro in più rispetto al previsto. Davvero un eccellente risultato per chi sperava di razionalizzare le finanze della pubblica istruzione.

Ma per Mariastella Gelmini (che abbiamo scoperto condividere il coiffeur con la collega Carfagna) questo è soltanto l’atteso tripudio della meritocrazia: “Non è mai bello – ha dichiarato il ministro al Tg1 – che un ragazzo perda l’anno, però io credo che questo aumento delle bocciature stia a significare il ritorno ad una scuola dell’impegno, ad una scuola del rigore, ad una scuola che prepara i ragazzi alla vita”. In alternativa, i giovani respinti possono sempre affidarsi al caro vecchio metodo all’italiana: un giretto a Reggio Calabria, un esamino facile facile e tutti a lavorare al Consiglio dei Ministri. Che poi non vengano a dire che i giovani non hanno futuro.

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