Home Politica e Società Riparte l’offensiva del governo contro il pluralismo

Riparte l’offensiva del governo contro il pluralismo

di Enzo Mangini
da www.carta.org

Doppietta dell’esecutivo: legge sulle intercettazioni e tagli alle sovvenzioni all’editoria. Due temi strettamente connessi. Se ne discute domani nell’assemblea di Mediacoop, Media no profit, Articolo 21 e Comitato per il diritto e la libertà di informazione.

Puntuale come il caldo, arriva all’inizio dell’estate l’offensiva del governo contro l’informazione. L’anno scorso fu il decreto fiscale del ministro dell’economia Giulio Tremonti, che anticipava la finanziaria, a cercare di bloccare i finanziamenti della legge sulle sovvenzioni all’editoria. Quest’anno c’è il disegno di legge sulle intercettazioni, tanto più urgente quanto più il presidente del consiglio si trova dalla parte sbagliata delle notizie. Il nuovo attacco, però, non sostituisce il vecchio. Che rimane in piedi, intatto.

Scrive infatti Lelio Grassucci, presidente onorario di Mediacoop, l’associazione dei giornali cooperativi, che «si riaffaccia il rischio della chiusura per i 27 quotidiani cooperativi, le decine e decine di periodici, l’editoria non profit e i giornali politici che avevano tirato un sospiro di sollievo quando, nel corso del dibattito sul disegno di legge per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, il senato aveva approvato un emendamento che stanziava 70 milioni di euro per il 2008 e 70 per il 2009 allo scopo di garantire risorse necessarie al sostegno dell’editoria».

Questo emendamento avrebbe dovuto essere coperto con i proventi della cosiddetta Robin Tax, che Tremonti aveva imposto ai petrolieri. Il ddl sullo sviluppo economico è ora alla camera, e Tremoni ha annunciato che molti emendamenti, compreso quello sulla copertura delle sovvenzioni all’editoria, potrebbero essere cancellati, per mancanza di copertura finanziaria. L’editoria, quella indipendente soprattutto, rischia così di pagare il conto delle polemiche interne al governo, in particolare tra il ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola e lo stesso Tremonti, oltre che della mancanza di una legge organica di riforma del settore editoriale, che pure il sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all’editoria Paolo Bonaiuti aveva più volte annunciato nella seconda parte del 2008, quando fu più forte la mobilitazione contro i tagli che il governo aveva previsto.

Per discutere dei due provvedimenti capestro, cioè la legge sulle intercettazioni e la contemporanea cancellazione delle sovvenzioni di legge, Mediacoop, Articolo21, Media non profit e il Comitato per la libertà e il diritto all’informazione, hanno convocato per domani alle ore 10, a Roma, nella sala Capranichetta in piazza Montecitorio, un’assemblea nazionale. Sarà l’occasione per esaminare lo stato di salute dell’editoria italiana, esposta alla tattica che Grassucci definisce «della tela di Penelope», il continuo fare e disfare del governo che impedisce alle aziende di programmare i propri investimenti e di avere certezza del proprio quadro giuridico ed economico.

Non sarà un’assemblea solo di protesta. Il settore dei media cooperativi, indipendenti, non profit e delle minoranze linguistiche da tempo chiede che si metta mano alla legge sull’editoria, per modificare i meccanismi dei finanziamenti, ma chiede che lo si faccia in modo condiviso, con la partecipazione attiva delle aziende e dei lavoratori coinvolti. Nella sua relazione, che sarà presentata domani, Mario Primo Salani, presidente di Mediacoop, scrive: «In verità nel nostro paese la crisi dura da molto tempo. Il settore editoriale è andato progressivamente deteriorandosi, parallelamente all’affermarsi della televisione commerciale, mentre l’intero sistema normativo che lo governa è rimasto immutato e risulta oggi del tutto scollegato dalla realtà di un settore chiave».

Non solo per i suoi aspetti occupazionali e industriali, ma anche e anzi soprattutto per la qualità della democrazia italiana e per la possibilità che i cittadini godano effettivamente del diritto all’informazione previsto nella Costituzione. «L’intero sistema della comunicazione – dice ancora Salani – ha bisogno di essere ri-assunto da una riflessione generale partecipata che tenga conto delle trasformazioni in corso e ridefinisca un corretto equilibrio tra i diversi media, prospettando per tutti possibili sviluppi positivi nel quadro di una crescente cross-medialità».

Il governo aveva più volte detto, nei mesi scorsi, che si sarebbe adoperato per la convocazione degli Stati generali dell’informazione e della comunicazione. Un annuncio ch è rimasto tale. «Se ciò dovesse ulteriormente tardare – propone Salani – sarebbe bene che gli Stati generali fossero convocati da tutti gli attori del settore, mettendo al centro un disegno strategico, una nuova legittimazione della sua indipendenza e una riscrittura delle regole che lo governano».

E’ questa la base della proposta di discussione di domani, con una speranza: che la questione della ri-definizione del sistema editoriale e di comunicazione italiano non sia lasciato all’iniziativa dell’esecutivo, ma diventi una priorità nell’agenda politica generale. Perché le scelte che si fanno o non si fanno oggi, potrebbero determinare la qualità dell’informazione e del pluralismo delle voci della comunicazione per i prossimi anni.

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